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Troppo sale nel pane: in Italia ci si muove per ridurre il contenuto. Necessario abbassare i 17 g per chilo

L’industria alimentare inglese si impegna a ridurre il sale negli alimenti. A cominciare dal pane. Ad affermarlo è un indagine promossa dal CASH (Consenus Action on Salt and Health), il panel di esperti nato 15 anni fa nel Regno Unito per sensibilizzare aziende e opinione pubblica sull’eccessivo consumo di cloruro di sodio (il sale, appunto) da parte dei britannici, con una serie di campagne che evidentemente cominciano a dare frutti.

Un’indagine condotta su oltre 290 tipi di pane in vendita mostra infatti che, in prodotti di popolari catene di supermercati come Tesco e Sainsbury, il contenuto di sale è sceso fino al 40%, con una riduzione media del 30% negli ultimi 10 anni. A questo punto, osservano gli esperti, il problema maggiore è rappresentato dal pane venduto sfuso, «che ha il maggior contenuto di sale, e per cui le informazioni nutrizionali non sono disponibili». Una pagnotta integrale sfusa di Sainsbury, per  esempio, contiene 5 grammi di sale al kg in più rispetto al prodotto analogo confezionato.

Nel Regno Unito, il pane contiene in genere 15/17 grammi di sale per kg, rispetto a un obiettivo prefissato dal CASH di 10 grammi. E il consumo eccessivo di sale è la norma, al punto che il panel di esperti punta a una riduzione del 30% circa dei consumi, che passerebbero dagli attuali 8,6 grammi a 6 grammi al giorno, garantendo – secondo alcuni dati dello stesso CASH – una riduzione del 22% degli ictus e del 16% degli infarti.
 
E in Italia? Il problema ci riguarda da vicino, visto che il nostro consumo di sale è tra i più alti in Europa: circa 10-12 grammi al giorno, secondo l’INRAN (Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione), contro i 5/6 grammi raccomandati. E il pane, insieme agli altri prodotti da forno (anche dolci), rappresenta una delle maggiori fonti di consumo. Secondo una recente indagine INRAN, il contenuto medio di sale per kg di pane è di 17 grammi, un dato complessivo che unisce qualità tipiche decisamente saporite, come il napoletano «pane cafone» o il pane di Altamura, e altre meno salate, ma esclude i prodotti senza sale diffusi o in alcune regioni come la Toscana.

Anche per questo l’INRAN ha avviato collaborazioni con alcune associazioni di panificatori per ridurre il contenuto di sale. E qualche cautela è opportuna anche quando si acquistano prodotti confezionati, per i quali può variare di molto il contenuto di sale – o di sodio, visto che più spesso è quest’ultimo a essere indicato. Risalire dal sodio al sale è semplice: basta tenere presente che un grammo di sale da cucina (cloruro di sodio) contiene circa 0,4 grammi di sodio. Ancora più semplicemente, si può usare il calcolatore per «scoprire il sale nascosto» proposto da Altroconsumo (http://www.altroconsumo.it/quanto-sale-stai-in-realta-consumando-usa-il-calcolatore-s76081.htm). Per esempio: il pan carré del Mulino Bianco (tra i pochi a specificare questo dato) contiene 0,6 grammi di sodio all’etto – circa 15 grammi di sale al kg – mentre la pagnotta di grano duro della stessa marca ne contiene 0,5 grammi.

Paola Emilia Cicerone

Foto: Photos.com

 

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7 Commenti

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    Scusate, forse c’è qualcosa che mi sfugge. A me risultava che il problema per la salute non fosse il sale in quanto sale, ma in quanto apportatore di sodio nell’organismo. Allora che senso ha cercare il "sale nascosto" se in etichetta è dichiarato direttamente il sodio? Mi sembra un po’ come cercare il "gin nascosto" se la lattina di un gin & tonic pronto dichiara la gradazione alcolica.
    Sbaglio?

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    No non sbagli,dici bene..

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    La quantità di sale o di sodio è indicata solo su poche etichette di prodotti industriali,mentre per la maggior alimenti sfusi non ci sono indicazioni.

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    Grazie, dottor La Pira, ma non ha risposto alla mia domanda.

    Che l’indicazione sia presente solo sulle confezioni di pochi prodotti industriali lo vedo anch’io. Chiedevo che bisogno ci sia di risalire – come consigliate di fare nell’articolo – dall’indicazione del sodio, quando è presente, all’equivalente in sale, visto che l’elemento da tenere sotto controllo è appunto il sodio, e quindi questa mi sembrerebbe l’indicazione più corretta.

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    paola emilia cicerone

    nella dieta di ogni giorno e in cucina, però, noi ragioniamo in termini di sale: "saliamo" la pasta o l’arrosto, non li " sodiamo". Sapere a quanto sale corrisponde il sodio indicato fornisce le proporzioni esatte di ciò che stiamo per ingerire….e ci permette una comparazione tra gli alimenti pronti – di cui sappiamo il contenuto di sodio- e quelli preparati in casa in cui sappiamo approssimativamente quanti grammi di sale stiamo usando. D’altronde anche le tabelle sui consumi alcolici dicono quanti bicchieri di vino ( o birra o superalcolico) si possono consumare, non quanto alcol…

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    francesca bardi

    Credo che dovremmo tutti essere messi nella condizione di conoscere bene le materie prime,la merceologia e i componenti (bromatologia), poi apprendere e distinguere i Prodotti Alimentari, e ancora aggiungo, conoscere i componenti, gli additivi, che non hanno valori nutrizionali, ma vengono aggiunti ai prodotti alimentari, Ma in primo luogo capire perchè è importante utilizzare alimenti INTEGRALI, e fra questi vi è il Sale Marino Integrale.
    Il sale Marino Integrale non è raffinato, non sala molto, perchè ha un basso contenuto di sodio, ma è composto da molteplici altri oligoelementi compreso il cloruro di magnesio e lo iodio e non solo da SODIO come invece è composto il sale bianco che è tutto raffinato.
    Per la nostra salute dovremmo usare solo sale marino integrale e poco.

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    Il miglior sale in assoluto sembra essere il "Sale dell”Himalaya"