Friggitrice ad aria con patatine fritte nel cestello sul piano di lavoro di una cucina, tra piastra a induzione e lavandino

Tra allarmi sui PFAS e dubbi sulla sicurezza è utile fare chiarezza sulle friggitrici ad aria: se usate correttamente i rischi sono molto limitati.

Attendere che il forno si preriscaldi, lavare a mano teglie di grosse dimensioni, consumare una notevole quantità di energia anche solo per scaldare due porzioni di patate. Sono solo alcuni dei motivi per cui, sempre più spesso, il forno tradizionale finisce per restare spento mentre la friggitrice ad aria conquista spazio nelle nostre cucine. Ma i vantaggi di questo elettrodomestico non finiscono qui, spaziando da una maggiore velocità di cottura, fino ad arrivare alla possibilità di ottenere cibi più croccanti e uniformi, grazie alla rapida circolazione dell’aria. Tuttavia, negli ultimi mesi hanno cominciato a circolare in rete e su diversi media, voci allarmistiche che sostengono come questo tipo di cottura possa esporci ai famigerati PFAS, ormai sulla bocca di tutti, in ragione del fatto che le teglie delle friggitrici ad aria sono generalmente realizzate in Teflon.

PFAS nella friggitrice ad aria?

Sebbene non esistano studi scientifici che abbiano misurato il contenuto o la migrazione di PFAS da friggitrici ad aria come categoria a sé stante, alcune analisi di laboratorio commissionate dalla rivista francese Que Choisir nel 2025 sui rivestimenti di sei friggitrici ad aria ne avevano dimostrato l’assenza. Va detto che in quella occasione l’analisi fu limitata solo ad alcuni PFAS ritenuti i più critici e che rappresentano il rischio sanitario prioritario nei rivestimenti antiaderenti (PFOA, PFOS, PFHXS), ma si tratta di dati comunque indicativi della qualità dei prodotti. Il PFOA, in particolare, la cui nocività è ormai ampiamente documentata, è risultato completamente assente; l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) lo ha classificato come cancerogeno per l’uomo (Gruppo 1) e la sua produzione, l’uso, l’importazione e l’esportazione sono praticamente vietati in Europa, salvo alcune deroghe specifiche previste dalla normativa europea.

Braciole nel cestello di una friggitrice ad aria viste dall'altro, accanto all'elettrodomestico e a un macinino con sale e pepe
Un’analisi del 2025 su sei modelli di friggitrici ad aria aveva dimostrato l’assenza di PFAS

Le analisi della rivista francese hanno rilevato solo PTFE (politetrafluoroetilene), un fluoropolimero usato nei rivestimenti che conferisce alla superficie una consistenza leggermente cerosa, caratterizzato da ottime proprietà di resistenza all’acqua e ai grassi e in grado di impedire agli alimenti di attaccarsi durante la cottura. È considerato, allo stato attuale delle conoscenze scientifiche, sicuro alle normali temperature di cottura (inferiori a 260°C), senza effetti noti sulla salute umana durante il normale utilizzo.

La sicurezza del PTFE

A tal proposito, le valutazioni dell’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) sui PFAS e sui materiali a contatto con gli alimenti non indicano un rischio specifico per il PTFE nelle normali condizioni d’uso; mentre l’autorevole BfR è più esplicito: l’Istituto federale tedesco per la valutazione del rischio ha chiarito infatti che questo fluoropolimero in utensili da cottura è chimicamente inerte alle normali temperature di cottura, e il rischio principale si ha solo in caso di surriscaldamento estremo, oltre  i 360°C, soprattutto se si utilizza l’utensile vuoto. In questa situazione, sostanze pericolose per la salute sono rilasciate nell’aria anche senza formazione di fumo visibile; sostanze gassose che, tra l’altro, allo stato attuale delle conoscenze, si ritiene possano migrare negli alimenti. Si tratta tuttavia di temperature che una friggitrice ad aria certamente non raggiunge.

Inoltre, lo stesso BfR, in merito al potenziale rilascio di sostanze fluorurate da parte dei rivestimenti in PTFE, sostiene che in condizioni d’uso normali “le quantità sono così piccole che non ci si aspettano effetti negativi sulla salute”. Anche l’eventuale distacco di minuscole particelle da un rivestimento graffiato e la loro ingestione accidentale durante il consumo di cibo non causerebbe alcun impatto negativo sulla salute del consumatore. Questo perché il PTFE è inerte (reagisce lentamente) e le particelle non vengono digerite, ma espulse inalterate. Certo è che, in caso di danneggiamento del rivestimento antiaderente, è sempre preferibile sostituire la teglia con una nuova.
In sintesi, secondo l’agenzia tedesca per la valutazione del rischio questi rivestimenti non comportano rischi per la salute umana se usati correttamente.

Pollo arrostito nel cestello di una friggitrice ad aria, accanto a una teglia di patate al forno su un foglio di carta forno
Il rivestimento di PTFE dei cestelli delle friggitrici ad aria è considerato inerte alle temperature e alle condizioni d’uso dell’elettrodomestico

 

Le emissioni della friggitrice ad aria

Altri interessanti studi sono stati condotti recentemente dall’Università di Birmingham, concentrandosi invece sull’impatto che le friggitrici ad aria possono avere sulla qualità dell’aria delle nostre cucine, sempre più riconosciuta come un fattore importante per la salute (ne avevamo già parlato in questo articolo). I ricercatori hanno preso in esame composti organici volatili (COV) e particelle ultrafini, inquinanti dell’aria che quotidianamente respiriamo nelle nostre case e a cui la cottura di cibi può contribuire in maniera più o meno importante: utilizzando particolari camere di analisi della qualità dell’aria realizzate su misura, hanno rilevato che la cottura in friggitrice ad aria genera una minore quantità di inquinanti rispetto ad altri metodi di cottura più tradizionali come la frittura in padella. I dati parlano di livelli di COV da 10 a 100 volte inferiori, specialmente per la cottura di alimenti ad alto contenuto di grassi.

Ciò a patto che la friggitrice ad aria sia mantenuta adeguatamente pulita: prove effettuate con una friggitrice ad aria utilizzata più di 70 volte hanno rivelato un aumento del 23% dei COV legati alla cottura e più del doppio delle particelle ultrafini emesse. Il team attribuisce questo fenomeno all’accumulo di residui nella friggitrice ad aria in aree difficilmente raggiungibili per la pulizia. Secondo i ricercatori, lo studio dimostrerebbe che l’uso ripetuto delle friggitrici ad aria senza la possibilità di pulire le superfici di cottura più difficili da raggiungere può annullare alcuni dei benefici correlati alla qualità dell’aria. Sebbene gli effetti non producano emissioni tali da preoccupare le famiglie, questo risultato evidenzia la necessità di progettare questi elettrodomestici in modo da consentirne una pulizia profonda.

Un elettrodomestico sicuro?

Le friggitrici ad aria sono dunque prodotti sicuri? Sì, a patto che si scelgano articoli con rivestimenti affidabili, si rispettino le temperature di utilizzo e si mantenga l’elettrodomestico adeguatamente pulito. E i rischi diventano concreti soprattutto quando si acquistano prodotti non conformi alla legge o non si seguono le indicazioni di sicurezza fornite dai produttori.

© Riproduzione riservata Foto: Depositphotos

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