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Frutta e verdura ugly: le regole per farle apprezzare e vendere al giusto prezzo

Trendy ugly organic vegetables. Assortment of fresh eggplant, onion, carrot, zucchini, potatoes, pumpkin, pepper in craft paper bag over green background. Top view. Cooking ugly food concept. Non gmo vegetablesSecondo uno studio del 2018, il 41% della frutta e della verdura che rimane sul campo, viene scartata solo per motivi estetici: uno spreco sempre più inaccettabile, contro il quale si moltiplicano le iniziative volte a valorizzare anche i vegetali imperfetti, chiamati sempre più spesso anche in Italia ugly (brutti). Per incentivare a questo genere di acquisto, occorre però scalfire abitudini consolidate. Come modificare l’idea, che quasi tutti i consumatori hanno, di come dev’essere l’aspetto di un frutto o di una verdura che fanno comunque bene alla salute e sono anche buoni? Se lo sono chiesto i ricercatori delle Università dell’Ohio e della Louisiana, che hanno sottoposto oltre 1.300 persone a una serie di test con immagini.

In particolare, i partecipanti sono stati invitati scegliere che cosa acquistare tra sei mazzi di carote normali e ugly in proporzioni diverse (tra lo 0 e il 100%), con o senza le foglie, di prezzi diversi (compresi tra 2,18 e 1,39 dollari per libbra) con o senza delucidazioni sugli effetti delle diverse decisioni. In un altro set di test, i volontari sono stati invitati a scegliere tra le due opzioni estreme: carote tutte perfette o tutte ugly, in un ipotetico acquisto presso in mercato agricolo o presso un negozio convenzionale. L’opzione con tutte le carote imperfette è stata accettata pochissimo, anche con consistenti riduzioni di prezzo. Per modificare quest’atteggiamento, che porta a scartare frutta e verdura imperfetti, ciò che sembra funzionare è spiegare, contemporaneamente, i benefici per l’ambiente di una riduzione dello scarto e le caratteristiche nutrizionali, ovvero il fatto che un vegetale bitorzoluto ha esattamente le stesse, o anche superiori, proprietà di uno perfetto. Ciascuno di questi argomenti, se fornito da solo, non risulta però sufficiente.

ugly, frutta e verdura imperfetta
La quota di vegetali imperfetti deve essere entro il 40% del totale e va veicolata con un messaggio che ne sottolinea il valore ambientale e nutritivo

Gli ipotetici clienti, poi, si sono mostrati disponibili ad acquistare una parte di merce imperfetta, ma in percentuali non superiori al 40% del totale e a patto di avere un piccolo sconto: uno scenario interessante, secondo gli autori, perché sarebbe facilmente replicabile nella realtà e contribuirebbe a valutare come introdurre sul mercato i vegetali imperfetti. Grandi sconti praticati su grandi quantità, invece, non sembrano funzionare, probabilmente perché in quel modo i clienti sono portati a considerare quella frutta e quella verdura appartenenti a una categoria qualitativa inferiore. Un altro fattore che può fare la differenza è lo scenario: quando i clienti acquistano in un farmer market, cambiano predisposizione, perché considerano i vegetali ugly generalmente più sani, più reali e naturali (questi gli aggettivi scelti dalla maggior parte del campione). Come ribadito sul Journal of Retailing and Consumer Services, secondo gli autori la sensibilità del pubblico è in rapida evoluzione e oggi c’è una maggiore disponibilità ad acquistare anche frutta e verdura che escano dai canoni artificiali imposti dalle grandi filiere. Bisognerebbe tenerne conto, aumentando la quota di questi prodotti proposta ai clienti, anche nei supermercati. È tuttavia necessario proporli nel modo più adeguato, cioè sottolineando i benefici per l’ambiente e per la salute derivanti da questa scelta.

© Riproduzione riservata; Foto: DepositPhotos, Adobestock

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Roberto La Pira

  Agnese Codignola

Agnese Codignola
giornalista scientifica

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Un commento

  1. Avatar

    Sono disposta ad acquistare frutta e verdura dalle forme più svariate a prezzi più bassi. L importante è che sia frutta e verdura locale e sopratutto fresca.

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