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Frodi alimentari, un nuovo metodo per scoprire la vera origine dei prodotti vegetali

Individuare le frodi alimentari sui prodotti vegetali, cioè, per esempio, attribuire la corretta provenienza all’olio di oliva, o alla frutta, è diventato sempre più importante negli ultimi anni. La globalizzazione infatti ha portato con sé l’internazionalizzazione delle merci e ha moltiplicato le truffe finalizzate a vendere come prodotti pregiati, associati a uno specifico territorio, cibi che in realtà non lo sono e che hanno origini incerte. 

Per contrastare il fenomeno delle frodi, da anni si cerca di mettere a punto metodi di analisi rapidi, facili da utilizzare e affidabili, ma finora quelli più diffusi nelle agenzie deputate al controllo non hanno mai avuto tutte le caratteristiche desiderate. Ora però un programma studiato per anni dagli esperti dell’Università di Basilea, in Svizzera, basato sull’analisi del rapporto di due isotopi dell’ossigeno (O18 e O16), già molto utilizzato come riferimento, potrebbe avvicinare di molto l’obiettivo. Come riferito su Scientific Reports, infatti, il sistema tiene conto dei dati meteorologici della zona di interesse quali temperatura, precipitazioni, umidità, e della stagionalità delle piante, arrivando così a definire un profilo isotopico estremamente specifico, e basandosi solo su dati accessibili al pubblico. Una volta implementato, e costantemente aggiornato per la specie oggetto di indagine, può dunque consentire di capire con ottimi margini di affidabilità se in un certo prodotto la pianta (i suoi derivati) è presente, oppure se ne contiene un’altra, cresciuta in tutt’altra zona del mondo.

man picks a crop of tomatoes and puts them in a box in a vegetable garden. Harvesting in the field, organic products
I ricercatori hanno messo a punto un metodo per individuare l’origine di un prodotto vegetale e contrastare così le frodi

I ricercatori elvetici hanno validato il loro metodo confrontando il modello con una banca dati di oltre 150 campioni di fragole raccolti in diversi Paesi europei (soprattutto Finlandia, Germania, Gran Bretagna, Svezia più un paio di campioni provenienti dalla Spagna e dal Marocco) nella stagione del raccolto naturale, compresa tra maggio e agosto, nel corso di 11 anni, tra il 2007 e il 2017. Gli autori hanno così confermato che il modello ha un’ottima capacità predittiva. Con semplici adattamenti potrebbe essere impiegato per le più diverse piante che crescono all’aperto o comunque non in condizioni isolate dall’ambiente esterno. Il metodo, oltre a non richiedere alcuna sostanza inquinante, è anche molto economico, proprio perché basato su dati accessibili a chiunque, e per questo potrebbe essere adottato anche da Ong che lavorano per tutelare le produzioni locali.

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Roberto La Pira

  Agnese Codignola

giornalista scientifica

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