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EthicsGo riconosciuto da Accredia come primo certificatore sulla comunicazione di sostenibilità, anche in etichetta

Senior man reading food label at a grocery storeAccredia, i primi giorni di novembre 2021, ha accolto la domanda di EthicsGo di essere riconosciuta come primo organismo di certificazione della comunicazione etica e sostenibile secondo i principi dell’Agenda Onu 2030. La società ha ottenuto ufficialmente il riconoscimento come istituzione per valutare preventivamente lo schema relativo non solo ai claim presenti sulle etichette, ma soprattutto, alle diciture di tipo ambientale e gli aspetti sulla sostenibilità non solo nel settore alimentare, ma anche in quello della moda, della cosmesi e dell’abbigliamento. Oltre a ciò la società può fare valutazioni di economia e finanza, industrie ambientali, agenzie di comunicazione, marketing e PR.

EthicsGo ha ottenuto altresì il riconoscimento per la valutazione relativa ai programmi di certificazione dei claim relativi al cibo e al consumatore. L’argomento è di estrema attualità perché molte imprese hanno capito che puntare sulla sostenibilità fa crescere il business e attrae la fiducia della gente, sempre più attenta a queste tematiche. L’eticità del messaggio pubblicitario rappresenta un valore aggiunto e un fattore di competitività. È quindi del tutto normale utilizzare come leva di vendita e di marketing frasi, immagini e quant’altro per accattivarsi le simpatie del consumatore e raggiungere nuove fasce di mercato.

Two pretty female sisters go shopping together, stands in grocer`s shop, select fresh milk in paper container, read label, carry rucksacks, have serious expressions. People and commerce concept supermercato etichetta allergeni
EthicsGo è stato riconosciuto come ente certificatore della comunicazione etica e di sostenibilità, anche sulle etichette alimentari

Capire se queste nuove affermazioni sull’ambiente, sul clima e sulla sostenibilità sono veritiere non è però così così facile e nemmeno scontato. Per rispondere agli interrogativi  la normazione internazionale ISO ha introdotto tra le attività di valutazione della conformità la verifica e la validazione delle frasi di supporto. Questa verifica del claim garantisce che un’affermazione sia veritiera e non ambigua, e che abbracci anche tutti gli elementi relativi alla sostenibilità maggiormente rilevanti come gli aspetti sociali, ambientali ed economici.

Un fondamentale passo avanti riguarda la pubblicazione della specifica tecnica internazionale UNI ISO/TS 17033 “Asserzioni etiche ed informazioni di supporto – Principi e requisiti” che permette di definire attraverso parametri oggettivi  la credibilità e la trasparenza del mercato e quindi di avvallare la correttezza dei claim. La norma fissa i requisiti per supportare e verificare da parte degli organismi di accreditamento la definizione e la diffusione di asserzioni etiche accurate e credibili.

Si tratta di uno strumento forte per la tutela del consumatore – sottolinea Emanuele Riva, neo presidente dell’International Accreditation Forum (IaF) nonché direttore generale di Accredia – che potrà fidarsi di quanto gli viene raccontato per la promozione di un prodotto. Basta false promesse e fake news, adesso c’è uno strumento per verificare gli spot e gli slogan pubblicitari in tema di sostenibilità.

televisione pubblicità cibo bambina
Un generico slogan pubblicitario non può essere esaminato per la certificazione

Per capire meglio riportiamo alcuni casi. Se per esempio il richiedente propone sulla confezione biscotti la frase “senza lattosio”, la domanda è ritenuta accettabile (*) anche se occorre fare verifiche di tipo documentale, legale, scientifico, di laboratorio e audit.
Quando invece l’azienda propone come slogan da inserire in uno spot tradizionale una frase del tipo “Che mondo sarebbe senza Fruttella?”, in questo caso siamo di fronte a uno slogan pubblicitario e non di un’asserzione verificabile per cui lo spot non viene esaminato.

Diverso è il caso dell’impresa che vuole scrivere sull’etichetta della bottiglia di acqua minerale la frase “effervescente naturale”. La domanda è presa in esame e si procede con le verifiche di tipo documentale, legale, scientifico e di laboratorio, oltre a un audit nella fase di produzione. Sempre restando nell’ambito dell’acqua minerale chi vuole scrivere sull’etichetta della bottiglia una frase del tipo “l’acqua contribuisce al mantenimento della normale regolazione della temperatura corporea” si procede con l’iter delle verifiche prevedendo di inserire nell’etichetta le indicazioni Oms (o equivalenti) sul consumo di acqua in qualsiasi forma.

Se ipotizziamo il caso di un produttore che scrive sulla confezione di un dentifricio “100% naturale”, anche in questo caso siamo nell’ambito degli slogan non accettabili perché troppo generico, e quindi c’è il rischio di non pertinenza per cui non si procede. Un altro caso può essere quello dell’azienda che scrive sull’etichetta della bottiglia in materiale plastico: “100% Pet riciclabile”. In questo caso si procede invitando l’imbottigliatore a spiegare cos’è il Pet con linguaggio semplice, a riportare le regole della raccolta differenziata oltre a verificare che il contenitore riporti la marcatura del materiale.

raccolta differenziata sostenibilità
Per essere accettabile, un claim sulla riciclabilità della plastica di una bottiglia deve riportare anche le raccomandazioni per la raccolta differenziata

Altro esempio. Il richiedente presenta un claim su un’acqua minerale in bottiglia di vetro: “acqua pura in contenitore ecologico”. In questo caso la frase non è accettabile in quanto tutte le acque autorizzate possono considerarsi pure, mentre l’asserzione ambientale è troppo generica. Per questo motivo non si possono inserire informazioni così generiche all’interno di un’etichettatura, ma solo in un contesto dove l’informativa sia completa ed esplicativa.

Un ultimo esempio: l’azienda che produce biscotti per la colazione propone sulla confezione la frase : “energia per tutta la mattina”. Si tratta di un altro caso di domanda non accettabile perché troppo generica e quindi non supportabile da evidenze neppure con specifiche diciture sull’etichetta.

(*)  “Domanda accettabile” non significa che il prodotto è  certificato: si è solo superata la prima fase, necessaria per poter sottoporre il claim al programma di verifiche previste per l’emissione del certificato. Secondo le verifiche EthicsGo solo il 20% dei claim (asserzioni) risultano ammissibili. Questo rende lo schema un reale valore aggiunto.

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Roberto La Pira

  Sara Rossi

giornalista redazione Il Fatto Alimentare

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3 Commenti

  1. Una semplice domanda: chi paga Ethisgo?
    Il Certificato paga il Certificatore?
    L’idea mi sembra buona perché si vedono sui prodotti scritte a dir poco assurde.
    Mi rimane però qualche dubbio…….
    Per il mio lavoro ho trovato aziende certificate BIO solo con documentazione cartacea senza nemmeno un sopralluogo in azienda e tanto meno un campione di alimenti.

    • Risponde EthicsGo
      EthicsGo , come tutti gli organismi di certificazione, per il suo servizio di verifica e validazione e per il rilascio dell’attestato viene pagata dall’impresa che volontariamente la richiede.
      La nostra attività prevede l’audit in campo secondo i criteri di ammissibilità , veridicità, conformità e trasparenza richiesti dalla norma UNI ISO 17033 e dalla PdR 102 sulle asserzioni etiche di responsabilità per lo sviluppo sostenibile. L’esempio del biologico da lei riportato richiederebbe da parte sua una segnalazione diretta agli organismi di controllo

    • La segnalazione agli organi preposti era stata naturalmente fatta a suo tempo, la portavo come esempio del fatto che non tutte le “certificazioni” a volte sono così imparziali e trasparenti.
      Assolutamente non voglio mettere in dubbio la vostra correttezza.
      Come ho detto prima se si potesse fare un pò di pulizia su certe etichette sarebbe un gran bene per il consumatore “medio” (ho visto recentemente un’acqua minerale “senza calorie”…….. solo quella?)