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Un terzo della frutta e verdura europea sprecato per motivi estetici. Studio dell’Università di Edimburgo

A big red strawberry with strange shape on old stump surface closeup in sunny dayPiù di 50 milioni di tonnellate di frutta e verdura coltivate ogni anno in Europa non raggiungono gli scaffali dei supermercati e vengono sprecate perché non corrispondono ai criteri estetici richiesti dai regolamenti europei e dagli standard fissati dalla grande distribuzione. Si tratta di una quantità pari a oltre un terzo della produzione complessiva di frutta e verdura europea. La conseguenza è che gli agricoltori con un contratto di fornitura con i supermercati sono costretti a coltivare più cibo, perché devono calcolare la percentuale che non sarà ritenuta idonea. Lo rileva uno studio dell’Università di Edimburgo, pubblicato dal Journal of Cleaner Production.

Secondo i ricercatori dell’Università scozzese, che sottolineano anche le maggiori emissioni di gas a effetto serra collegate all’attività agricola causata dal fenomeno, “la quantità di cibo sprecata è sconvolgente, considerando che un decimo della popolazione mondiale è denutrita. Le persone dovrebbero essere incoraggiate a essere meno schizzinose sull’aspetto di frutta e verdura e questo potrebbe ridurre i rifiuti e l’impatto della produzione alimentare sul clima”.

Secondo i ricercatori una maggior consapevolezza di questi problemi da parte dei consumatori e un movimento orientato all’acquisto sostenibile,  potrebbero incoraggiare la vendita di frutta e verdura “brutta”, anche in forma sminuzzata o lavorata. Lo studio ricorda alcune iniziative messe in atto da alcuni supermercati in Francia e nel Regno Unito, che hanno iniziato a vendere a prezzo scontato frutta e verdura con difetti estetici, come l’ultima in ordine di tempo, adottata all’inizio di agosto da Lidl.

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  Beniamino Bonardi

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4 Commenti

  1. Un po’ di vera fame, se non saremo capaci di risolvere in via preventiva molti dei nostri problemi alimentari e sociali, sarà l’ultima soluzione naturale ed inevitabile.

  2. Mi sembra opportuno distinguere i motivi estetici dai motivi pratici, le banane molto storte ad es. non danno soverchi problemi, mentre le patate molto bozzolute e con rientranze sono molto laboriose da pelare, per cui anche se i supermercati le ponessero sugli scaffali lì resterebbero, anche i cetrioli “stortignaccoli” sono rognosi da pelare e rimangono sul fondo delle cassette, così pure le mele cresciute deformi per pressione di rami o grandine richiedono il bisturi e molta pazienza per essere sbucciate, anche l’industria spesso no può lavorare bene frutta e verdura particolarmente deformi.

  3. Buongiorno a tutti. Ormai da decenni viviamo nella società del paradosso . Da un lato si parla dello spirito di accoglienza ( ma solo nei confronti degli immigrati, poiché degli altri: i diversi, i disabili, gli anziani, i disperati non servono a nessuno, non fanno audience, e, sopratutto non servono alla classe politica), dall’altra si spinge l’individuo a seguire dei modelli perfetti costruiti ad hoc.
    Se sono stato abituato a cercare la bellezza seguendo dei canoni imposti, come posso apprezzare la diversità, che faccia riferimento all’essere umano o al cibo non fa differenza .

  4. A noi preoccupa e scegliamo preferibilmente in base all’estetica, l’industria come ci segnala giustamente Bernardo ha anche esigenze di lavorabilità, mentre Stefania va al nocciolo della questione sociale, perché alla metà della popolazione mondiale la forma interessa proprio nulla, purché abbia qualcosa da masticare per sopravvivere.