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Aumenta la fame nel mondo: 821 milioni di persone sottonutrite. Il cambiamento climatico è il maggiore responsabile

821 milioni di persone nel mondo soffrono la fame, quasi una su nove. È questo il dato allarmante che emerge dal nuovo rapporto The state of food security and nutrition in the world 2018, appena pubblicato da Fao, Unicef e altre organizzazioni dell’Onu. La cifra è addirittura cresciuta rispetto al 2016, quando le persone sottonutrite erano 804 milioni. Il dato conferma un’inversione di rotta preoccupante, visto che fino al 2015 il numero si era abbassato progressivamente ogni anno. Oggi, invece, siamo ritornati ai livelli del 2010. Rispetto al totale, i bambini sotto i cinque anni di età che subiscono un rallentamento della crescita sono 151 milioni, e sono distribuiti in gran parte in Asia e Africa, rispettivamente per il 55% e il 39%.

Secondo il rapporto, la situazionegenerale sta peggiorando in Sud America e nella maggior parte delle regioni dell’Africa, mentre in Asia risulta sostanzialmente stabile, anche se è rallentata la tendenza decrescente della sottonutrizione.

Il grafico mostra l’andamento della quantità di persone sottonutrite dal 2005 a oggi, in rialzo dal 2015

Esiste anche però un altro aspetto della malnutrizione: il numero crescente di persone che incorrono nel problema dell’eccesso di cibo. Nel 2017, in tutto il mondo si contavano 672 milioni di adulti e 38 milioni di bambini obesi, in gran parte nell’area del Nord America e in Europa, ma in aumento anche in Asia.

Se fattori sostanziali dell’aumento della fame sono i conflitti e le crisi economiche, che ancora affliggono molte zone del mondo, non bisogna sottovalutare l’incidenza del cambiamento climatico. Il surriscaldamento del globo ha causato, negli ultimi anni, fenomeni estremi e anomalie, con temperature molto superiori alla media, lunghe siccità, inizio tardivo o precoce delle stagioni piovose, concentrazione delle piogge in brevissimi periodi. Di conseguenza, ha creato gravi inconvenienti all’agricoltura.

siccitàNelle regioni in cui il sostentamento della popolazione dipende in gran parte da sistemi di coltura sensibili alle precipitazioni e alle temperature, i danni alla produzione agricola riducono molto la disponibilità di cibo, innescando effetti a catena come l’aumento dei prezzi degli alimentari e la perdita di reddito. Il rapporto 2018 spiega che, per far fronte ai futuri cambiamenti climatici, si dovranno rafforzare la capacità adattativa dei sistemi alimentari e la “resilienza climatica”, cioè l’attitudine a ridurre e assorbire i danni. Se il problema non sarà arginato, bisogna mettere in conto un grande spostamento di persone, i migranti climatici, costretti a lasciare le loro terre a causa di desertificazioni, inondazioni e fenomeni estremi.

Fra i diciassette obiettivi dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile stilata dall’Onu, compare il cosiddetto target “fame zero”, che si propone di “porre fine alla fame, raggiungere la sicurezza alimentare, migliorare la nutrizione e promuovere un’agricoltura sostenibile”. Un traguardo ambizioso, che si può raggiungere attraverso una necessaria riconsiderazione di come coltiviamo, condividiamo e consumiamo il cibo.

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  Annalisa Cavazza

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Un commento

  1. il cambiamento climatico NON è il maggiore responsabile, aggrava solo una situazione agricola ormai insostenibile; troppi allevamenti di animali (tra l’altro responsabili di gran parte del gas-serra e del prosciugamento delle risorse idriche), consumatori di soia e cereali (ma non erano erbivori?), a discapito delle coltivazioni destinate ad uso umano…continuiamo pure a farci del male! Tra l’altro vorrei sapere quanta della carne prodotta va gettata, perchè non consumata (un po’ come con il pesce)