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Nuova etichetta sul metodo di allevamento: lettera aperta alla ministra Bellanova di Ciwf Italia, Greenpeace e Legambiente

Lo scorso maggio, Ciwf Italia e Legambiente, insieme a Rossella Muroni, deputata di Liberi e Uguali, hanno presentato una proposta di legge per introdurre nel nostro paese un’etichetta sul metodo di allevamento degli animali. Il testo dovrebbe indicare l’uso o meno di gabbie e riportare il  livello di benessere, ispirandosi al metodo utilizzato attualmente per le uova.

A più di due mesi dalla presentazione dell’iniziativa legislativa, Ciwf Italia e Legambiente, insieme a Greenpeace, scrivono una lettera aperta alla ministra delle Politiche Agricole Teresa Bellanova per reiterare la richiesta di un incontro sulla zootecnia e il benessere animale, fino ad ora senza risposta, e sollecitare l’introduzione dell’etichetta sul sistema di allevamento. Riportiamo integralmente il testo della lettera alla ministra Bellanova.

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La proposta di etichettatura secondo il metodo di allevamento dei suini elaborata da Legambiente e Ciwf Italia

On. ministra Teresa Bellanova,
ci rivolgiamo a lei con una lettera aperta perché le nostre richieste di incontrarla per discutere di zootecnia, ad oggi, non hanno ricevuto alcuna risposta.

Fra gli argomenti centrali sui quali vorremmo aprire un dialogo con lei, c’è quello urgente dell’etichettatura dei prodotti di origine animale. Da anni Ciwf Italia, Greenpeace Italia e Legambiente conducono insieme una campagna per far sì che i consumatori possano conoscere chiaramente, sin dall’etichetta, con quale metodo gli animali sono stati allevati. È risaputo, infatti, che a diversi metodi di allevamento corrispondono diversi potenziali di benessere e di sostenibilità ambientale: ad esempio, una scrofa o una gallina allevate in gabbia non godono dello stesso potenziale di benessere di una scrofa o una gallina allevate all’aperto e gli impatti su ambiente e salute di questi sistemi non sono assolutamente comparabili.

Il governo ha recentissimamente inserito nel DL Rilancio un articolo ‐ il 224-bis “Sistema di qualità nazionale per il benessere animale” ‐ che prevede l’istituzione della certificazione, su base volontaria, per il benessere animale non prevedendo però il metodo di allevamento in etichetta. Un grave errore.

Il governo ha approvato l’istituzione di una certificazione sul benessere animale, che però non prevede un’etichetta sul metodo di allevamento

L’On. Gallinella, presidente della Commissione Agricoltura della Camera, ha già presentato, ed è stato approvato, un ordine del giorno che impegna il governo, nella fase di istituzione del “Sistema di qualità nazionale del benessere”, a sostenere l’obbligo di introduzione sull’etichetta dei prodotti di origine animale della metodologia di allevamento.

Questo principio fondamentale, infatti, è un atto dovuto verso i cittadini che hanno diritto di sapere in che modo sono stati allevati gli animali da cui derivano i prodotti che acquistano. È anche un dovere nei confronti degli allevatori che investono per migliorare e che non vedono riconosciuto il proprio impegno sul mercato a causa di una certificazione che livella il potenziale di benessere animale verso il basso.

L’etichettatura volontaria secondo il metodo di allevamento è anche il più potente ed economico strumento in mano al governo per valorizzare i virtuosi tra i piccoli e medio‐piccoli allevatori che ogni giorno, instancabilmente, rimangono a presidio delle zone rurali italiane, svolgendo anche una preziosissima funzione sociale e ambientale. Sono quest’ultimi allevatori, ministra Bellanova ‐ per usare una sua espressione ‐ i “difensori della biodiversità”, ma le scelte politiche sull’etichettatura “benessere animale” finora compiute dal governo non soltanto li dimenticano, ma li danneggiano ulteriormente.

Smart farmer with notes walking and checking quality in organic farm pig. Agriculture and livestock industry
L’etichetta del metodo di allevamento può valorizzare i produttori medio-pioccoli

On. ministra, ci è dispiaciuto sentirla paragonare chi sottolinea la necessità di una maggiore sostenibilità ambientale della filiera agroalimentare, a chi si occupa di “giardinaggio” o di “chi è seduto in qualche comodo salotto”. Sono definizioni offensive nei confronti di tutte le organizzazioni che lavorano per la salvaguardia ambientale e dei milioni di cittadini le cui istanze si onorano di rappresentare. Salvaguardia che è urgente e necessaria per la sopravvivenza di tutti sul pianeta e per traghettare la fallimentare economia lineare dello scorso millennio verso l’auspicata economia circolare del terzo millennio.

Il benessere animale e la sostenibilità della produzione alimentare sono due imperativi, ora più che mai, per garantire cibo sano e accessibile a tutti. In questo contesto si colloca la nostra proposta di etichettatura volontaria secondo il metodo di allevamento. L’abbiamo presentata pubblicamente, l’abbiamo inviata anche a lei per presentargliela e discuterne, ma non abbiamo ricevuto risposta.

I primi sostenitori della nostra proposta sono le centinaia di migliaia di cittadini italiani che come associazioni siamo fieri di rappresentare e la cui voce, confidiamo, lei vorrà ascoltare. Ma non solo: a sostenere l’etichettatura volontaria secondo il metodo di allevamento che proponiamo ci sono anche allevatori virtuosi, che esportano Dop di rilievo all’estero, e importanti esponenti del mondo della zootecnia.

GALLINE
Senza un impegno nel campo del benessere animale, l’Italia rischia di rimanere indietro rispetto agli altri

Agricoltori e allevatori sono peraltro tra le vittime dei cambiamenti climatici e, in futuro, questa situazione non potrà che peggiorare se non si investe concretamente nel ridurre gli impatti ambientali dell’attuale modello agricolo, in particolare in campo zootecnico. Ci sorprende che lei, che si dichiara ardente ambasciatrice della qualità dell’agroalimentare italiano, non sostenga l’innovazione nel campo del benessere animale, ben sapendo che l’Italia rimarrà indietro rispetto ad altri Stati europei, come ad esempio la Germania, che proprio in questi giorni ha approvato il divieto di tenere le scrofe nelle gabbie di gestazione per tutta la gravidanza. Il sostegno del Governo alla competitività, che da più parti viene sollecitata anche dallo stesso comparto zootecnico, passa inevitabilmente per la sua effettiva sostenibilità ambientale.

La nostra proposta sull’etichettatura è pragmatica e realizzabile, è uno strumento utilissimo anche per gestire la transizione volontaria, graduale ed economicamente sostenibile verso una zootecnia più rispettosa del benessere animale, nonché dell’ambiente e della salute.

Poter vantare una zootecnia effettivamente sostenibile significa anche essere in grado di fornire cibo di qualità a tutti gli italiani. Il nostro impegno è rivolto affinché tutti i cittadini possano avere non solo accesso al cibo, ma soprattutto ad un cibo sano, buono e di qualità. Avallare ancora sistemi che puntano sulla quantità, invece che sulla qualità, significa negare ai cittadini, e in particolare a quelli con meno possibilità economiche, il diritto a questo tipo di cibo. Significa inoltre mettere un’ipoteca su presente e futuro della zootecnia italiana, dal punto di vista della salute, dell’ambiente e anche dell’economia.

Concludendo, On. ministra, le rivolgiamo richieste concrete e realizzabili che guardano al presente e al futuro della zootecnia in Italia, affinché sia sempre più sostenibile dal punto di vista della salute, dell’ambiente, dell’economia e abbia effettivo rispetto della dignità e del benessere degli animali che alleva e su questo vorremmo poterci confrontare con lei.

In attesa di incontrarla, inviamo i nostri cordiali saluti.

Annamaria Pisapia – Direttrice CIWF Italia Onlus
Giuseppe Onufrio – Direttore Esecutivo Greenpeace Italia
Stefano Ciafani – Presidente nazionale Legambiente Onlus

Fonte: CIWF Italia

© Riproduzione

  Redazione Il Fatto Alimentare

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