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Che fine ha fatto Gran Soleil ? Il sorbetto della Ferrero è scomparso dagli scaffali dei supermercati un anno fa, dopo sei anni di test

Gran Soleil
Gran Soleil non esiste più. Il sorbetto progettato per essere conservato fuori dal banco frigo, non è più commercializzato

Gran Soleil non esiste più. Il sorbetto progettato per essere conservato fuori dal banco frigo, “da agitare e congelare prima dell’uso” non è più commercializzato da  circa un anno. La scomparsa dagli scaffali dei supermercati delle simpatiche confezioni gialle è stata notata subito dagli affezionati consumatori meno dalla maggior parte delle persone.

 

Secondo le dichiarazioni ufficiali della Ferrero, il prodotto è stato ritirato “dopo essere rimasto per più di sei anni in fase commerciale di test allargato”. Il  prodotto è stato sospeso perché i risultati ottenuti sono stati considerati “non attendibili”.  In altre parole, il dolce sorbetto al limone non ha incontrato il favore dei consumatori, nonostante il forte investimento pubblicitario, i “cestini convenienza” e il moltiplicarsi dei gusti (nel 2013 è stata  progettata una linea di specialità da bere Gran Soleil, che però non ha visto la luce nei punti vendita).

 

gran soleil
Secondo Ferrero, il prodotto è stato ritirato “dopo essere rimasto per più di sei anni in fase commerciale di test allargato”

Di Gran Soleil molti ricordano il martellante jingle e le bizzarre campagne pubblicitarie. La prima ha sdoganato in televisione il ”ruttino” con cui l’attrice sottolinea gli effetti digestivi del sorbetto, seguita da altre con testimonial popolari come Enrico Montesano, Antonella Clerici e Carlo Conti. Nel corso di queste campagne pubblicitarie di grande impatto non sono mancati incidenti di percorso, legati a slogan poco veritieri come lo storico “delizia il palato favorisce la digestione”, o l’annunciata presenza di latte fresco, in realtà non utilizzato. Una vicenda su cui Il Fatto Alimentare è stato presente e che ha portato alla modifica dei claim.

 

È difficile spiegare le ragioni dell’insuccesso di Gran Soleil, che potrebbero essere collegate alla difficoltà di far accettare un prodotto anomalo nel panorama dolciario, alle confezioni troppo piccole e forse al prezzo non proprio economico. Secondo alcuni esperti il sorbetto proponeva nella pubblicità messaggi contraddittori. Veniva presentato come un dolce vantando però virtù salutari e veniva venduto nell’area destinata agli acquisti d’impulso a fianco delle casse dei supermercati , anche se si trattava di un prodotto da non consumare subito.

 

Ferrero sostiene che la produzione di Gran Soleil potrebbe ricominciare “non appena il contesto economico generale si sarà rasserenato”, e non esclude un lancio a livello internazionale. Al momento però l’azienda deve fare i conti con la crisi – da cui si salva solo l’inossidabile Nutella – e con lo scarso entusiasmo manifestato dai consumatori nei confronti di Nutella B-ready (biscotto farcito con la famosa crema di nocciole destinato alla prima colazione) su cui l’azienda di Alba sta investendo parecchio.

 

Paola Emilia Cicerone

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  Paola Emilia Cicerone

Paola Emilia Cicerone
giornalista scientifica

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18 Commenti

  1. Nicola Mazzola

    Il motivo principale di questo clamoroso fallimento mi sembra evidentissimo: perchè pagare 1,50 euro due assaggini lillipuziani di gelato che oltretutto devo gelare io, quando nel banco surgelati a meno del doppio di quella cifra trovo la classica vaschettona da mezzo chilo di Carte d’Or, o Sammontana, o La Cremeria o simili, ovviamente bell’e pronto da gustare?

  2. Mi fa piacere leggere articoli simili: sono la dimostrazione che Il Fatto Alimentare ha le spalle larghe e non ha paura ad esprimersi con obiettività a fronte di un flop di un big come Ferrero.
    Cosa purtroppo preziosa nel panorama attuale dell’informazione.

    • Roberto La Pira

      Non abbiamo le spalle larghe, facciamo solo il nostro mestiere

    • bè, se volessimo proprio guardare il pelo nell’uovo potremmo sospettare che ci sia un intento persecutorio considerando anche la campagna anti olio di palma.
      In ogni caso bisogna ammettere la professionalità degli articoli nonostante l’opinabilità di alcune prese di posizione. Ma ci mancherebbe.

  3. Come sempre sig. La Pira i suoi articoli sulla Ferrero lasciano intendere sempre qualcosa di personale e poca obiettività

    • Paola Emilia Cicerone

      Signor Gianni, mi perdoni ma per correttezza vorrei sottolineare che l’autore di questo articolo sono io, quindi in questo caso ad essere “poco obiettiva” sarei io..In realtà, come ha notato qualcun altro degli intervenuti, si trattava solo di curiosità per un prodotto che, nel bene e nel male, ha fatto parlare e fa parte della storia dei consumi alimentari e della pubblicità.

    • Sig.ra Paola, se la sua era curiosità sul GranSoleil, perché finire l’articolo citando il prodotto Bready e sul suo presunto mancato gradimento del consumatore? Se si fosse fermata al GranSoleil, le cui sue considerazioni posso anche ritenere corrette, non avrebbe dato adito a dubbi.

  4. Concordo pienamente con Nicola assoluta incongruenza tra quanto costava e dimensioni delle vaschette.

  5. Non sono un consumatore di prodotti Ferrero, ma riconosco che è l’unica grande azienda italiana che riesce a essere leader anche all’estero.
    Qualche flop capita anche a loro, era un pò dura vendere un prodotto del genere nel paese del gelato.

    • Beh,
      unica non direi proprio.
      C’è una Barilla che è il maggiore esportatore di pasta nel mondo e non tralasciamo una realtà come Cremonini che di miliardi ne fa 3 e mezzo anche lavorando molto proprio sull’estero (in Europa è la prima realtà privata nella carne!), o una Perfetti che con cicche e caramelle è in tutto il mondo tra i primi nel suo settore.
      Autogrill poi? è il primo operatore nel mondo nei servizi di ristorazione con circa 4 miliardi di fatturato.

      Se poi usciamo dall’alimentare la Luxottica non è un’aziendina da nulla (anzi!) ed ha comprato anni fa un marchio mondiale come Ray-Ban, e la Mapei? e così ce ne sono altre.

      Purtroppo è invece vero che l’elenco nel complesso è troppo corto e molti dei marchi importanti (alimentari e non) sono stati venduti all’estero.

  6. ho sempre contestato il prezzo di questo articolo ferrero ………e a leggere i commenti non avevo tutti i torti se lo vendono
    a 0,99 è già ben pagato , ad 1,50 era un vero
    furto.

  7. Sig. Fabio, le confermo che Ferrero e’ l’unica azienda alimentare italiana leader (non grande) all’estero nelle proprie categorie merceologiche (peraltro non in tutte).

  8. altro prodotto sparito dalla circolazione il belgioioso YOMO, di proprietà granarolo…sarebbe bello riaverlo nella versione salata, invece dei vari esperimenti strani, tutti flop (vedi yogurt alla fragola e pomodoro etc…)

  9. Buono era buono ma era una cucchiaiata di numero per quel prezzo. Ad 1,50€ si prende un cono artigianale con panna…

  10. Salvatore Tonti

    Non sono un consumatore di prodotti come il Grand Soleil e simili. Comunque sono un accanito lettore delle etichette. Quindi quando leggo negli ingredienti: olio di palma, rimetto il prodotto sullo scaffale. Quindi mai comprerò la tanto decantata Nutella finchè Ferrero usera olio di palma invece, p.es. olio di girasole. Per impiantare le coltivazioni di palme da olio occorre distruggere ecosistemi preziosi, che all’ambiente provocano danni ingenti e localmente e globalmente – con un effetto complessivo scientificamente provato sui processi di cambiamento climatico

  11. Ho lavorato nella forza vendita Ferrero dal 2008 fino a metà 2009, proprio nel periodo di lancio del Grand Soleil. Ricordo pressioni pazzesche per vendere a tutti i costi un prodotto che già dimostrava performance negative, nessun commerciante lo voleva ma eravamo praticamente obbligati a darglielo lo stesso.
    Si dice fosse una fissazione di Michele Ferrero in persona.

  12. Bah, il gran soleil l’ho assaggiato una volta e non mi è piaciuto neppure un po’, l’ho trovato proprio cattivo. Per me il mancato successo commerciale si spiega così

  13. Personalmente non l’ho mai acquistato perche’la confezione era uno spreco eccessivo rispetto al prodotto edibile.
    Va bene la raccolta differenziata ma alleggeriamo le confezioni .