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Energy drink, una moda troppo facilona. I rischi dell`abuso e dei mix con l`alcol

Nel 2010 sono stati venduti 70 milioni di energy drink, e il numero dei giovani consumatori è raddoppiato negli ultimi due anni: questo secondo il Centre de ricerche et d’information des organizations de consommateurs francese Crioc. È aumentata anche l’offerta di prodotti derivati, come le  versioni condensate delle bibite (da 25 a da 6 centilitri, ma con lo stesso contenuto di caffeina), oltre a chewingum, pastiglie, sciroppi e compresse effervescenti.

I ricercatori hanno effettuato uno studio su tutte le bevande energetiche presenti sugli scaffali di negozi e supermercati e definite “pericolose”

Il primo aspetto interessante è la strategia di messa in atto dai produttori per convincere giovani e adulti a consumare gli energy drink. Spesso il principale canale di comunicazione non è la tv o la stampa, ma la presenza costante negli eventi frequentati dai giovani (concerti, manifestazioni sportive o studentesche…)

Il messaggio degli energy drink è un invito a superare i propri limiti (“Mettere le ali”) e i divieti, venendo incontro a quella che è la principale ricerca dei giovani.

Le aziende produttrici sfruttano anche il potere di convincimento degli stessi giovani, reclutando ragazzi nel ruolo di ambasciatori e di promotori dei prodotti; oppure personalizzando oggetti di culto, come una Mini Cooper rivestita con i colori di un celebre marchio. 

Gli ingredienti sono di per sé innocui, ma possono diventare pericolosi se assunti a dosi elevate. Una lattina da 250 ml contiene in media 80 mg di caffeina – dall’effetto tonico – ma il formato che registra un successo via via crescente è quello da mezzo litro. Secondo la normativa francese, un contenuto superiore a 150 mg deve essere indicato in etichetta in evidenza insieme al nome della bevanda. Va pèrecisato che secondo gli esperti se si assumono più di 300 mg di caffeina l’organismo può avere palpitazioni, tremori, ansia, insonnia, problemi intestinali e anche dipendenza.

L’aminoacido taurina ( una lattina di Red Bull, il marchio più venduto, ne contiene circa 1.000 mg) è considerato uno stimolatore cardiaco e di impulsi nervosi. L’abuso causa ipertensione, come hanno dimostrato diversi studi presentati dall’American Heart Association  (aumento significativo della pressione sanguigna e del battito cardiaco dopo aver consumato due energy drink al giorno per una settimana).

In queste bibite ci sono altri ingredienti  in dosi non sempre specificate in etichetta, Citiamo il  glucuronolattone, che stimola la memoria e la concentrazione, e l’inositolo, una vitamina che migliora l’umore e stimola il cervello a usare meglio la serotonina, con un meccanismo simile a quello di molti farmaci antidepressivi.

Ogni lattina da 250 ml contiene inoltre circa 9 zollette di zucchero. Si tratta di una  quantità non certo trascurabile  se  la bibita è assunta da  giovani   con  problemi di soprappeso e obesità.

Secondo i nutrizionisti le bevande energizzanti dovrebbero essere consumate solo in particolari occasioni: per esempio, prima di uno sforzo fisico impegnativo o di una prova importante che richiede concentrazione e memoria, associandole sempre con molta acqua durante l’intenso esercizio fisico- come raccomanda la stessa casa che produce Red Bull – per evitare il rischio di disidratazione.

Il problema maggiore però è dato dal mix energy-drink e alcol perchè la caffeina riduce il senso di ubriachezza  e quindi l’individuo può non accorgersi  di avere superato i suoi limiti in senso negativo. Il rischio è una perdita di consapevolezza delle proprie azioni, con la possibilità di mettersi alla guida in condizioni precarie.

Il Crioc ricorda che il consumo degli energy drink è sconsigliato ai  minori di 16 anni, alle donne in gravidanza o allattamento, ai diabetici e alle persone sensibili alla caffeina. Avvertenze non sempre presenti sulle confezioni, così come su alcune marche è latitante la scritta “Da consumare con moderazione”. 

Sulla base di questi risultati, il Crioc chiede il divieto di  vendita degli energy drink ai minori di 16 anni, un’etichetta che indichi più chiaramente i rischi e i possibili effetti collaterali negativi (ansia, insonnia, tachicardia) e quelli dovuti all’abuso e all’associazione con l’alcol, nonché un’armonizzazione della normativa comunitaria relativa alle bevande energetiche.

Si chiede anche l’estensione a queste bevande delle restrizioni previste per la pubblicità degli alcolici (divieto di immagini di minori, di incitamento a un consumo esagerato), vietando anche messaggi che suggeriscano l’aumento delle performance, la riuscita sociale, il successo sportivo o sessuale.

Le bevande che “danno la carica” negli ultimi cinque anni hanno avuto anche in Italia un inarrestabile successo. Dopo il boom in discoteche, pub e locali notturni, da noi la tendenza  è l’incremento del  consumo durante il giorno, quasi a soppiantare la classica tazzina di caffè al bar: i consumatori sono soprattutto 18-39enni, ma le bibite sprint piacciono anche a chi pratica sport o svolge attività professionali con ritmi molto dinamici.

Le occasioni di consumo sono moltissime, sopratttutto in contesti sociali e di divertimento, tanto che sono stati inventati anche cocktail che tra gli ingredienti prevedono energy drink. L’attenzione è alta anche in Italia: c’è stata una discussione in Parlamento e anche l’Unione Consumatori e la Società italiana di farmacologia si sono occupate più volte del tema.

Mariateresa Truncellito

foto: photos.com

 © Il Fatto Alimentare 2010 – Riproduzione riservata

 

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