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Effervescenti naturali: quando l’acqua minerale sgorga già con le bollicine. Un po’ troppi metalli nel test di Altroconsumo su 12 marchi

acqua minerale bottiglia idratazioneLiscia, gassata o… effervescente naturale. Come ci ricordano le parole della pubblicità di un noto marchio, quando si parla di acque minerali, tra naturali e frizzanti, le effervescenti naturali stanno in una categoria a parte, perché le bollicine di CO2 che contengono sono presenti già alla fonte per via della loro origine vulcanica. Una provenienza peculiare che conferisce a queste acque anche un gusto caratteristico, dato dalla presenza di grandi quantità di sali minerali. Tra di essi, però, possono nascondersi anche elementi sgraditi. Per questo Altroconsumo ha portato in laboratorio 12 marchi di acque effervescenti naturali, valutando la presenza di nitrati, fluoruri, metalli e contaminanti.

In testa alla classifica, con il titolo di “Miglior del test”, si piazza l’acqua Uliveto, che è l’unica ad ottenere il punteggio massimo nella categoria dei metalli pesanti, grazie alla totale assenza di alluminio, nichel, arsenico e manganese. Buoni risultati anche per la seconda classificata e “Migliore acquisto” del test: si tratta dell’acqua Lete, caratterizzata da un basso livello di fluoruri e nitrati e da un prezzo più basso rispetto a Uliveto.

Lete e Uliveto sono anche le uniche due a ottenere un giudizio globale buono, mentre le altre 10 si dividono a metà tra qualità media e bassa. Proprio in quest’ultimo gruppo si trova la più famosa delle acque effervescenti naturali italiane, Ferrarelle, che si classifica solo quartultima, penalizzata da giudizi poco brillanti nelle categorie dei fluoruri, dei metalli pesanti e delle informazioni in etichetta.

La presenza di quantità elevate di minerali in queste acque le fa rientrare, non a caso, nella categoria delle “minerali” che si traduce, in etichetta, in un residuo fisso compreso tra i 500 e 1.500 mg/l. Tra le 12 bottiglie analizzate, solo una non rientra in questa categoria: si tratta dell’Acqua di Nepi, che con un residuo fisso poco al di sotto dei 500 mg/l si inserisce nel gruppo delle “oligominerali”.

Per quanto riguarda la presenza di nitrati, indice di inquinamento da fertilizzanti, tutte le acque ottengono giudizi ottimi, tranne Egeria, che supera i limiti previsti per bambini e lattanti. Un po’ meno rosei, invece, i risultati delle analisi sui fluoruri. Nessun prodotto supera le soglie di legge, ma tre acque si avvicinano ai limiti per i bambini: Sveva, Egeria e Ferrarelle.

Passando al capitolo metalli pesanti, Altroconsumo ha scelto di utilizzare come riferimento i limiti imposti per l’acqua del rubinetto, perché talvolta quelli stabiliti per le minerali sono più elevati. E così la situazione metalli appare poco confortante, con otto bottiglie su dodici che ottengono un voto basso. L’acqua Fonte Viva, la peggiore nel test sui metalli, pur essendo perfettamente in regola secondo la normativa sulle minerali (limite di 500 mg/l), con 309 mg/l ha concentrazioni di manganese sei volte più alte rispetto ai limiti per le acque di rubinetto (50 mg/l)!

Se le acque effervescenti naturali possono piacere per il loro gusto peculiare e la loro origine particolare, resta comunque la questione sostenibilità: gli italiani sono tra i primi consumatori di acqua in bottiglia al mondo, con oltre 220 litri pro capite, dietro solo a Messico e Arabia Saudita. E tutta quest’acqua si traduce in tonnellate di bottiglie di plastica, che, nel caso delle acque effervescenti, non possono nemmeno essere “alleggerite” più di tanto, perché l’anidride carbonica presente nell’acqua richiede bottiglie più robuste.

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  Redazione Il Fatto Alimentare

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Un commento

  1. Avatar

    E pensare che lo specialista in osteoporosi mi ha imposto di bere acqua minerale (la quartultima del test) per aiutare la mineralizzazione delle ossa.