Una nuova metanalisi scientifica rivela che i benefici e i rischi del digiuno intermittente cambiano drasticamente in base all’età, con un preoccupante effetto collaterale comune a tutti.
Il successo delle diete basate sul digiuno intermittente non conosce sosta, sospinto dalla facilità dello schema (che richiede solo di astenersi dal cibo per precisi periodi di tempo), dai risultati visibili entro pochi giorni e dall’appoggio entusiastico di influencer e personaggi noti a vario titolo. E questo nonostante diversi studi e metanalisi abbiano ormai dimostrato che non presenta vantaggi rispetto a qualunque altra restrizione calorica e che, non appena si smette e si inizia a mangiare ai ritmi abituali, il peso torna velocemente ai livelli pre-digiuno. Sugli effetti metabolici, poi, i risultati non sono ancora conclusivi. In questo quadro generale si inserisce una nuova metanalisi, pubblicata su Nutrients, dalla quale sembra emergere una situazione diversa, quanto a benefici e possibili rischi, a seconda dell’età di chi affronta il digiuno.
Lo studio
I ricercatori della Ningxia Medical University di Yinchuan, in Cina, hanno vagliato gli studi clinici condotti sull’argomento fino al 2025, ne hanno selezionati 28 che hanno coinvolto un totale di oltre 1.800 persone in sovrappeso o obese, e hanno poi suddiviso i partecipanti in tre fasce di età: fino ai trent’anni; tra i trenta e i quarantaquattro e oltre i quarantacinque. Hanno incluso tutti i tipi di digiuno intermittente: quello basato su giorni alterni di alimentazione normale o limitata; quello basato su digiuni di diverse ore nell’arco della giornata (18:6), quello che prevede cinque giorni di digiuno e due di dieta normale (5:2) e le possibili varianti. Quindi hanno valutato una serie di parametri antropometrici e metabolici per verificare, oltre a quelle sul peso, le altre possibili conseguenze.

I risultati hanno mostrato innanzitutto che quanto si osserva non dipende dal tipo di schema scelto, perché non ci sono variazioni significative. Inoltre alcuni effetti come la perdita di massa magra si ritrovano in tutti coloro che seguono il digiuno intermittente, a prescindere dall’età. Lo stesso accade per il marcato aumento del colesterolo cosiddetto cattivo, le LDL. Le ragioni di questo specifico cambiamento, inatteso, non sono chiare: potrebbe trattarsi di un qualche effetto metabolico, ma anche del fatto che le persone, dopo aver osservato il digiuno, e in assenza di una dieta calibrata da seguire, tendono a gratificarsi e a mangiare anche alimenti poco consigliabili, ricchi di grassi.
Digiuno intermittente ed età
Altri effetti, tuttavia, sembrano essere differenziati in base all’età. I giovani mostrano cali importanti dei livelli di insulina a digiuno e della resistenza all’insulina, e quindi abbassano il loro rischio di sviluppare una condizione di pre-diabete, e una diminuzione della massa grassa. Coloro che hanno tra i trenta e i 44 anni hanno effetti dello stesso segno ma meno marcati, per motivi da chiarire e forse dipendenti dal fatto che questa sia l’età dello stress, fattore associato al rilascio di cortisolo che, a sua volta, contrasta i benefici per esempio sull’insulina. Le persone più avanti negli anni possono conseguire miglioramenti significativi nei trigliceridi, nella pressione e anche loro nel metabolismo dell’insulina, ma le risposte sono molto variabili ed eterogenee, e secondo gli autori nel complesso non ci sono reali vantaggi osservabili nei parametri cardiometabolici.
La conclusione è quindi che i giovani sembrano avere un beneficio metabolico ma rischiano di perdere porzioni significative di massa magra. Le persone più mature e gli anziani non hanno grandi vantaggi, e corrono rischi anche più gravi, sempre derivanti dalla diminuzione della massa magra, fenomeno già presente a causa dell’età.
Tutti dovrebbero quindi seguire un programma di attività fisica di resistenza piuttosto intenso (con sedute almeno due-tre volte alla settimana) che combatta i danni ai muscoli, e avere un’alimentazione ricca di proteine, ben distribuite nell’arco della giornata. Inoltre dovrebbero monitorare strettamente il profilo dei grassi nel sangue, perché l’incremento di LDL non è da sottovalutare.
Le criticità
I ricercatori cinesi, però, nelle conclusioni fanno notare un aspetto che rende tutto molto relativo: la forza statistica dei dati di partenza è assai debole, e quindi l’attendibilità dei risultati è limitata. Secondo loro si tratta solo di ipotesi, ancora tutte da verificare. A ciò si aggiunge che, con l’eccezione dell’aumento delle LDL, gli altri effetti si vedono con qualunque restrizione calorica per la diminuzione del peso: i parametri metabolici in genere migliorano, mentre la massa magra è sempre a rischio di cali non sufficientemente valutati e non combattuti in modo adeguato.
A peggiorare la situazione vi è appunto il fatto che di solito le persone che intraprendono un digiuno intermittente non seguono alcuna regola, quanto a scelta degli alimenti, a meno che non vi sia la guida di un medico o di un nutrizionista (ma nella maggior parte dei casi questo non accade). Di conseguenza, la qualità complessiva dell’alimentazione può essere scarsa, e gli effetti negativi più accentuati.
Restano solo la comodità e la sensazione di avere risultati visibili in tempi brevi, che oltretutto rimangono tali solo fino a quando non si torna a un’alimentazione normale. Nel frattempo ci possono essere danni non banali.
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Giornalista scientifica


