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Etichette alimentari, in Italia torna l’obbligo dell’indicazione dello stabilimento di confezionamento. Approvato il decreto

 

Sede dello stabilimento
Il Fatto Alimentare e Great Italian Food Trade avevano lanciato una petizione per chiedere di non togliere lo stabilimento di confezionamento dalle etichette
Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali rende noto che il Consiglio dei Ministri ha approvato questa mattina in via definitiva il decreto legislativo che reintroduce l’obbligo di indicare  sulle etichette lo stabilimento di produzione o confezionamento. Il provvedimento prevede un periodo transitorio di 180 giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, per lo smaltimento delle etichette già stampate, e fino a esaurimento dei prodotti etichettati prima dell’entrata in vigore del decreto ma già immessi in commercio.

L’obbligo era già sancito dalla legge italiana, ma è stato abrogato in seguito al riordino della normativa europea in materia di etichette alimentari. L’Italia ha stabilito la sua reintroduzione al fine di garantire, oltre che una corretta e completa informazione al consumatore, una migliore e immediata rintracciabilità degli alimenti da parte degli organi di controllo e, di conseguenza, una più efficace tutela della salute.

L’approvazione del provvedimento è anche il frutto della petizione lanciata anni fa su Change.org da Ilfattoalimentare insieme a  Great Italian Food Trade e delle ripetute istanze provenienti dalla società civile.

Il testo approvato prevede che l’indirizzo dello stabilimento potrà venire omesso:

– quando la citazione della località, o della frazione, è sufficiente a identificare l’impianto,

– quando la sede dello stabilimento è compresa nel marchio, ovvero quando coincide con quella dell’operatore responsabile

– quando la confezione riporta un marchio di identificazione o un bollo sanitario.

I controlli saranno affidati all’ICQRF presso il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali.

  Redazione Il Fatto Alimentare

Redazione Il Fatto Alimentare

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6 Commenti

  1. Buongiorno, una semplice domanda: il decreto avrà influenza solamente per gli operatori con sede in Italia, come al solito aggravando gli oneri economici e burocratici per le imprese italiane, mentre tutti gli alimenti provenienti da altri paesi continueranno a fare riferimento unicamente al Reg. CEE 1169/2011 che non richiede tali informazioni? Come al solito i nostri politici, che fra l’altro sono largamente presenti e lautamente spesati anche in sede europea, sbagliano sede. Le proposte sull’etichettatura degli alimenti vanno portate avanti in sede europea, altrimenti si ottiene come risultato prevalente di complicare la vita agli operatori italiani, mentre gli altri vengono in realtà agevolati nella concorrenza grazie a minori oneri economici e burocratici (ristampe etichette, etichette differenti per i vari mercati anche europei, controlli aggiuntivi dell’ICQRF, ecc.).

  2. buongiorno, avete un link al testo del decreto in modo da poterlo consultare? grazie

  3. Decisione buona e giusta, che insieme all’indicazione dell’origine delle materie prime impiegate negli alimenti, rendono finalmente trasparente la produzione e libera ed informata la scelta dei consumatori.

  4. decisione inutile, le aziende già hanno la facoltà di dichiarare lo stabilimento di produzione e il consumatore già ha la facoltà di non comprare prodotti dove non è indicato l’ indirizzo. Per i prodotti fabbricati all’ estero l’ obbligo non sussiste. Il luogo di confezionamento di per sè non garantisce nulla anche perchè tutti gli ingredienti sono tracciati e vengono acquistati sul mercato internazionale . Se io compro un ingrediente in cina e lo confeziono in Italia il prodotto non diventa per incanto ITALIANO se non eseguo una trasformazione sostanziale. #fumonegliocchi. SBAGLIO ?

  5. Per cui tutti i prodotti per i quali non esiste l’obbligo dell’indicazione del paese di origine della materia prima, con l’indicazione “prodotto confezionato in via xxxxx località yyyy Italia” diventeranno automaticamente “italiani”. Questa tipologia di confezionatori avrà una carta in più per giustificare le bandiere tricolori o le immagini tutte italiane che accompagnano la confezione di prodotti (anche non trasformati) provenienti da altri paesi.
    Rimane all’angolo, anche per forti interessi nazionali, la giusta rivendicazione di avere in etichetta per tutti i prodotti, e per tutti gli stati membri dell’ Ue, l’indicazione di origine della materia prima, con buon pace delle libere, informate e consapevoli scelte del consumatore.