L’Agenzia europea per la sicurezza alimentare confermata la sicurezza del dolcificante E962, ma Foodwatch e Yuka sollevano dubbi sugli studi considerati.
L’Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare, l’EFSA, ha pubblicato il suo aggiornamento sull’E962, un composto ottenuto dalla miscela di due tra i più discussi dolcificanti sintetici, l’acesulfame K (E950) e l’aspartame (E951). Dopo l’ingestione, i due principi attivi si scindono e per tale motivo gli esperti del gruppo di rivalutazione degli additivi, tra i quali figurano anche diversi ricercatori italiani, hanno ritenuto opportuno considerare le due molecole distintamente, per verificare se, rispetto all’ultimo pronunciamento, vi fossero novità di rilievo.
Per quanto riguarda l’acesulfame K, c’era stata una specifica rivalutazione nel 2025, da parte della stessa EFSA, che aveva stabilito la DGA (Dose Giornaliera Accettabile, o ADI in inglese) in 15 milligrammi per chilo di peso corporeo (mg/kg). Secondo il lavoro attuale, la concentrazione definita in quella circostanza è valida anche per il giudizio di E 962 e i dati più recenti mostrano che non viene di solito raggiunta né con l’acesulfame K da solo né con la miscela E962.
I pareri dell’Efsa
L’EFSA ha aggiornato la valutazione sull’aspartame (E951), ferma al 2013: i nuovi dati non evidenziano elementi di preoccupazione per la genotossicità (la capacità di danneggiare il DNA delle cellule), né per la molecola originale né per il suo principale metabolita, l’acido 5-benzil-3,6-diosso-2-piperazina-acetico (DKP). In base a studi effettuati sia su modelli animali che su esseri umani, citati nel lavoro, non ci sarebbero ancora dati sufficienti a determinare nuovi dosaggi critici. Pertanto, l’EFSA conferma la dose giornaliera accettabile o DGA precedente di 40 mg/kg al giorno e afferma che, anche in questo caso, tale dosaggio solitamente non si raggiunge né attraverso l’ingestione di E951 da solo né con quella della miscela E962.
La sintesi delle due valutazioni è stata pertanto positiva: non esistono elementi di preoccupazione né per i due dolcificanti né per la miscela, stando alle quantità presenti nei prodotti in commercio e a un consumo normale.

L’unica raccomandazione è quella relativa all’E962: l’EFSA chiede agli organi preposti in Europa di assicurarsi che sia prodotto seguendo le specifiche dei due composti di partenza e di rivedere i limiti oggi validi per l’arsenico e il piombo, che possono essere presenti nell’aspartame in tracce.
Le polemiche
La pubblicazione ha scatenato immediatamente reazioni molto accese, da parte di alcune associazioni di consumatori come foodwatch, che ha emesso un comunicato più che critico congiunto con Yuka, in cui accusa l’agenzia di non aver tenuto conto di diversi studi indipendenti sull’aspartame pubblicati negli ultimi anni.
In particolare, a essere sotto accusa sono i 40 mg/kg, che sarebbero stati ottenuti da studi finanziati dall’industria più che datati. Quaranta milligrammi, si legge, sono contenuti in nove fino quattordici lattine, ma secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità e non solo di lattina ne basterebbe una, per aumentare il rischio oncologico. Sempre secondo Food Watch diversi altri studi e meta-analisi (nel comunicato ne sono citati alcuni derivanti dalla grande coorte francese NutriNet Santé e altri) i dati oggi disponibili porrebbero pesanti interrogativi sui legami tra aspartame e tumori, alterazioni del microbiota, patologie cardiovascolari e diabete di tipo 2. L’EFSA non li avrebbe presi in considerazione.
Dolcificanti e IARC
Inoltre l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro dell’OMS di Lione, lo IARC, nel 2023 ha definito l’aspartame possibile cancerogeno per l’uomo (gruppo 2B), ma neppure questo sarebbe stato valutato, rinunciando al principio di precauzione.
Da anni le polemiche sull’aspartame accendono un dibattito vivace, mentre i ricercatori non sempre forniscono dati chiari, soprattutto per quanto riguarda i modelli animali. In questi ultimi, gli studi hanno evidenziato più volte possibili effetti negativi; tuttavia, le conferme sull’uomo sollevano costantemente contraddizioni e obiezioni, alimentando feroci scambi di accuse e dossier di segno contrario perfino da parte delle agenzie internazionali come EFSA, IARC e FDA. Con un unico risultato: generare un’enorme confusione molto pericolosa, perché i consumatori non sanno che cosa pensare, e se da una parte rischiano di essere esposti a una sostanza che potrebbe danneggiarli, dall’altra potrebbero temere qualcosa che non costituisce un pericolo, nelle dosi normali.

Le iniziative dal basso
Infine, Foodwatch cita più volte un’iniziativa sua e di Yuka (app indipendente, ma pur sempre impresa commerciale), insieme alla Ligue contre le cancer, che ha già raccolto 400.000 firme di cittadini per la messa al bando, in base appunto al principio di precauzione.
Tuttavia, quella strada potrebbe non essere quella corretta: non necessariamente quando persone non esperte si esprimono su argomenti tecnici in grande quantità hanno ragione per il solo fatto di essere in tante. Dare troppa enfasi a quel tipo di iniziativa può essere fuorviante, perché può influenzare i decisori politici per i motivi sbagliati, di consenso, e non in base a ciò che dice la scienza. La quale, dal canto suo, dovrebbe trovare un punto di caduta chiaro e univoco, derivate dall’analisi di dati inattaccabili, quando disponibili.
Oggi la situazione dell’aspartame non è ancora quella, probabilmente, e fino a quando non ci saranno ricerche conclusive rimarrà tale. Le agenzie, oltre cento delle quali hanno dichiarato che l’aspartame è sicuro, e i soggetti chiamati ad esprimersi in nome della salute pubblica dovrebbero dire anche questo, perché se prendono posizioni troppo nette ma non sostenute da prove certe ciò che è a rischio è la loro stessa credibilità.
L’aspartame, approvato all’inizio degli anni ottanta, da allora una delle sostanze additive più studiate, è presente in 2.500 prodotti in Europa e in 5.000 venduti nel mondo, in prevalenza in bevande, gomme da masticare e alcuni derivati del latte.
© Riproduzione riservata. Foto: Fotolia
Giornalista scientifica


