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Etichetta di origine per i salumi: l’obbligo slitta al 31 gennaio 2021

Il 15 novembre 2020 doveva entrare in vigore il decreto del 6 agosto 2020 sull’indicazione in etichetta dell’origine delle carni suine trasformate utilizzate per prosciutti e salumi. Il decreto italiano aveva ricevuto il via libera con il silenzio assenso della Commissione europea, dopo il periodo di tre mesi dalla notifica della proposta. Il provvedimento, come già accaduto in passato per gli altri decreti sull’origine alcuni alimenti, aveva un carattere sperimentale fino al 31 dicembre 2021. Il 13 novembre però il ministero dello Sviluppo economico ha diramato una circolare che rimanda l’entrata in vigore di oltre due mesi sino al 31 gennaio 2021.

Il motivo è da ricercare nella particolare situazione che si è creata con le misure anti Covid 19 e nelle difficoltà logistiche. Nel testo si legge che “I tempi di consegna degli incarti ed etichette, infatti, rimangono ancora dilatati dal perdurare delle necessarie misure anti COVID-19 messe in atto dalle unità produttive, determinando un forte rallentamento della produzione”. Il ministero ha pertanto concesso di utilizzare ancora le vecchie etichette sino alla fine di gennaio dell’anno prossimo.

Lunch con jamon cocido 01
L’entrata in vigore del decreto che obbliga l’indicazione dell’origine dei salumi in etichetta è glissato al 31 gennaio 2021
Il decreto prevede che sulle etichette degli alimenti trasformati a base di carni suine siano indicati il “Paese di nascita, quello di allevamento e quello di macellazione degli animali. Nel caso in cui la carne provenga da maiali nati, allevati e macellati in un unico Paese, può essere usata l’indicazione “Origine: seguita dal nome della inazione. Se il Paese  in questione è l’Italia può essere utilizzata la dicitura “100% italiano”. Se invece la carne proviene da suini nati, allevati e macellati in uno o più stati europei o extra-europei, possono essere usate le indicazioni “Origine: UE”, “Origine: extra UE” e “Origine: Ue e extra UE”.

L’etichettatura dei prodotti trasformati che contengono carne suina, va quindi ad aggiungersi ai provvedimenti che hanno reso obbligatoria l’indicazione della provenienza del grano per la pasta, del riso, del pomodoro e del latte, la cui validità è stata recentemente prorogata fino al 31 dicembre 2021. In caso contrario, questi decreti sarebbero decaduti con l’entrata in vigore del nuovo regolamento europeo sull’origine dell’ingrediente primario.

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  Sara Rossi

Sara Rossi
giornalista redazione Il Fatto Alimentare

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3 Commenti

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    Dunque riassumendo l’analisi del rischio è: contaminanti chimici, provenienza, tracciabilità.
    Sicuri?

  2. Avatar

    Il Dl sulla origine della carne è il solito pateracchio all’italiana, fatto a tutela degli industriali e non dei consumatori; esso prevede che siano esenti dall’obbligo i prodotti DOP ed IGP, per cui paradossalmente, ad esempio nel caso della MORTADELLA, il consumatore crederà di acquistare MORTADELLA BOLOGNA IGP prodotta con carni nazionali, mentre invece il disciplinare consente, e nella pratica avviene nel 100% dei casi, l’utilizzo di carni, interiora ecc. comunitarie; di fatto si usano le carni di minor costo! Quindi, si potrà scegliere se acquistare mortadella non IGP prodotta a BOLOGNA con sole carni italiane fresche, (ma non si può dire prodotta a BOLOGNA), o mortadella BOLOGNA IGP prodotta magari in Lazio o Lombardia, con carni di provenienza UE