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“Frutta nelle scuole”: il programma europeo delude. Favorite solo le aziende che partecipano. Manca la valenza educativa

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“Frutta nelle scuole”, il programma europeo gestito dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali

Parte sotto cattivi auspici la nuova edizione di Frutta nelle scuole, il programma europeo per incentivare il consumo di frutta e verdura da parte dei bambini, gestito dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali.

La distribuzione della frutta sarebbe dovuta cominciare poco dopo l’inizio dell’anno scolastico e con uno stanziamento più elevato rispetto alla precedente edizione: più di 31 milioni di euro complessivi articolati in otto lotti divisi per competenza territoriale. «Invece l’assegnazione del bando è stata sospesa, perché un concorrente ha fatto ricorso al Tar, e anche se l’anno scolastico è iniziato da più di due mesi ancora si attende una decisione in merito», spiega Corrado Giannone, tecnologo alimentare di UL-CONAL e collaboratore della rivista Ristorando. Che già l’anno scorso aveva descritto le incongruenze dell’iniziativa, in un articolo rilanciato da Il Fatto Alimentare.

Anche se sulla carta il progetto è interessante, il bilancio delle precedenti edizioni risulta tutt’altro che positivo. «Una vera e propria valutazione sulla riuscita dell’iniziativa e sull’accoglienza da parte delle scuole che vi partecipano non è stata mai fatta – precisa Giannone. – Ma allo stato dei fatti possiamo considerarla un vero e proprio spreco, da cui traggono vantaggi solo i produttori coinvolti».

frutta nelle scuole genitori
Gli sprechi sono elevati e spesso la frutta è distribuita in condizioni non ottimali, acerba o eccessivamente matura

In effetti la frutta è già presente nei menù delle mense scolastiche, «dove viene somministrata attraverso le società cui sono affidati i servizi mensa, in modo calibrato e tenendo conto delle esigenze nutrizionali dei bambini», spiega Giannone. «Gli spuntini che arrivano tramite il progetto invece sono distribuiti in modo estemporaneo, e non coordinato col servizio mensa: a volte la frutta viene consegnata al mattino e pochi la consumano, solo in qualche caso viene conservata e consumata nel pomeriggio», osserva Giannone. Gli sprechi sono decisamente elevati, anche perché spesso è stata distribuita frutta in condizioni non ottimali, acerba o eccessivamente matura. «A questo si aggiunge che in molti casi si tratta di prodotti di quarta gamma, frutta tagliata e confezionata, il che produce una gran quantità di rifiuti».

Le finalità del progetto insomma sembrano vanificate: le modalità con cui sono distribuiti gli appalti oltre tutto hanno fatto sì che sia stato impossibile valorizzare le produzioni locali. Al contrario, per citare solo alcuni esempi, sono state distribuite mele tirolesi in Valtellina – una zona nota proprio per la produzione di mele – e frutta pugliese in Sardegna, generando comprensibili proteste da parte dei produttori locali.

In conclusione, il progetto sembra essere un favore alle aziende che partecipano, che non ha alcuna valenza educativa, e non contribuisce neanche a coprire i costi della mensa, che possono essere eccessivi per le famiglie meno abbienti. Conclude Giannone: «i fondi europei destinati al progetto potrebbero essere meglio spesi utilizzando questi prodotti per integrare i pasti, riducendone così il costo a carico delle famiglie».

© Riproduzione riservata. Foto: iStockphoto.com

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  Paola Emilia Cicerone

Paola Emilia Cicerone
giornalista scientifica

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2 Commenti

  1. non sono d’accordo con quanto affermate. per esperienza diretta, nella scuola media di mia figlia veniva distribuita regolarmente una volta alla settimana la frutta, non porzionata ma libera in grandi ceste, chi non la voleva era libero di non consumarla; personalmente ricordo benissimo che in quelle occasioni mia figlia non portava la merenda da casa “perchè mi danno la frutta a scuola” e ne era ben contenta; e in alcune occasioni mi sono trovata a scuola durante la pausa e vedevo ragazzini che andavano a prendere i mandarini per consumarli come snack, molto più sano di tante altre cose…non siamo sempre negativi; gli sprechi poi bisogna saperli dosare; magari in loco donando quello che avanza, o distribuendolo tra il personale, perchè no…piuttosto che buttarlo.

    • Anch’io non sono d’accordo, il progetto è valido, solo come sempre ci vuole collaborazione di tutti, insegnanti e genitori per valorizzare la frutta e il suo consumo, e non sempre il prezzo delle mense, con grandi appalti, è giustificato.
      La qualità della frutta e delle mense in generale scarseggia e invece gli utili delle grandi società appaltanti le mense lievitano. E’ proprio necessario dargli altri fondi, non sarebbe meglio chiedere un tetto agli utili e reinvestimento nel servizio?