Dettaglio di conserve di verdure in vasetto di vetro sugli scaffali di un supermercato; etichette

Una ricerca su 13mila persone mostra che le etichette semplici, che segnalano solo i nutrienti critici, sono più efficaci di quelle proposte dalla FDA. Intanto il Nutri-Score continua a conquistare i consumatori francesi.

La discussione sul modo migliore per segnalare un prodotto di cui non si dovrebbero consumare quantità eccessive perché molto ricco in zuccheri, grassi o sale è in pieno svolgimento da anni, e caratterizzato dall’approvazione o dall’opposizione ad alcuni modelli già esistenti come il Nutri-Score. Negli Stati Uniti, nel gennaio del 2025, la Food and Drug Administration ha proposto una sua versione di un’etichetta fronte pacco che dovrebbe recare tanto le percentuali di una porzione rispetto alle dosi giornaliere consigliate quanto un generico aggettivo: “basso”, “medio” o “elevato”. Ma è proprio questa la formulazione più efficace?

Lo studio sulle etichette dell’Università della California

La risposta, secondo i ricercatori dell’Università della California di Davis, è no, perché quel tipo di etichetta può trarre in inganno, contenendo magari qualche segnalazione di valore basso, anche se nel complesso è un alimento poco sano. Ne esiste una migliore, come hanno dimostrato i partecipanti a uno studio condotto appositamente per questo scopo, i cui risultati sono appena stati pubblicati su Lancet Public Health. In Europa, invece, nonostante l’ostracismo, e nonostante la sua apposizione sia volontaria, il Nutri-Score piace parecchio, ed è apprezzato: un successo certificato da un’indagine Nielsen condotta in Francia, che dimostra come la classificazione sia ormai conosciuta, e compresa.

Studio etichette Università della California 03.2026
Le quattro etichette nutrizionali testa dai ricercatori dell’Università della California

I ricercatori hanno confrontato cinque diverse tipologie di etichettatura (vedi foto sopra): una, di controllo, senza etichettatura fronte pacco; quella proposta dalla FDA; una con la stessa rappresentazione ma, in più, un riquadro rosso attorno alla dicitura high (per esempio per l’elevato contenuto in zuccheri); un’etichetta che elenca soltanto i nutrienti contenuti in quantità elevata, tutti insieme; uno schema con etichette separate per ciascun nutriente contenuto in quantità elevata, simile alle warning label utilizzate da alcuni Paesi centro e sudamericani. Le ultime due proposte sono due versioni di uno stesso concetto, ovvero quello secondo cui l’etichetta migliore sarebbe quella che segnala esclusivamente i nutrienti contenuti in quantità elevata.

Vince la semplicità

Quindi hanno sottoposto a 13mila persone le cinque etichette, e verificato quale delle versioni era riconosciuta in meno tempo, e con quale livello di precisione. Il risultato è stato molto chiaro: qualunque etichetta è meglio di nessuna, e la versione di quella della FDA con il quadrato rosso è più efficace di quella standard. Tuttavia, l’etichetta nera con una sola scritta bianca, da sola o in più unità, è risultata migliore rispetto alle due versioni di quella proposta dalla FDA, perché è immediatamente e correttamente compresa da un numero più alto di persone.

L’etichetta dell’FDA, inoltre, è risultata associata a errori come quello di considerare carni processate o dolci come sani, a causa della presenza di alcuni valori indicati come bassi, e si è dimostrata meno efficace rispetto alle varianti. Poiché una volta che la FDA avrà deciso – sottolineano gli autori – quell’etichetta sarà vista da milioni di persone per anni, sarebbe opportuno cercare di apporre la forma che si è dimostrata più efficace.

Riconoscibilità del Nutri-Score Nielsen 03.2026
Il Nutri-Score è una delle etichette e dei loghi più riconosciuti dai consumatori francesi, al pari della Label Rouge, secondo l’indagine di Nielsen

L’indagine Nielsen premia il Nutri-Score

Trova invece nuove conferme il Nutri-Score, l’etichetta nutrizionale in cinque tonalità di colore dal verde al rosso, passando per il giallo e l’arancio, e cinque lettere, dalla A alla E, introdotta in Francia e poi in sette Paesi europei, sulla quale l’Europa ha rimandato a tempo indeterminato ogni decisione.  

Secondo un’indagine condotta da Nielsen su oltre 20mila consumatori e presentato a un congresso, il 63% dei francesi dichiara di fare caso al Nutri-Score per capire se ciò che si sta per acquistare sia o meno positivo per la salute. Ciò che colpisce, si legge, è la velocità con la quale è diventato familiare: in soli sei anni la conoscenza del logo è passata dal 14% del 2019 al 63% del 2025; per confronto, altri marchi come quelli associati ai prodotti biologici nello stesso periodo sono cresciuti, sì, ma molto di meno.

Il Nutri-Score si sta inoltre diffondendo rapidamente: oggi lo presenta il 41% dei prodotti francesi (corrispondenti al 40% del fatturato), con un incremento continuo del numero di alimenti che lo inseriscono negli ultimi tre anni, nonostante l’apposizione sia su base volontaria. Il perché lo si capisce dal gradimento. Il Nutri-Score, infatti, piace molto ai francesi: il 71% vorrebbe che fosse esteso per legge a tutti i prodotti, e il 54% afferma che, quando si trova davanti a prodotti che hanno il Nutri-Score e ad altri simili che non lo hanno, sceglie sempre i primi. 

Ancora una volta, quindi, il Nutri-Score si conferma efficace e accettato da parte dei consumatori. Molto più di quanto non lo sia da parte dei decisori politici, che sembrano assai più sensibili alle richieste delle lobby alimentari che a quelle dei cittadini, dei nutrizionisti e dei medici.

© Riproduzione riservata Foto: AdobeStock, Università della California di Davis, Nielsen

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