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Avocado, mango e altri frutti tropicali coltivati in Italia. Caratteristiche e pregi della produzione nostrana

Secondo l’Osservatorio immagino, nel 2019 le vendite di avocado, e dei prodotti che lo vedono fra gli ingredienti, sono quasi raddoppiate. L’avocado ha successo perché è considerato un “superfood” amico della salute, ma anche gli altri frutti tropicali sono sempre più presenti nei supermercati e sulle nostre tavole: non più solo ananas e banane, ma anche mango, papaya e frutto della passione.

Buona parte di questi provengono dal Sud America e il viaggio che compiono per arrivare nelle nostre case è sempre molto lungo. I frutti destinati ad affrontare il viaggio in nave sono raccolti immaturi e completano la maturazione durante il tragitto, il sapore finale però risente di questo trattamento. In alternativa, se vogliamo gustare frutta raccolta al momento giusto, il trasporto deve essere rapido, per via aerea, ed è molto più costoso. All’Esselunga, per esempio, troviamo mango importato via nave a circa 4 euro al chilo e mango “via aerea” a più di 8 €/kg. La maggior parte della frutta tropicale che troviamo in commercio però è arrivata in Italia in nave: se l’avocado sopporta discretamente questo trattamento, mango, papaya e litchi, gustati al giusto punto di maturazione, sono un’altra cosa.

frutti tropicali
I frutti tropicali si trovano sempre di più anche come ingredienti dei prodotti

Non tutti sanno che alcuni frutti “esotici” sono coltivati anche nel nostro Paese. In Italia sono destinati a queste colture circa 300 ettari, prevalentemente in Sicilia e – in misura minore – in Calabria e in Puglia. I frutti tropicali prodotti in Italia sono poco presenti nei supermercati, di solito più cari di quelli importati, e disponibili solo alcuni mesi all’anno. D’altra parte, possiamo prevedere che siano destinati al successo, perché c’è sempre più attenzione per gli alimentari “made in Italy”.

La produzione nazionale mette a disposizione frutti dalle caratteristiche organolettiche e nutrizionali più apprezzabili di quelli importati, ma è interessante anche perché il mercato globale dei frutti tropicali ha un notevole impatto ambientale, oltre che sociale. Per realizzare piantagioni adeguate a soddisfare le richieste del mondo occidentale, è necessario disboscare ampie aree e impiegare grandi quantità di acqua, in regioni in cui questa è un bene prezioso. Se consideriamo poi l’impatto del trasporto a migliaia di chilometri di distanza, in particolare in aereo, non possiamo certo dire che si tratti di un consumo sostenibile. Vediamo allora quali sono i frutti esotici più amati e quali si coltivano nel nostro Paese.

L’avocado nostrano si trova da fine ottobre a maggio

L’avocado è un frutto ricco di grassi (circa il 23%), prevalentemente insaturi, quindi “buoni”, utilizzato come ingrediente di sandwich, salse o insalate. Ricco di fibra, minerali e vitamine – soprattutto vitamina E e caroteni – è molto apprezzato dai salutisti. Se lo vogliamo maturo, pronto per essere utilizzato, esercitando una leggera pressione deve risultare morbido. Se lo acquistiamo più duro possiamo farlo maturare mettendolo in un sacchetto chiuso, insieme a una mela.

In Sicilia se ne coltivano diverse varietà, che giungono a maturazione da fine ottobre a fine maggio. Leader del settore è Sicilia Avocado, marchio cui conferiscono una quarantina di aziende agricole specializzate nella produzione di frutti tropicali. Abbiamo sentito Andrea Passanisi, fondatore dell’azienda (oltre che di Etna mango). “La coltivazione di queste specie in Sicilia non è una novità, anzi ha preso il via all’inizio degli anni Sessanta, in contemporanea con gli studi effettuati dalle Università di Palermo e di Catania, – racconta Passanisi – però si è presto interrotta perché all’epoca la richiesta era limitata e non c’erano i mezzi di comunicazione attualmente disponibili. Personalmente ho ripreso questa idea 14 anni fa, dopo un viaggio in Brasile. In Sicilia esistono territori molto adatti a queste colture, per cui, nonostante i problemi causati dall’aumento della siccità e dagli eventi meteorologici estremi che si osservano sempre più spesso, grazie alla cura degli agricoltori si possono ottenere prodotti di ottima qualità. I consumatori d’altra parte sono sempre più attenti alla “storia” di un prodotto e alla filiera di produzione, che deve essere raccontata e resa sempre più trasparente.” Dove possiamo acquistare questi frutti? Come sono distribuiti?

“Il 40% dei nostri prodotti è commercializzato al dettaglio tramite la nostra piattaforma di e-commerce (Dal tropico); – dice Passanisi – e il restante 60% è venduto all’ingrosso nei mercati ortofrutticoli tradizionali, ad alcune piattaforme della grande distribuzione del Nord Italia e in parte anche all’estero (Francia e Hong Kong). In tutti i casi puntiamo sulla qualità, inoltre buona parte della nostra produzione è biologica certificata. La risposta dei clienti è molto incoraggiante, basti pensare che nel mese maggio il canale di e-commerce ha avuto 80mila accessi. La qualità dei prodotti, spediti entro 24-48 ore dalla raccolta, non è paragonabile con quella di frutti provenienti dall’altra parte del mondo, di cui non conosciamo la storia e che magari hanno viaggiato per settimane. Se pensiamo che in Italia il consumo di avocado nel 2018 è stato di 370 grammi a testa, contro gli oltre due chili pro-capite dei francesi, è chiaro sono prodotti destinati a crescere. Per favorire la produzione italiana è necessaria un’informazione corretta sulle filiere di produzione.”

Il mango nostrano si trova da fine agosto a fine novembre

Il mango, quando è maturo al punto giusto, è un frutto molto dolce e profumato, ricco di minerali (come il potassio) e di vitamine, in particolare A, C e vitamine del gruppo B. Il periodo di raccolta dei manghi siciliani va da fine agosto a fine novembre. Vincenzo Amata è il referente commerciale dell’azienda Bianco Rosalia, di S. Agata di Militello, specializzata in manghi, commercializzati con il marchio Papamango. “Dopo più di 30 anni di attività come agente di commercio nel settore abbigliamento – racconta Amata – ho assaggiato un mango e ho avuto un’illuminazione. Ho iniziato con 400 piante, dove prima c’era un agrumeto. Adesso sono più di 2000, di diverse varietà, e ho in programma di crescere ancora. L’interesse da parte dei consumatori è molto elevato – continua Amata – e i produttori, qui in Sicilia, sono sempre più attratti da queste nuove colture. Io ho iniziato come autodidatta, con grande passione e attenzione per la terra e le piante, e le mie intuizioni si sono rivelate corrette. I nostri prodotti sono distribuiti sia tramite grossisti sia gruppi d’acquisto. I rapporti con la grande distribuzione sono delicati perché le maggiori catene sono piuttosto aggressive sul piano dei prezzi ed è difficile tener testa alla concorrenza dei prodotti importati via nave dal Sud America a prezzi stracciati. Papamango si può trovare, per esempio, in alcuni punti vendita Unes (gruppo Iper) orientati a una clientela molto attenta alla qualità.”

È una coltura molto interessante, anche perché del mango non si butta via niente. – Conclude Amata – Quando non sono adatti al consumo tal quali, i frutti possono essere utilizzati per fare succhi o marmellate, i semi per produrre olio e le bucce per aromatizzare la birra.”

Il passion fruit nostrano ha due momenti: luglio-settembre e dicembre-marzo.

Per queste caratteristiche, il mango e l’avocado sono al centro di diversi progetti coordinati dalle Università di Palermo e di Catania. In Sicilia però si coltivano anche passion fruit, litchi e – in quantità minore – papaya. Il passion fruit, dal gusto dolce e acidulo, è caratterizzato da una polpa gelatinosa costellata di piccoli semini; è ricco di fibre e vitamina A, oltre che di ferro e fosforo. Al momento dell’acquisto, la buccia deve essere liscia o leggermente rugosa, mentre l’aspetto raggrinzito indica che è stata superata la maturazione ottimale. In Sicilia, le diverse varietà si raccolgono da fine luglio a settembre e da dicembre a marzo; si trovano anche in alcune catene di supermercati.

Visto che si dovrebbero consumare almeno cinque porzioni di frutta e verdura al giorno – e solo pochi lo fanno – anche i frutti esotici possono arricchire il nostro menù. Dato che è inevitabile un po’ di diffidenza verso filiere così lontane, possiamo cercare quelli prodotti in Italia: si spende di più, ma le caratteristiche organolettiche e nutrizionali sono ottimali.

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  Valeria Balboni

Valeria Balboni

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Un commento

  1. Avatar

    Magnifico avere frutti tropicali “biologici” coltivati nel sud dell’Italia, possibili con le attuali variazioni climatiche, grazie ad imprenditori coraggiosi e lungimiranti. Mi auguro che il riscaldamento planetario non evolva tanto da rendere arido il sud dell’Italia e problematiche o proibitive tali coltivazioni.

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