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Scritte salutistiche in etichetta. Il Parlamento europeo ammette la lista `ristretta` di health claim, ma disapprova il metodo di lavoro

Il 21 marzo la Commissione Ambiente, Sanità Pubblica e Sicurezza alimentare (Envi) del Parlamento europeo ha adottato la lista degli ‘health claims’ consolidati che la Commissione europea ha proposto, non senza disapprovare il metodo di lavoro. Vediamo perchè.

 

Il regolamento (CE) n. 1924/06 aveva affidato alla Commissione europea il compito di proporre al Parlamento un registro delle indicazioni consolidate “basate su prove scientifiche generalmente accettate” che descrivono o fanno riferimento a:

– ruolo di una sostanza nutritiva, o di altro tipo, per la crescita, sviluppo e funzioni dell’organismo, o

– funzioni psicologiche e comportamentali, o

– dimagrimento o controllo del peso, oppure riduzione dello stimolo della fame o maggiore senso di sazietà o la riduzione dell’energia apportata dal regime alimentare (art. 13).

 

Affinché i consumatori potessero conoscere le virtù di alcuni cibi e orientare le proprie scelte di acquisto anche in relazione alle loro esigenze e sensibilità individuali. E gli operatori potessero a loro volta indicare, nell’informazione commerciale, le prerogative “salutistiche” dei prodotti.

 

Ma la Commissione, in corso d’opera, ha cambiato le regole del gioco. Prescrivendo, nel regolamento (CE) n. 353/08, che la prova scientifica generalmente accettata, richiesta per mettere in luce le virtù degli alimenti debba coincidere con test clinici in “doppio cieco contro placebo” su individui sani, oggetto di pubblicazioni con elevato impatto. Un criterio imprevedibile per chi aveva presentato i dossier un paio d’anni prima, e soprattutto una prova molto costosa (1 milione di € circa, tra prove cliniche e pubblicazioni).

 

Ne deriva che il 95% di una già rigorosa selezione dei claim consolidati è stata respinta. Tra i casi celebri, i ‘Niet!’ alle prugne secche (aiuto al transito intestinale) e alla camomilla (favorisce del sonno). E se una rondine non fa primavera, una lista di 200 indicazioni (leggi articolo) è ben lontana dall’esprimere i numerosi legami tra il consumo di determinati alimenti (o categorie di alimenti, o sostanze che ne facciano parte) e la salute dei consumatori. Il Parlamento non ha reagito bene. Il dibattito in Commissione Envi è stato acceso, i deputati hanno denunciato le carenze del processo di valutazione dei claim e la sproporzione dell’approccio para-farmaceutico rispetto alle caratteristiche degli alimenti. Hanno alfine approvato la mini-lista, quasi totalmente dedicata a vitamine e sali minerali, con 37 voti a favore, 22 contro e 1 astenuto.

 

La lista della prima serie dei claim ammessi andrà in Gazzetta Ufficiale dopo il 27 aprile.

 

Dario Dongo

Foto: Photos.com

 

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