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Galline ovaiole ipersfruttate: più della metà ha lo sterno rotto a causa della fragilità ossea

gallineIl problema dell”osteoporosi nelle galline ovaiole è noto da decenni, meno conosciuto è invece il fenomeno delle lesioni alla carena dello sterno che interessa una percentuale elevatissima di animali. Queste lesioni che includono fratture, incrinature o deformazioni ossee, causano dolore e provocano un calo della produzione e della qualità delle uova, con conseguente riduzione della redditività. “Le galline con fratture ossee – scrive Paolo Ferrari del Crpa in un lavoro pubblicato nel gennaio 2019 sulla rivista Professione Avicunicoltore – sembrano modificare il loro comportamento, anche se in modo difficilmente percettibile, suggerendo che ciò sia dovuto al dolore. Per esempio, l’individuo con fratture impiega più tempo a scendere da un trespolo, e si è appurato che questo tempo si riduce somministrando analgesici “. Stabilire la percentuale di animali con fratture o lesioni non è semplice. Il 50% è una stima orientativa per dare un’ordine di grandezza, anche se molto dipende dal sistema di allevamento (a terra, in voliera, in gabbia), dall’utilizzo di accorgimenti utili a evitare traumi quando ‘svolazzano’ per il pollaio, dall’età, dall’alimentazione, dall’ambiente di allevamento, dalla linea genetica.

Uno studio danese  pubblicato nel mese di agosto 2021, ha esaminato 4.794 galline di diversi allevamenti. Tutti gli animali sono stati sottoposti a eutanasia e poi a ispezione e palpazione seguite da necroscopia. Alla fine la percentuale di soggetti con fratture allo sterno variava dal 50% al 100%. In molti casi si sono notate anche fratture multiple. Le fratture rappresentano un problema importante per la produzione delle uova, poiché si stima che il 30–90% delle galline ne sia soggetto entro le prime 45 settimane di vita. Come hanno evidenziato altri studi, le percentuali di lesioni non sono direttamente correlate al  sistema di allevamento, molto dipende dalle strutture e dall’età delle galline (in genere vengono allevate per 60 settimane). 

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Le fratture dipendono dal sistema di allevamento (a terra, in voliera, in gabbia), dall’età e dall’alimentazione

Un recente lavoro realizzato dall’Università di Berna su un campione di 150 ovaiole, ha evidenziato che il 97% degli animali presenta fratture nello sterno e altre ossa rotte. “Questi dati – dichiara Alice Trombetta, direttrice esecutiva di Animal Equality Italia – sono la riprova che si tratta di un sistema produttivo ancora troppo basato sullo sfruttamento che non tiene adeguatamente conto del benessere delle galline e genera inutile sofferenza”. Anche se non conosciamo l’esatta causa delle fratture dello sterno, vi è consenso scientifico sul fatto che siano causate dalla collisione degli animali con le attrezzature presenti nel pollaio. Le collisioni avvengono in tutti i sistemi e le cause possono essere anche il panico o l’affollamento in condizioni di alta densità, come ad esempio al tramonto quando gli animali allevati all’aperto si spostano verso il ricovero. Anche la disposizione e l’altezza dei posatoi può essere un problema perché le galline si devono muovere con difficoltà e sono più soggette a traumi e fratture se hanno ossa fragili

L’altro elemento da considerare sono i ritmi produttivi. Una gallina ovaiola depone in media 323 uova all’anno (quasi un uovo al giorno). A causa della sovrapproduzione a cui gli animali sono sottoposti, le loro ossa non hanno il tempo sufficiente per ricostituirsi. Per questo diventano porose e quindi più fragili, in caso di urti o collisioni con elementi strutturali presenti negli ambienti molto affollati. Un’altra possibile causa è lo sfruttamento precoce degli animali, per cui le galline iniziano a deporre le uova troppo giovani e le ossa non sono sufficientemente sviluppate.

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Le collisioni sono spesso dovute alle strutture, alle attrezzature presenti nel pollaio e all’affollamento

 Oggi in Italia il 40% delle galline sono allevate in gabbie arricchite dove possono usufruire di più spazio rispetto a quelle precedenti. In ogni caso anche le nuove gabbie impediscono il movimento e lo svolgimento di naturali comportamenti della specie come il razzolare, correre, svolazzare. Anche quelle allevate a terra senza gabbie sono soggette a problemi seri di salute e di sofferenza, se i pollai non sono strutturati per consentire loro di alimentarsi, riposare, razzolare e muoversi senza rischi. Gli allevamenti a voliera disposti su più piani, se non sono dotati di rampe o posatoi ben disposti per permettere alle galline di muoversi agevolmente, creano diversi incidenti e lesioni ossee.

Per risolvere il problema gli esperti individuano due strade. Selezionare razze di galline più robuste che depongono meno uova. Si tratta di una scelta coraggiosa, perché gli animali depongono da 70 a 100 uova in meno in un anno e, probabilmente, sono meno soggette a lesioni ossee o fratture. L’altra possibilità è allevare razze di polli che forniscono sia carne che uova. In questo caso i pulcini maschi vengono allevati per diventare polli da carne, mentre i pulcini femmina sono destinate a diventare galline ovaiole.  Siamo di fronte a un compromesso onorevole ma oneroso, perché i maschi crescono più lentamente rispetto alle razze di polli allevati solo per produrre carne, e le galline producono meno uova e sono meno fragili. Entrambe le scelte comportano un incremento di costi geniali di gestione, quindi, un prezzo di vendita maggiore che solo alcuni consumatori sono disposti a pagare.

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Roberto La Pira

  Roberto La Pira

Giornalista professionista, laurea in Scienze delle preparazioni alimentari

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3 Commenti

  1. Per risolvere il problema gli esperti individuano due strade.

    E nessuna delle due risolve il problema.

  2. Per risolvere il problema occorrerebbe iniziare ad applicare alcune basilari norme della sicurezza sul lavoro anche agli animali da lavoro e macellazione, che includono aeroilluminezione dei locali, rumore acustico, e riposo per gli animali ammalati. A cosa serve avere prodotti alimentari economici? Solo per compensare le inefficienze di filiera.

  3. La nostra spesa alimentare si aggira in media su 5-8% delle altre spese , cosi’ ho letto. Dobbiamo essere disposti ad un aumento guidato da un fine etico . E ridurre , ridurre, ridurre il consumo di carne