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Etichetta ambientale e limiti dell’analisi del ciclo di vita: come sono stati affrontati nell’Eco-Score?

All’inizio gennaio 2021, in Francia è stato lanciato l’Eco-Score, un’etichetta a semaforo che ha lo scopo di informare i consumatori sull’impatto ambientale di un prodotto, proprio come il Nutri-Score fa con le caratteristiche nutrizionali. Per dare un giudizio ambientale, però, utilizza un sistema complesso basato sull’analisi del ciclo di vita (LCA) integrato da una serie di indicatori complementari. Questo perché, come hanno denunciato diverse associazioni, i dati su cui si basa la valutazione non sono in grado di rappresentare in modo affidabile la sostenibilità di un sistema di produzione, favorendo ingiustamente agricoltura e allevamenti intensivi.

Per valutare l’impatto ambientale di un prodotto, l’Eco-Score utilizza infatti i dati dell’analisi sul ciclo di vita (LCA) di Agribalyse, un programma pubblico dell’Agenzia francese per la transizione ecologica (Ademe), che ha prodotto un grande database liberamente accessibile con le valutazioni di 500 alimenti grezzi e 2 mila prodotti trasformati. Su questi dati, nelle intenzioni della legge francese per la lotta allo spreco e l’economia circolare del 2020, si dovrebbero basare diversi sistemi di etichettatura ambientale che saranno sperimentati prima di scegliere il logo ufficiale: l’Eco-Score, quindi, potrebbe essere solo la prima di una serie di etichette di impatto ad essere presentate.

Il calcolo dell’Eco-Score si basa sull’analisi del ciclo di vita del programma dell’Ademe Agribalyse

L’affidabilità della LCA, tuttavia, è stata messa in dubbio da associazioni che si occupano di ambiente, agricoltura biologica e benessere animale. Come spiega Que Choisir, Agribalyse calcola l’impatto ambientale in funzione della resa, senza prendere in considerazione l’uso di pesticidi in agricoltura e di antibiotici in allevamento, né degli effetti sulla qualità del suolo, dell’aria e dell’acqua. È chiaro, quindi, che questo metodo finisce per favorire i sistemi di produzione intensivi e, al contrario, per penalizzare l’agricoltura biologica e l’allevamento all’aperto. “Si lascia credere al consumatore che l’azienda da mille vacche o l’allevamento di polli in gabbia è ciò che fa meglio all’ambiente” ha commentato Agathe Gignoux di Ciwf France.

Per correggere le storture dell’analisi del ciclo di vita di Agribalyse, le etichette ambientali dovranno utilizzare degli indicatori complementari. Ed è proprio quello che fa l’Eco-Score. L’etichetta, infatti, non utilizza soltanto i dati di Agribalyse per la sua valutazione, ma li integra con un sistema di bonus e malus, che permette “catturare altre questioni ambientali non rappresentate dalla LCA, come la biodiversità, la protezione delle specie in via di estinzione o anche l’approvvigionamento locale”, hanno spiegato gli sviluppatori dell’Eco-Score.

Gli indicatori supplementari presi in considerazione dall’Eco-Score per superare i limiti LCA possono essere raggruppati in cinque categorie, a partire dal sistema di produzione. Gli altri criteri riguardano l’approvvigionamento locale e i trasporti, i materiali d’imballaggio e la riciclabilità, il rispetto della biodiversità e delle specie minacciate, e le politiche ambientali dei Paesi di provenienza degli ingredienti. Come spiega Que Choisir, per esempio, una tavoletta di cioccolato biologica riceverà dei punti bonus rispetto a un prodotto analogo convenzionale, ma entrambe riceveranno un malus per le politiche ambientali del Paese di origine del cacao.

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Roberto La Pira

  Giulia Crepaldi

Giulia Crepaldi

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