L’archiviazione e i risarcimenti rischiano di oscurare la sanzione di Ferragni da parte dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato per pratica commerciale scorretta.
Il mese scorso, il dibattito pubblico su Chiara Ferragni si è concentrato quasi esclusivamente sugli sviluppi penali della vicenda Pandoro, con molti media che hanno parlato di “piena innocenza” a seguito delle notizie su possibili archiviazioni o risarcimenti. Tuttavia, la narrazione giornalistica sembra dimenticare un pilastro fondamentale e ormai inamovibile: la sanzione da oltre un milione di euro dell’Antitrust per pratica commerciale scorretta. Mentre il processo penale cercava di stabilire se esistano gli estremi per il reato di truffa, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) ha già emesso un verdetto che, dopo la rinuncia al ricorso da parte dell’influencer, è diventato definitivo e inoppugnabile.
L’inganno deliberato sulla donazione
Il documento dell’Antitrust chiarisce che il messaggio pubblicitario era costruito per far credere ai consumatori che l’acquisto del pandoro avrebbe contribuito direttamente alla donazione per l’Ospedale Regina Margherita. In realtà, la donazione di 50mila euro era stata effettuata da Balocco mesi prima dell’inizio delle vendite, e le società di Chiara Ferragni non hanno versato un solo euro in beneficenza, nonostante i messaggi social dicessero il contrario.

Questo è il punto più critico: la documentazione prova che non si è trattato di un errore, ma di una scelta consapevole. Dagli atti emergono e-mail interne che dimostrano come il team Ferragni abbia forzato la mano sulla comunicazione ingannevole, ignorando i dubbi di Balocco. Il 14 novembre 2022, Balocco scriveva internamente “Mi sembra che invece si voglia far passare il messaggio che acquistando il pandoro si contribuisca alla donazione” avvertendo del rischio di pubblicità ingannevole. Il team Ferragni, però, impose la propria linea, modificando i testi per far apparire le vendite come il mezzo per finanziare la ricerca medica. Emblematico il commento sprezzante di un dipendente Balocco in un’e-mail: “In realtà le vendite servono per pagare il vs cachet esorbitante”.
Il prezzo gonfiato per pagare il cachet da un milione di Ferragni
Un altro elemento che conferma la strategia è il prezzo di vendita. Il Pandoro Pink Christmas veniva proposto a circa 9,37 euro, contro i 3,70 euro della versione classica. Questo sovrapprezzo di quasi 6 euro non serviva a curare i bambini, ma a coprire i costi dell’operazione commerciale. Come accertato dall’Antitrust, mentre la donazione all’ospedale era di soli 50mila euro (pagati da Balocco), le due società di Chiara Ferragni (Fenice e TBS Crew) hanno incassato complessivamente oltre 1 milione di euro. In sostanza, il consumatore pagava il triplo un pandoro convinto di fare beneficenza, quando in realtà stava pagando il cachet milionario dell’influencer.
Il contratto prevedeva che, in caso di disaccordo sulla comunicazione, la decisione delle società della Ferragni sarebbe stata vincolante. L’influencer ha usato questo potere per spingere un messaggio che sapeva essere falso. Inoltre, decidendo di non impugnare la sentenza al TAR, Ferragni ha reso definitive queste accuse.
Perché l’archiviazione in sede penale non cambia il giudizio dell’Antitrust. Essere prosciolti dall’accusa di truffa non significa non aver ingannato i consumatori. La giustizia penale richiede prove di “artifizi e raggiri” molto complesse. L’Antitrust, invece, ha accertato il dato oggettivo: Chiara Ferragni ha deliberatamente ingannato chi la seguiva, sfruttando la beneficenza per incassare un compenso milionario.
E contro la sentenza Ferragni non ha fatto ricorso accettando il giudizio. Riuscire a evitare un processo penale non cambia la sostanza: la condanna dell’Antitrust è ineluttabile. Le carte parlano chiaro e dicono che l’inganno è stato lucidamente pianificato e difeso contro ogni segnalazione di buon senso. La “condanna morale” è scritta nero su bianco in quelle e-mail che l’influencer ha preferito non contestare davanti a un giudice.
© Riproduzione riservata Foto: Chiara Ferragni, Balocco

Giornalista professionista, direttore de Il Fatto Alimentare. Laureato in Scienze delle preparazioni alimentari ha diretto il mensile Altroconsumo e maturato una lunga esperienza come free lance con diverse testate (Corriere della sera, la Stampa, Espresso, Panorama, Focus…). Ha collaborato con il programma Mi manda Lubrano di Rai 3 e Consumi & consumi di RaiNews 24


