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L’olio extravergine deodorato non può essere etichettato come il vero extravergine genuino

extravergineAncora una volta la normativa europea ha difeso gli interessi dei grandi e piccoli marchi che da anni ingannano i consumatori, a discapito dei piccoli produttori che agiscono onestamente. Ci riferiamo al Regolamento (UE) n. 61/2011 del 24 gennaio 2011 relativo alle caratteristiche degli oli d’oliva e di quelli di sansa d’oliva nonché ai metodi di analisi ad essi attinenti.

Dopo trent’anni di battaglie il legislatore si è posto il problema di come regolamentare in termini analitici il vero contenuto di una bottiglia di olio extravergine di oliva. Il provvedimento introduce, sì, un sistema di rilevazione piuttosto efficace, quello del calcolo degli alchil esteri, che identificano senza scampo le non buone caratteristiche di produzione, ma autorizza la vendita di olio con un livello massimo di alchil esteri pari a 150 mg/kg con etichettatura “olio extravergine di oliva”. Poiché un olio ottenuto da olive sane, spremute subito dopo la raccolta, contiene al massimo 10-15 mg/kg di alchil esteri, che possono arrivare in via eccezionale a 30, come da dati di laboratorio in nostro possesso, possiamo senz’altro dire che questo regolamento, se non modificato nei parametri, introduce di certo ulteriori dubbi e incertezze in un mercato già difficile .

La cosa scandalosa non è che si vendano oli deodorati, certamente meno salutari dei veri extravergini, ma che si faccia dell’extravergine una notte in cui tutte le vacche sono nere.

Ciò rappresenta una vera e propria truffa nei confronti del consumatore, che ha diritto di sapere che valore ha ciò che gli viene offerto; poi sarà libero di scegliere il prodotto di maggior valore o quello meno pregiato. È utile far sapere al consumatore che i costi industriali per il confezionamento di una bottiglia sono di circa 1 euro, è facile a questo punto capire che alcune offerte rappresentano solo azioni speculative e truffaldine lasciando intendere che si tratta di un affare ma in realtà si sta comprando un prodotto scadente .

Ma, oltre che al consumatore, il nuovo regolamento europeo, se non rivisto nei parametri, crea un danno enorme anche ai produttori onesti, che vedono il loro prodotto equiparato a quello ottenuto a costi decisamente minori.

Di fronte a queste prospettive disastrose il CNO propone di ridurre  i parametri ammissibili di alchil esteri ed invita il legislatore a rivedere tali limiti con un’ottica di tutela del mercato, a garanzia del consumatore .

È in questa prospettiva che si inquadra l’azione del CNO per diffondere l’attenzione alla tracciabilità, che è rilevabile negli extravergini del marchio collettivo del CNO ”Terre del Sole” anche attraverso un sms o un «qr code», (un’icona che, fotografata con il telefonino, ci connette ad un sito internet dandoci tutte le informazioni sul prodotto), cioè usando gli strumenti di comunicazione più avanzati. In questo modo i veri oli extravergini potranno continuare a raccontare le biodiversità e le tipicità territoriali, racchiuse in un progetto di filiera che ottimizzi tutti i processi, di cui il produttore dà ogni garanzia “mettendoci la faccia”.

Riteniamo, infatti, che solo con la chiarezza sia possibile difendere contemporaneamente gli interessi dei consumatori e dei produttori, anche di quelli industriali, purché non millantino qualità diverse da quelle reali

Gennaro Sicolo (Presidente CNO)

  Redazione Il Fatto Alimentare

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