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Etichette alimentari: fumata nera per lo stabilimento di produzione. I tre ministeri rimandano la decisione a Bruxelles. Continua la raccolta delle firme

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Fumata nera per la richiesta di mantenere l’indicazione dello stabilimento di produzione sulle etichette alimentari

Great Italian Food Trade e il Fatto Alimentare hanno lanciato la settimana scorsa una petizione, per affermare la necessità di reintrodurre subito l’obbligo di indicare la sede dello stabilimento su tutti i prodotti alimentari realizzati in Italia che ha raccolto più di 5.000 adesioni. Si tratta  dell’unica garanzia legale che può permettere ai consumatori italiani ed europei di distinguere gli alimenti e le bevande autenticamente Made in Italy, rispetto a quelle che di italiano hanno solo l’aspetto e magari anche il marchio.

 

Per sottoscrivere la petizione clicca qui

 

Il 12 febbraio 2015 il Ministero dello sviluppo economico ha organizzato una riunione (1) su questo tema, insieme ai rappresentanti dei dicasteri delle Politiche agricole e della Salute, oltre a quelli della filiera produttiva. A parole, sono tutti  d’accordo con l’idea di reintrodurre in etichetta l’obbligo della sede dello stabilimento. Sulla base delle informazioni raccolte, Coldiretti è stata l’unica organizzazione a richiedere un intervento immediato su scala nazionale, riagganciandosi alla prescrizione già contenuta nel decreto legislativo 109/92 è rimasta in vigore fino al 13 dicembre scorso. Le altre organizzazioni avrebbero deciso di lavorare a un progetto normativo da sottoporre alle tre Istituzioni europee, cioè Commissione, Parlamento e Consiglio.

 

ETICHETTE ALIMENTARI PETIZIONECon una prospettiva più ampia e senz’altro condivisibile, quella di proporre l’estensione dell’obbligo della sede dello stabilimento su tutte le etichette dei prodotti realizzati e magari anche di quelli commercializzati in Europa. La misura potrebbe essere motivata con l’esigenza di garantire la rintracciabilità dei prodotti nella gestione di una grave allerta alimentare. L’obbligo di rintracciare tutti gli ingredienti degli alimenti e i mangimi venne introdotto in termini assai generici dal General Food Law’ (2) ed  è stato poi esteso alle sostanze, i materiali e gli oggetti destinati a venire a contatto con gli alimenti (3). La Commissione europea e gli Stati membri hanno successivamente precisato altri obblighi di registrazione rispetto al dettato legislativo, nelle linee guida per l’applicazione del regolamento CE 178/02 (4).

 

etichette, alimentari, cibo,105938384Questa scelta convince poco, per due ragioni. In assenza delle petizioni popolari  portate avanti da Great Italian Food Trade e Il Fatto Alimentare  oltre che dal blog Io leggo l’etichetta (5), appare velleitario illudersi di poter superare la resistenza del Regno Unito, dell’Olanda e delle multinazionali dell’industria alimentare e della distribuzione. In Italia la lobby delle grandi sorelle del cibo aveva già indotto il governo ad assumere una posizione contraria a quella da noi sostenuta sin dal 2014 (6) di mantenere in etichetta l’indicazione dello stabilimento di produzione. Non ci sono indizi per credere che adesso la Commissione Junker possa deviare rispetto da una politica liberista che gode di molto assenso a Bruxelles.

 

Il secondo motivo di perplessità sulla proposta dei tre ministeri italiani è il tempo. Sono trascorsi inutilmente tre anni (7), e  non si è fatto nulla per cercare di mantenere l’obbligo di citare la sede dello stabilimento sulle etichette dei prodotti  italiani. Avviare un  dibattito nei prossimi mesi a livello europeo (8) risulta una scelta tardiva e riporta alla mente il più celebre aforisma del Gattopardo nel film di Luchino Visconti ‘Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi’.

 

etichette alimentari  cibo,1159406067Secondo Federalimentare, l’Italian sounding termine inglese che indica la contraffazione del Made in Italy alimentare varrebbe circa 60 miliardi di euro, poco meno metà del fatturato totale delle industrie alimentari in Italia (132 miliardi) e poco più del doppio rispetto al loro export (27 miliardi). Il fenomeno sarebbe aumentato del 180% negli ultimi quattro anni. Sono stime basate su osservazioni parziali e prive di risconti obiettivi. La situazione potrebbe essere ben peggiore, e basterebbe misurare le vendite dei prodotti stranieri coi marchi italiani nelle mani dei colossi  alimentari (8) per avere un quadro più chiaro. Di fronte a questi numeri è facile rendersi conto di quanto sia importante avere un strumento di valutazione  in più sulle etichette per scegliere il prodotto con maggiori affinità all’Italia (9).  Continuiamo a raccogliere le firme.

 

 Dario Dongo, Great Italian Food Trade gift dario dongo

 

Note:

(1) http://www.ilfattoalimentare.it/etichette-stabilimento-produzione-2.html

(2) Reg. CE 178/02. ‘Occorre quindi predisporre un sistema generale per la rintracciabilità dei prodotti che abbracci il settore dei mangimi e alimentare, onde poter procedere a ritiri mirati e precisi o fornire informazioni ai consumatori o ai funzionari responsabili dei controlli, evitando così disagi più estesi e ingiustificati quando la sicurezza degli alimenti sia in pericolo.’ (Considerando 28). Ai sensi dell’articolo 18, in vigore dall’1.1.05, ‘Gli alimenti o i mangimi che sono immessi sul mercato della Comunità o che probabilmente lo saranno devono essere adeguatamente etichettati o identificati per agevolarne la rintracciabilità, mediante documentazione o informazioni pertinenti secondo i requisiti previsti in materia da disposizioni più specifiche.’

(3) Reg. CE 1935/04, articolo 17, in vigore dal 27.10.06

(4) Linee guida CE per l’applicazione del reg. CE 178/02, articoli 18 (rintracciabilità) e 19 (azioni correttive nelle situazioni critiche)

(5) http://ioleggoletichetta.it

(6) http://www.ilfattoalimentare.it/allergeni-al-ristorante-decreto-renzi.html

(7) http://www.ilfattoalimentare.it/sede-dello-stabilimento-ministri.html

(8) http://www.ilfattoalimentare.it/sede-dello-stabilimento-etichetta.html

(9) http://www.greatitalianfoodtrade.it/etichette-alimentari/etichette-trasparenti

Per sottoscrivere la petizione clicca qui.

stabilimento produzione petizione

 

  Roberto La Pira

Roberto La Pira
Giornalista professionista, laurea in Scienze delle preparazioni alimentari

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7 Commenti

  1. Sono un operatore del controllo ufficiale e ritengo che, se effettivamente si vuoole tutelare il consumatore, così come proclamato dal legislatore Europeo, il consumatore stesso deve essre messo nelle condizioni di scegliere sia lo stabilimento di produzione che l’origine della materia prima.
    In realà il legislatore Europeo pensa e tutela solo le grandi industrie del settore alimentare.

  2. Caro Dario
    invece prendersi gli UE Pilot e le sanzioni per infrazione come abbiamo fatto negli anni passati per andare dietro a qualcuno è una cosa che ti convince? C’è molta più attenzione e comprensione in Europa per una motivazione sanitaria che per un concetto di made in che non esiste che in Italia. Ricordati che in Europa NON E’ MAI stato obbligatorio dichiarare in etichetta lo stabilimento di produzione e nessun consumatore europeo ne sente la necessità. La strada stretta è quella intrapresa coscienziosamente dai Ministeri e da tutte le organizzazioni delle imprese. Almeno quelle che non vogliono più costringere l’Italia a prendere inutili infrazioni che poi paghiamo tutti; consumatori compresi.

  3. La solita polemica sullo stabilimento di produzione penso che sinceramente non interessi a nessuno sapere il prodotto viene prodotto in lombardia in via x o in Veneto in via y.
    Penso che basterebbe ci fosse scritto prodotto in italia.
    E poi alla fine se viene prodotto in lombardia in via x con materie prime della cina?
    Forse sarebbe meglio concentrarsi sulle materie prime e non sull’indirizzo dello stabilimento di produzione.

  4. Andrea, scusa, ma cos’hai contro le materie prime cinesi? Io voglio la sede dello stabilimento. Sono un produttore cinese che fabbrica noodles a Prato. E’ giusto che le materie prime se sostanzialmente trasformate in Italia possano recare in etichetta il Made in Italy. Io ho firmato per lo stabilimento. Firma anche tu!!!!

  5. Per questa petizione ho firmato.
    Mi interessa lo stabilimento per vari motivi. Innanzitutto per sapere se il prodotto è fatto in Italia, senza lo stabilimento mi manca anche questa informazione. Poi spesso ci sono prodotti di marche sconosciute che non sono altro che prodotti di marche famose commercializzate sotto altro nome e che costano meno, ma che sono esattamente lo stesso prodotto. Con lo stabilimento di produzione è facile rendersene conto.
    E poi amo anche privilegiare i prodotti fatti vicino a dove abito, perché comprare qualcosa che ha viaggiato giorni se posso comprare un prodotto equivalente fatto a 50 km da dove vivo? anche per questo mi serve lo stabilimento di produzione.
    Per me poi vorrei anche che per tutte le materie prime mi si indicasse la provenienza, ma è un’utopia purtroppo.

  6. Conoscere lo stabilimento di produzuone è un ns diritto e non è un’utopia. Cominciamo a boicottare (ed a farlo sapere) tutti i prodotti senza indicazione dello stabilimento, necessaria quanto la provenienza delle materie prime.

  7. Ove l’indicazione dello stabilimento di produzione e’ un’esigenza di informazione rivendicata dal consumatore (e la petizione, che peraltro ho sottoscritto, va proprio in questa direzione) e ove questo auspicato “obbligo” e’ funzionale alla tutela delle produzioni nazionali e alle necessità “igieniche” di rintracciabilità, si intervenga politicamente nelle opportune sedi europee per modificare il Regolamento.