Una ricerca indaga le barriere che impediscono a bambini e adolescenti di mantenere una dieta plant-based: tra costi elevati e pressioni sociali, il ruolo della famiglia si conferma decisivo.
I bambini e gli adolescenti sono più aperti e disponibili a passare da una dieta onnivora a una dieta vegetariana o quantomeno a una in cui la presenza della carne sia fortemente limitata. A differenza degli adulti, infatti, non pensano di avere necessariamente “bisogno” della carne, e sono sensibili a istanze quali il benessere animale o gli impatti della carne sull’ambiente e sulla salute. Tuttavia, quando scelgono di rinunciare alle proteine animali, fanno più fatica degli adulti a mantenere fede alla decisione presa, e spesso tornano alla dieta onnivora. Come mai? Perché la loro motivazione non riesce proteggerli e a mantenerli saldi nell’intento di consumare meno carne?
Lo studio
Per capirlo, e soprattutto trovare gli elementi su cui puntare per rafforzare le buone abitudini nelle età in cui queste si consolidano, i ricercatori dell’Università di Exeter, nel Regno Unito, hanno condotto un’analisi retrospettiva su circa mille giovani adulti britannici (18-26 anni), indagando le loro scelte alimentari a partire dall’infanzia.
I risultati, illustrati su Psychology of Human-Animal Intergroup Relations, hanno mostrato che circa uno su due (il 48,5%) aveva preso in considerazione l’ipotesi di non mangiare più carne prima della fine del liceo; i partecipanti hanno riferito di aver maturato il desiderio di rinunciare alla carne mediamente intorno agli 11 anni. Tra coloro che ci avevano riflettuto, circa metà (il 50,4%) aveva tradotto la riflessione in atti concreti, e cioè aveva smesso di mangiare carne per periodi che variavano da qualche giorno a qualche anno fino a una scelta definitiva che perdurava al momento dell’indagine.
Addio dieta vegetariana
Tuttavia, la maggior parte, prima o poi era tornata alla carne, scoraggiata da ostacoli pratici come la reperibilità e il gusto dei sostituti, la pressione sociale o quella, importantissima, della famiglia. Tra tutte le motivazioni, quest’ultima è risultata essere la più potente nel sostenere i figli, oppure al contrario, nel convincerli a lasciar perdere. In base alle risposte, è emerso che inizialmente i genitori cercano di appoggiare la scelta vegetariana, ma nel tempo, più o meno consapevolmente, sono ancora più insistenti nel cercare di convincere i figli a tornare alla dieta onnivora.

Un’altra caratteristica che risulta chiara dalle risposte è la differenziazione delle motivazioni in base all’età: se per i più piccoli a spingere verso la rinuncia alle proteine animali è l’acquisizione della consapevolezza che la carne derivi da animali vivi che vengono uccisi, per gli adolescenti subentrano le ragioni di tipo ambientale e quelle legate agli effetti sulla salute. Molti hanno ricordato un momento specifico, che hanno chiamato epifania: per la maggior parte di loro è stato quando hanno appreso come funzionano le filiere della carne.
L’interpretazione
Secondo Natalia Lawrence, una delle autrici, si conferma il fatto che l’infanzia e l’adolescenza sono cruciali per le scelte alimentari, e sono età su cui bisognerebbe lavorare per impostare abitudini corrette e aumentare l’apporto di alimenti di origine vegetale. Ciò che può fare la differenza è però l’atteggiamento dei genitori, cui bambini e ragazzi sono molto sensibili. E questo, a sua volta, richiede un impegno di tutta la società o quantomeno dell’ecosistema in cui vivono i bambini.
Le scuole dovrebbero promuovere programmi educativi che coinvolgano anche i genitori, sul modello di quella lanciata dalla Food Foundation e dall’Università del Kent, chiamata Bang in Some Beans, che si è prefissa l’obbiettivo di raddoppiare il consumo di vegetali entro il 2028 promuovendo i legumi (al momento i consumi di carne nel Regno Unito sono in media sette volte oltre i limiti indicati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità); qualora necessario, dovrebbero essere concessi sostegni anche economici per il passaggio a una dieta più sana e con meno carne.
La strategia più efficace, e anche quella più corretta, secondo gli autori e quella che passa per la consapevolezza tanto di bambini e ragazzi quanto di genitori e insegnanti. Solo così si può favorire l’instaurarsi di abitudini corrette, che restano nel tempo.
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Giornalista scientifica



Una dieta vegetariana limita il volume del cervello, e ricercato e certificato. Quindi lascia stare specialmente i bambini che in questi tempi hanno bisogno di tutto il cervello che possono avere.
Una carenza grave e prolungata di B12 può causare danni, ma questo riguarda la cattiva gestione della dieta, non la dieta vegetariana in sé.
Dire che una dieta vegetariana ‘limiti il volume del cervello’ non è solo un’affermazione priva di fondamento scientifico, ma è un falso storico. La ricerca moderna (quella vera, non quella dei blog complottisti) dice l’esatto contrario.
Il cervello non ha bisogno di ‘carne’, ha bisogno di Vitamina B12, Omega-3 (DHA), ferro e zinco. Questi nutrienti si trovano tranquillamente in una dieta vegetariana ben pianificata (o integrata, nel caso della B12). È la carenza nutrizionale a far danni, non l’assenza di bistecche.
Le più grandi organizzazioni mondiali di nutrizione, come l’Academy of Nutrition and Dietetics, affermano che le diete vegetariane e vegane ben bilanciate sono salutari e appropriate per tutte le fasi del ciclo vitale, inclusa l’infanzia.
Non esiste uno studio peer-reviewed che correli il vegetarianismo all’atrofia cerebrale. Anzi, le diete ricche di fibre, antiossidanti e grassi vegetali (tipiche di chi fa una dieta vegetale) sono associate a una migliore salute cardiovascolare, che è il requisito numero uno per mantenere un cervello giovane e funzionale.
Leggendo la parola complottismo si capisce da che parte stai. Auguri.
Più che stare ‘da una parte’, sto dalla parte dei dati pubblicati. È curioso come, davanti a riferimenti medici e posizioni ufficiali delle associazioni mondiali di dietetica, l’unica risposta sia un commento sulla parola ‘complottismo’. Quando mancano gli argomenti scientifici, di solito si ricorre ai saluti. Auguri anche a Lei!
Complimenti per la competenza e la chiarezza. I dati parlano chiaro, purtroppo non a tutti. E non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire.
Leggendo il tono di questo commento direi che questa è la prova del nove che la limitazione del volume del cervello non è correlata alla dieta, ma…diremo così…essa è multifattoriale…
Quando leggo ste cose capisco perché Trump è presidente. Sicuramente tutti i vegetariani col cervello ristretto l’hanno votato.
Mettiamo in chiaro le cose. Questa risposta complementa quella di Valeria.
Non esistono “fatti certificati” che indichino che una dieta priva di prodotti animali danneggi il cervello, anzi.
L’affermazione che “una dieta vegetariana limita il volume del cervello” non ha alcun fondamento scientifico.
La carenza di Vitamina B12 è stata collegata all’atrofia cerebrale… negli anziani o in chi ha gravi deficit nutrizionali continuativi, onnivori inclusi. Anzi, soprattutto onnivori dato che si mostra in età avanzata, quindi al momento un’età dove la persona è probabilmente onnivora.
Ecco i fatti veramente scientifici sul cervello:
1. Il cervello funziona a glucosio (Carboidrati), non a proteine. L’idea che la carne (proteine/grassi) sia il carburante del cervello è biologicamente scorretta. Il carburante principale del cervello umano è quasi esclusivamente dal **glucosio**, che è un carboidrato. Molti antropologi nutrizionali e biologi evoluzionisti sostengono infatti che sia stata proprio l’introduzione di **carboidrati cotti** (come i tuberi e gli amidi), a fornire l’enorme surplus di glucosio necessario per far espandere il cervello umano durante la nostra evoluzione. Non la carne. Le patate.
2. La Vitamina B12 è un prodotto batterico. Il mito che la carne sia l’unica o la “naturale” fonte di B12 è scientificamente falso. Nessun animale produce B12. È prodotta esclusivamente da specifici batteri e archea presenti nel suolo e nell’acqua. In natura, gli erbivori assumono questi batteri mangiando erba sporca di terra o bevendo acqua non trattata. Nei ruminanti, i batteri presenti nel loro stomaco possono sintetizzare la B12, ma solo se nel suolo c’è abbastanza cobalto. Oggi la maggior parte degli animali non pascola allo stato brado, ma mangia mangimi in allevamenti intensivi. Di conseguenza, l’industria zootecnica deve integrare i mangimi degli animali con cobalto o direttamente con Vitamina B12. Quando si assume B12 mangiando una bistecca da allevamento intensivo, si sta essenzialmente assumendo un integratore “di seconda mano” che è stato dato all’animale, assieme a colesterolo, quantità inaudite di sale, ormoni e quant’altro. Prendere un integratore di B12 direttamente è semplicemente una via più efficiente, sicura e pulita per ottenere lo stesso identico risultato. Anzi, molti nutrizionisti raccomandano il supplemento a tutti, onnivori inclusi.
3. Non esiste alcuna “certificazione” medica o ricerca accreditata che affermi che una dieta vegetariana o vegana ben bilanciata causi la riduzione del cervello. L’Academy of Nutrition and Dietetics (la più grande organizzazione di professionisti dell’alimentazione al mondo) ha dichiarato ufficialmente che le diete vegetariane e vegane sono appropriate per **tutte le fasi del ciclo vitale**, inclusa la gravidanza, l’allattamento e l’infanzia, e supportano un normale sviluppo cognitivo e fisico. Chiaro, devono essere bilanciate, come tutte le diete (se faccio keto, carne o non cane, prima o poi mi danneggio il cervello per mancanza del glucosio di cui sopra).
Se il cervello si “restringesse” con una dieta vegetariana, intere popolazioni che per millenni hanno seguito diete a prevalenza vegetale (come gli induisti in India, o i giapponesi pre-invasione occidentale che avevano la vita media più lunga al mondo) avrebbero mostrato evidenti deficit neurologici o alterazioni anatomiche, cosa che ovviamente non esiste.
Chi scrive che il vegetarianismo “limita il cervello” sta confondendo la malnutrizione con una scelta alimentare ed etica che è perfettamente sana e supportata dalla fisiologia umana.
E visto che ho menzionato gli ormoni, metto le mani avanti, non tiratemi fuori la storia degli estrogeni della soia che vado in bestia. Quelli so fito-estrogeni, vale a dire che servono alle piante, noi non ce ne facciamo nulla. Fun fact: l’unico fito-estrogeno che al giorno d’oggi è scientificamente provato faccia qualcosa all’uomo è contenuto nel luppolo, ed è per questo che gli uomini che bevono tanta birra sviluppano le “man-boobs” ossia le “tette da uomo”.
Grazie per le argomentazioni ineccepibili e complimenti…per la pazienza
Mah, chissà….forse perché l’uomo, per natura, è onnivoro? Che fissazioni infondate tutte queste paure di mangiare carne, ma le proteine nobili, secondo voi, da dove le prendiamo? Come pure la vitamina B12???
È vero, l’essere umano è biologicamente onnivoro: questo significa che abbiamo la capacità di digerire quasi tutto, non l’obbligo di farlo. Proprio questa flessibilità ci permette di scegliere come nutrirci in base a etica e disponibilità.
Tuttavia, bisogna fare chiarezza su alcuni punti che sembrano rimasti a qualche decennio fa:
Le proteine “nobili”: questo termine è superato. Gli amminoacidi essenziali si trovano in abbondanza in legumi, cereali, frutta a guscio e semi. Il corpo non chiede la ‘carta d’identità’ alla proteina; una volta scomposta in amminoacidi, per il muscolo non fa differenza se arrivi da un fagiolo o da un filetto.
La Vitamina B12 è prodotta da batteri, non dagli animali. Oggi anche gli animali da allevamento ricevono spesso integratori di B12 perché non pascolano più in terreni naturali. Prenderla direttamente tramite un integratore o cibi fortificati è semplicemente saltare l’intermediario.
Essere onnivori è una condizione biologica, ma essere carnisti è una scelta culturale. Il carnismo è l’ideologia invisibile che ci condiziona a mangiare carne per abitudine o tradizione, portandoci a credere che sia ‘necessario’ o ‘naturale’ quando, nel 2026, è chiaramente un’opzione tra le tante.
Le paure non sono ‘fissazioni’, ma consapevolezza: ambientale, etica e salutistica. Il fatto che possiamo mangiare carne non significa che dobbiamo farlo per forza, specialmente quando la scienza ci dice che possiamo prosperare benissimo diversamente.”
Assolutamente in disaccordo: “Per ottenere le stesse proteine contenute in una porzione di carne (circa 20-25g di proteine in 100g di carne cruda), è necessario consumare quantità molto elevate di verdure”. Bocciata. Auguri.
Credo che Lei confonda le verdure con le fonti proteiche vegetali. Chiunque si occupi di nutrizione con rigore scientifico sa bene che non si cercano le proteine nella lattuga o nelle zucchine, ma nei legumi, nel tempeh o nel seitan.
Per completezza d’informazione:
100g di lenticchie secche contengono circa 25g di proteine, esattamente come la carne, ma con il vantaggio di apportare fibre e zero colesterolo.
100g di soia secca ne contengono addirittura 36g.
Affermare che siano necessarie “quantità elevate di verdure” per pareggiare la carne è un paragone tecnicamente improprio, utile forse a sostenere un pregiudizio, ma privo di riscontro nelle tabelle nutrizionali ufficiali. Prima di bocciare le scelte altrui, sarebbe opportuno distinguere tra le diverse categorie alimentari. Cordiali saluti.
E questa da dove viene . Chiaro le zucchine non hanno chissà quante proteine, ma fagioli, soia, noci, semi sono tutti prodotti non animali che non sono “verdure”. Forse la differenza tra verdura e vegetale non è chiara
Sembra chiarissima invece, quante lenticchie devi mangiare per avere le stesse proteine dei legumi, così siete più contenti. Dirò di più. Siete contro gli allevamenti intensivi, invece deforestare l’amazzonia per coltivare la soia tutto ok? Ridicoli. Non avete il diritto di imporre niente a nessuno, contenti di mangiare il tofu ma non scassate gli zebedei agli altri. Siete anche quelli che mettete il cappottino ai cani non sapendo che il pelo serve a regolare la temperatura. Geni. Auguri.
La Sua replica conferma purtroppo una scarsa conoscenza tecnica dei temi che tenta di affrontare. Andiamo con ordine:
È paradossale che Lei citi la deforestazione. Oltre il 75-80% della soia mondiale (inclusa quella coltivata in Amazzonia) viene utilizzata proprio come mangime per gli allevamenti intensivi. Chi mangia carne è il principale responsabile di quella deforestazione, non chi mangia tofu (che in Europa è prodotto prevalentemente con soia locale, NO-OGM).
Come già indicato, 100g di lenticchie secche contengono le stesse proteine di 100g di carne. Non servono ‘quantità industriali’, basta conoscere i valori nutrizionali.
Imposizioni e ‘Zebedei’: Nessuno Le sta imponendo nulla. Tuttavia, in uno spazio di discussione pubblica, se vengono scritte inesattezze scientifiche (come quella sul volume del cervello), è doveroso correggerle per evitare disinformazione.
Il cappottino ai cani: Questo argomento è totalmente fuori contesto e serve solo a spostare l’attenzione. È un tentativo di ridicolizzare l’interlocutore quando mancano argomenti sulla biochimica alimentare.
In conclusione, la invito a documentarsi meglio sulla filiera della soia e sugli studi della FAO: scoprirà che proprio riducendo il consumo di carne si salverebbe l’Amazzonia, non il contrario. Cordiali saluti.
Questo commento si basa sulla classica fallacia logica dell'”appello alla natura” (l’idea che se qualcosa è “naturale” allora è ottimale) e su nozioni di nutrizione vecchie di decenni.
Ecco i fatti scientifici, storici e anatomici. Altra integrazione alle risposte precedenti.
1. L’idea che l’essere umano sia nato per mangiare grandi quantità di carne è smentita sia dalla nostra storia evolutiva che dal nostro corpo. I primi ominidi sono apparsi circa 6-7 milioni di anni fa. Per la stragrande maggioranza della nostra esistenza evolutiva (oltre il 90%), i nostri antenati hanno seguito una dieta basata quasi interamente su vegetali (frutta, foglie, radici, semi). Il consumo di carne in quantità rilevanti è iniziato solo con l’uso degli strumenti di pietra (circa 2-2,5 milioni di anni fa come “spazzini” e poi come cacciatori). Ma il consumo di carne quotidiano e in grandi quantità, come lo intendiamo oggi, è un’invenzione modernissima, legata agli allevamenti intensivi dell’ultimo secolo. Per milioni di anni, la carne è stata al massimo un ripiego occasionale per la sopravvivenza in periodi di scarsità.
I segnali anatomici (siamo più erbivori che carnivori): I nostri canini sono minuscoli e smussati, completamente inutili per lacerare la carne cruda o le ossa (al contrario di veri onnivori come gli lupi o i leoni). Abbiamo invece una bocca piena di molari piatti, perfetti per triturare fibre vegetali e amidi, e la nostra mascella si muove lateralmente per masticare, un tratto tipico degli erbivori. I veri carnivori e gli onnivori predominanti hanno un tratto intestinale corto (circa 3-6 volte la lunghezza del corpo) per espellere rapidamente la carne in putrefazione. L’intestino umano è lunghissimo (circa 10-12 volte la lunghezza del corpo), progettato per far transitare lentamente il cibo e permettere la fermentazione e l’assorbimento delle fibre vegetali. Quindi pensa la carne in purefazione quanto bene fa all’interno del corpo per tutto il tempo che ci rimane…
2. La bufala delle “Proteine Nobili”. Il concetto di “proteina nobile” (o completa) è un termine di marketing nutrizionale degli anni ’70 che ha perso ogni rilevanza nella scienza moderna. Tutti gli aminoacidi vengono dalle piante. Le piante sono in grado di sintetizzare tutti gli aminoacidi essenziali partendo da azoto, acqua e luce solare. Gli animali non possono farlo: gli aminoacidi presenti nella bistecca provengono dalle piante che l’animale ha mangiato. Stessa storia della B12 (leggere risposta al commento sopra)
Come funziona il nostro corpo: Chi scrive forse immagina che il corpo assorba la “proteina della carne” intera. Non è così. Il nostro sistema digestivo scompone qualsiasi proteina (vegetale o animale) in singoli mattoncini chiamati aminoacidi. Questi finiscono in un serbatoio interno. Il fegato e le cellule poi pescano da questo serbatoio per costruire le proteine umane di cui hanno bisogno.
Mangiando una normale varietà di cibi vegetali (come cereali, legumi, noci e semi) nel corso della giornata, il corpo riceve tutti gli aminoacidi essenziali in abbondanza, assemblandosi le sue “proteine nobili” da solo.
3. Le paure non sono “fissazioni”: la scienza medica moderna è molto chiara sul fatto che limitare i prodotti animali porti enormi benefici, e che le paure legate al consumo di carne siano fondatissime.
Il Ferro Eme (Heme Iron): è il tipo di ferro che si trova nel sangue e nei muscoli degli animali. Sebbene venga assorbito facilmente, il nostro corpo non ha un meccanismo per bloccarne l’assorbimento quando ne abbiamo già abbastanza. L’eccesso di ferro eme agisce come un forte pro-ossidante ed è associato a un rischio significativamente maggiore di diabete di tipo 2 e malattie cardiovascolari. Il ferro non-eme (delle piante) è invece regolato perfettamente dal corpo in base al fabbisogno (altra prova che non siamo onnivori).
Carne e Cancro: l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha classificato la carne lavorata (salumi, wurstel, bacon) nel Gruppo 1, ovvero sicuramente cancerogena per l’uomo (causa diretta di cancro al colon-retto). La carne rossa è nel Gruppo 2A (probabilmente cancerogena). Non sono “fissazioni infondate”, ma dati epidemiologici internazionali.
Latticini e Cancro alla Prostata: Diverse ricerche di grande portata hanno collegato un alto consumo di latticini a un aumento del rischio di cancro alla prostata. Questo è probabilmente dovuto agli alti livelli di ormoni (come l’IGF-1, il fattore di crescita insulino-simile) presenti nel latte vaccino per far crescere i vitelli, e all’eccesso di calcio che interferisce con il metabolismo della Vitamina D, essenziale per proteggere la prostata.
4. Infine, qua sembra che a nessuno freghi dell’etica e dell’ambiente. Focalizzarsi solo sulla digestione umana significa ignorare gli impatti più devastanti e urgenti dell’industria zootecnica. L’allevamento animale è una delle principali cause di deforestazione (per fare spazio ai pascoli e alla soia destinata ai mangimi, non al consumo umano), perdita di biodiversità, inquinamento delle falde acquifere e massicce emissioni di gas serra. È un sistema energeticamente fallimentare: diamo da mangiare decine di chili di vegetali e migliaia di litri d’acqua a un animale per ricavare un solo chilo di carne.
Considerando che possiamo vivere in modo non solo sano, ma eccellente, senza consumare prodotti animali, la scelta di continuare a farlo perde la sua giustificazione di “necessità”. L’industria moderna si basa sull’infliggere sofferenza sistematica, confinamento e macellazione a miliardi di esseri senzienti, solo per appagare un’abitudine culinaria.
Questo è il punto più importante, e anche quello che chi difende il consumo di carne tende a ignorare completamente. Forse perché non c’è giustificazione che tenga per la coscienza di nessuno, neanche il più carnivoro tra noi…
complimenti per la correttezza delle informazioni, ma soprattutto per la pazienza nello spiegare a chi, probabilmente, non vuole sentire altre ragioni oltre alle proprie
Sacrificare un altro essere vivente per la mia sopravvivenza ? Fiero di essere vegetariano. Le vitamine necessarie equivalenti, nel 2026 si trovano pure in terra ❤️
Sono vegetariana da 45 anni .Ai miei tempi non esistevano “sostituti della carne “La mia scelta vegetariana avvenne proprio il giorno di Pasqua ..Fu una scelta convinta e consapevole ,anche se ero solo una ragazzina. A quei tempi con la mia scelta sfidai la mia famiglia le convinzioni sociali e soprattutto non sono mai ritornata indietro.Quando i miei mi portavano nei ristoranti dicevo ai camerieri che ero vegetariana e li vedevo sbigottiti ( ripeto a quei tempi non era così facile trovare nei ristoranti un piatto vegetariano) Con il tempo e l’ informazione ho introdotto diversa frutta secca e legumi nella mia dieta Senza carne si vive bene ve lo confermo e ve lo assicuro ,poi ognuno deve prendere le sue decisioni convinte da solo /a.
Sarebbe stato anche interessante far notare che alle stime del 2020 in Italia si consuma più carne che nel Regno Unito (di poco, ma tra il 2017 e il 2020 il consumo è rimasto stabile nel Regno Unito, mentre è aumentato in Italia). Scritto così sembra che gli inglesi mangino molta più carne di noi…
Normalmemte in famiglia é frequente l’insistenza per far mangiare al bambino “le vedurine che ti fanno bene” e che lui detesta, ovvio che crescendo cerchi di liberarsi di questa ossesione, e se per caso sopporta di “diventare vegetariano” appena può torna all’alimentazione che preferisce e che seguono anche i suoi amici.