pesticidi
Tractor fertilize field pesticide and insecticide
14 specie di piante infestanti hanno sviluppato resistenza al glifosato

Negli Stati Uniti, 14 specie di erbe infestanti, che coprono oltre 60 milioni di ettari di terreni agricoli, hanno sviluppato resistenza al glifosato, l’ingrediente chiave dell’erbicida Roundup della Monsanto e di oltre 700 altri prodotti.

Per contrastare questa resistenza, che si sta diffondendo rapidamente, l’Environmental Protection Agency (EPA) chiederà un programma di gestione, che dovrebbe comportare il monitoraggio delle infestanti, istruzioni agli agricoltori e piani di bonifica. Il progetto dovrebbe essere presentato dall’EPA entro la fine dell’anno.

 

Spraying the garden glifosato
Negli Stati Uniti, il consumo di glifosato è passato dalle 50.000 tonnellate del 2002 alle 128.000 del 2012

La notizia, diffusa dall’agenzia Reuters, arriva pochi giorni dopo che l’Iarc, l’Istituto dell’Organizzazione mondiale della sanità per la ricerca sul cancro, ha classificato il glifosato come probabile cancerogeno ma non pare avere connessione con questo fatto. Infatti, il piano di gestione delle erbe infestanti dell’EPA non affronta i problemi legati alla salute umana, che però saranno inclusi nella revisione di sicurezza di questo erbicida. Infatti l’Agenzia statunitense per la protezione dell’ambiente sta conducendo approfondite analisi anche su questo fronte, che dovrebbero essere pubblicate entro la fine dell’anno.

 

Il glifosato è utilizzato sui campi agricoli, sui bordi stradali e nei giardini. Negli Stati Uniti, il consumo di glifosato è passato dalle 50.000 tonnellate del 2002 alle 128.000 del 2012. Secondo i dati del Dipartimento all’agricoltura Usa, oltre il 90% della soia e del cotone e l’89% del mais coltivati negli Stati Uniti sono geneticamente modificati, per resistere alle applicazioni di questo erbicida.

 

 Beniamino Bonardi

© Riproduzione riservata

Foto: iStockphoto.com

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Paoblog
8 Aprile 2015 11:24

A proposito di Monsanto e pesticidi; oggi leggevo su Rinnovabili.it che:

Quando Monsanto ha chiesto all’Organizzazione Mondiale della Sanità di ritirare lo studio che classificava il glifosato come «probabilmente cancerogeno», ha fornito un certo numero di ragioni. La più solida sottolineava come la Germania, incaricata dall’Unione Europea di uno studio di impatto nel 2014, avesse considerato «sicuro» l’erbicida della multinazionale americana. Perché questa forte divergenza sulle conclusioni? Chi ha sbagliato, e perché? Se lo sono domandato in molti, e qualcuno ha trovato la risposta. Questo qualcuno è il Corporate Europe Observatory (CEO), un watchdog che indaga sull’operato delle lobby nell’Unione Europea e per mestiere smaschera le furberie e i tentativi di inquinamento del processo politico da parte delle multinazionali.

La ragione alla base di una tale discrepanza fra la valutazione tedesca e quella dell’OMS, secondo il CEO, sta nel fatto che tre scienziati, all’interno del panel sui pesticidi incaricato dell’indagine di sicurezza, sono dipendenti di BASF e Bayer, due grossi produttori proprio di pesticidi. Il conflitto di interesse è patente e grave. Sembra incredibile, ma tra chi decide se un prodotto è tossico per la salute di un intero continente ci sono scienziati a libro paga del produttore.