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Grano duro canadese contaminato? Le analisi confermano che è tutto regolare. L’ennesima sceneggiata di Coldiretti a Bari sfiora il ridicolo

Un carico di grano importato sequestrato per alti livelli di DON è risultato regolare ai controlli ufficiali

50 mila tonnellate di grano duro canadese sequestrate a Bari perché contaminato da deossivalenolo (DON). Così titolavano alcuni quotidiani pochi giorni fa in occasione dell’ennesima manifestazione di Coldiretti nei porti della Puglia. La realtà è leggermente diversa. Le analisi ufficiali sui campioni prelevati dai Carabinieri Forestali in quell’occasione smentiscono le notizie diffuse dai media, visto che il carico di grano canadese esaminato rispetta perfettamente i limiti europei per i contaminanti ed è sicuro. Vengono così ribaltati i risultati dei primi test, che avevano portato al sequestro del carico, rilevando un quantitativo di DON oltre i limiti di legge. La seconda notizia è che le prime analisi erano state svolte da un laboratorio non accreditato per questo tipo di test, quindi con una validità a livello legale pressoché nulla.

Non è la prima volta che si verifica un fatto del genere e  Italmopa, l’Associazione che rappresenta i mugnai industriali italiani, osserva come questi eventi “sono concomitanti con i “blitz” mediatici organizzati dalla Coldiretti presso il Porto di Bari”. Nel febbraio 2016 si è verificato un episodio identico, con il blitz Coldiretti con telecamere al seguito, per mostrare il sequestro del grano straniero contaminato. Ma anche in questo caso le analisi ufficiali avevano sancito il rispetto dei limiti e la sicurezza del frumento, come aveva rivelato il Corpo Forestale dello Stato a Il Fatto Alimentare.

Italmopa parla di una sistematica demonizzazione delle importazioni di grano duro, necessario per soddisfare il fabbisogno dell’industria della pasta

Per Italmopa stiamo assistendo alla “sistematica demonizzazione delle importazioni” di grano duro che risponde “a esclusivi interessi sindacali e di categoria abilmente camuffati dietro un presunto interesse generale del tutto inesistente.” Come dimostra anche la vicenda di GranoSalus, che aveva attaccato alcuni noti marchi di pasta, colpevoli di contenere tracce di DON e glifosato, anche se erano ben al di sotto dei limiti di legge. Per l’associazione questa era la prova inconfutabile dell’uso grano canadese, anche quando l’etichetta parlava di grano 100% italiano.

L’industria molitoria italiana dipende dalle importazioni di grano duro per rispondere alle necessità dei pastifici, sia in termini di quantità che di qualità. La produzione nazionale di frumento duro destinato al settore della pasta si aggira intorno alle 3-4 milioni di tonnellate annue, a fronte di un fabbisogno di 5,7 milioni di tonnellate. Alla luce di questi dati è chiaro che demonizzare il grano straniero non serve, se non a difendere gli interessi di alcuni. Inutile evidenziare il comportamento di Coldiretti che, ancora una volta, cerca di confondere le idee ai consumatori con notizie che si rivelano senza fondamento.

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  Redazione Il Fatto Alimentare

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16 Commenti

  1. Divulgare false notizie di contaminazioni inesistenti è scorretto, ma anche reato se non basate su analisi chimiche affidabili.
    Ma l’evidenza con analisi preventive positive, dovrebbe essere sufficiente per fare ulteriori controlli ufficiali, incrociando dati di più di un solo laboratorio più o meno accreditato.
    Le reazioni eccessive di tutti gli operatori coinvolti, con opposti conflitti d’interesse, stanno a dimostrare che in Italia non c’è collaborazione di filiera, a danno di tutti, consumatori compresi, ma alla lunga anche per i marchi coinvolti.
    Tra chi vuole mettere dazi all’importazione e chi vuole le mani completamente libere infischiandosene degli interessi altrui, meglio una sana e proficua collaborazione differenziando le produzioni e valorizzando il Made in Italy 100%.

  2. Pochi giorni fa un servizio televisivo segnalava l’arrivo ad Altamura di ingenti quantità di grano duro canadese, le proteste che ne sono seguite erano centrate sul fatto che tale grano viene di solito trattato con glifosate per favorirne il disseccamento. Il tenore di Glifosate veniva controllato dai pastifici che attraverso miscelazioni con grano duro esente ne riportavano la contaminazione entro i termini di legge. Cercare di liquidare la questione coprendo di ridicolo la protesta della Coldiretti è a dir poco preoccupante………

    • Roberto La Pira

      I controlli che vengono fatti dagli organi di controllo sulle navi non riscontrano questi problemi che evidenzia solo Coldiretti. Chissà perché

    • Nel caso il tenore in contaminanti sia superiore ai limiti previsti dalla normativa europea, la miscelazione non è autorizzata ed è considerata un reato…… Se il tenore in contaminanti è inferiore ai limiti comunitari, la miscelazione è autorizzata anche se non avrebbe senso effettuarla essendo comunque la partita conforme alle leggi vigenti. Evidentemente la miscelazione viene effettuata per altri, legittimi, motivi

  3. Argentino Lorenzo

    non sono d’accordo con voi,in Italia si consuma 5 volte di più di grano,di conseguenza assumiamo 5 volte il livello minimo europeo di sostanze tossiche,e non mi sembra positivo.

  4. L’etichetta deve dire qual’è la percentuale di frumento italiano presente nella parte.
    Ci si arriverà, nonostante le resistenze: come ci si arrivati per l’olio extravergine d’oliva e, da pochissimo, per il latte.
    Così ognuno potrà acquistare la parte che preferisce!

  5. Gli interessi degli italiani e della filiera made in Italy si difendono sostenendo la produzione italiana e non quei pochissimi importatori che importano per esportare un prodotto semi-italiano.
    Tutto lecito, ma i protezionismi particolari danneggiano la nostra economia agricola già al collasso e Coldiretti fa bene ad alzare la voce. Ne ha il diritto ma anche il dovere.

  6. L’opera di un’associzione che difende un prodotto agricolo italiano tipico come il grano andrebbe semmai guidata e sostenuta, non ridicolizzata come state facendo da tempo. Se il grano italiano non e’ sufficiente, si amplino le coltivazioni! Se la gente vuole grano bio, si trasformino in bio quelle esistenti! Voi dovreste informare e lottare perche’ i consumatori comprino consapevolmente prodotti italiani coltivati senza chimica.
    Invece questa vostra campagna contro Coldiretti mi insospettisce …

    • Roberto La Pira

      Coldiretti è una lobby e da anni denunciamo campagne realizzate da questa associazione spesso prive di riscontri come la questione del pomodoro L’Italia ha sempre importato grano duro dall’estero e proòrio grazie a questa materia prima siamo in grado di fare pasta di ottima qualità

    • La qualità non c’entra, visti i risultati della pasta in commercio con solo grano italiano, ma la quantità la fa da padrona e soprattutto per l’esportazione.
      Non vi viene il dubbio che se le associazioni dei coltivatori italiani protestano, qualche reale motivo che danneggia la nostra agricoltura dovrà pur esserci? O fanno solo folclore rurale!?

  7. A proposito di qualità del grano duro italiano, queste le valutazioni del raccolto 2017 in corso. http://www.obiettivocereali.com/news/grano-duro-2017-di-ottima-qualita-i-prezzi-salgono

    • certo…buono/ottimo raccolto nazionale 2017 …..e cosi i prezzi si adeguano nonostante l’offerta internazionale sia comunque abbondante per via delle scorte di inizio campagna.
      Nel 2016, tuttavia, l’esito qualitativo del raccolto è stato negativo e solo l’import di grani esteri con alto tenore proteico ha consentito di utilizzare, in miscele, il grano nazionale…..il quale altrimenti, in parte significativa, sarebbe stato destinato all’alimentazione animale. E il mercato si era adeguato…. quantità abbondanti, qualità scadente e, conseguentemente, prezzi bassi….. La regola, può piacere o meno, ma è la regola che si applica in un mercato globalizzato. Certo possiamo sempre osannare la globalizzazione quando dobbiamo esportare i nostri prodotti e demonizzarla per ostacolare le importazioni….. Si può fare tutto…purchè si faccia con coerenza…..

  8. E’ assurdo che Coldiretti tenti la difesa del grano duro italiano spargendo scorrettamente notizie false sui concorrenti: in questo modo non convincerà certo nessuno che il grano di qualità elevata proveniente dal nord- America a costi inferiori a quello italiano sia preferibile. La provenienza del grano potrà convincere alcuni consumatori disposti a spendere di più per prodotti che impieghino grano nazionale, ma fino ad un certo punto, ed in una fascia di mercato comunque ridotta. Non sarà certo con le fake-news che si spingeranno gli agricoltori, non certo stupidi ed incapaci di fare i conti, ad una maggiore produzione di grano nazionale , quando comunque ne dovremo importare quantità rilevanti, di alta qualità, a prezzi interessanti.
    Chi pensa di dimostrare di essere ancora utile all’agricoltura italiana spargendo notizie terroristiche indimostrabili perderà man mano in credibilità dimostrando solo la volontà di dimostrare la propria inutile sopravvivenza: le bugie hanno le gambe corte . L’agricoltura italiana ha bisogno di ben altro.

    • solo per precisare che il grano di importazione ha, da sempre, un livello di quotazione superiore (qualche volta largamente superiore) al grano nazionale. In una percentuale media del 20% circa anche se può, in taluni casi, superare il 40 o il 50%.
      Acclarato questo concetto, chi è in grado di spiegarmi per quale motivo una qualsiasi Industria molitoria dovrebbe approvvigionarsi all’estero mentre potrebbe teoricamente individuare in Italia grani di qualità qualitativamente identici o superiori ai grani esteri ad un prezzo inferiore ? E chi potrebbe spiegarmi per quali motivi i frumenti italiani – seppur tecnologicamente migliori (secondo Coldiretti), sicuri dal punto di vista sanitario e con quotazioni molto più basse rispetto ai grani canadesi o statunitensi – non riescono a competere con i grani esteri neanche sui mercati del nord Africa ? Evidentemente anche i frumenti nostrani presentano delle criticità abilmente nascoste da Coldiretti….

    • La qualità nutrizionale ed organolettica, che interessa prevalentemente il consumatore e la qualità tecnologica industriale, che interessa molto di più i pastai, non coincidono più di tanto perché i produttori devono creare miscele macchinabili per i loro impianti fortemente industrializzati e produttivi.
      Mentre la pasta tradizionale italiana, ha caratteristiche nutrizionali ed organolettiche che soddisfano pienamente il gusto nazionale ed è molto apprezzata in tutto il mondo proprio per l’origine del prodotto e non per il marchio e la dislocazione dell’impianto produttivo, che sono ininfluenti e secondari.

  9. Segnalo una decisione del Ministro Martina a supporto delle coltivazioni di grano duro italiano di qualità :
    (http://www.informatoreagrario.com/ita/News/scheda.asp?ID=3410)
    Più produzione italiana di qualità=meno trasporti ed importazioni estere=più lavoro per i nostri agricoltori=più pasta 100%made in Italy da esportare a prezzi remunerativi per tutti=vero made in Italy senza scappatoie non taroccabile da qualsiasi produttore di pasta straniero con marchio italianeggiante.