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Prevenzione e stili di vita: due nuovi studi su dieta vegana, glicemia e peso

Per tenere sotto controllo un diabete di tipo 2 o cercare di evitare che una condizione di prediabete evolva, ci sono strategie che possono avere una grande efficacia, e che non prevendono né l’assunzione di terapie né ciò che viene quasi sempre richiesto in questi casi, e cioè un conteggio attento delle calorie e delle dimensioni delle porzioni, perché si basano esclusivamente sulla scelta del tipo di alimento o sulla tempistica di assunzione dei nutrienti. Lo dimostrano due studi pubblicati quasi contemporaneamente che, pur con impostazioni molto diverse, evidenziano l’efficacia di approcci basati unicamente sulle scelte alimentari, rivelandosi potenzialmente più facili da seguire rispetto alle routine tradizionali.

Quattro mesi per migliorare

Il primo, pubblicato sulla rivista del gruppo del British Medical Journal BMJ Open Diabetes Research & Care dai diabetologi del Physicians Committee for Responsible Medicine dell’Università di Yale, conferma le potenzialità di un’alimentazione che non preveda alimenti di origine animale ma solo vegetali ricchi di fibre e a basso tenore di grassi. In esso i ricercatori hanno invitato 25 diabetici a seguire un’alimentazione esclusivamente di questo tipo per quattro mesi, mentre i medici effettuavano tutti i controlli dei parametri principali relativi al diabete, quali il grasso viscerale, quello muscolare e quello epatico, la sensibilità all’insulina e la funzionalità delle cellule beta pancreatiche che la producono. Non c’erano limitazioni relative alle porzioni e non era richiesto di contare le calorie, come di solito accade.

I benefici

Il risultato è andato anche oltre le aspettative, perché il grasso epatico si è ridotto di un terzo, mentre la produzione di insulina è nettamente migliorata. Il peso corporeo è diminuito in media di 6,6 kg (pari al 6,6%), soprattutto grazie alla perdita di massa grassa (calata in media di 4,2 kg), mentre il volume del grasso addominale è calato di 290 cm3, sempre in media. Nel fegato, i grassi (tipicamente associati a una riduzione della sensibilità all’insulina) sono scesi del 33%, e si è vista una diminuzione dell’accumulo dei prodotti finali del metabolismo degli zuccheri, che danneggiano le cellule beta e abbassano la sensibilità all’insulina.

Quest’ultima, a sua volta, è migliorata, così come sono migliorati diversi parametri tipici delle cellule beta come la secrezione di insulina in risposta all’assunzione di glucosio. Infine, colesterolo ed emoglobina glicata, altri fattori che indicano uno stato di diabete, hanno anch’essi dato chiari segni di miglioramento.

insalata salute uomo pranzo
insalata salute uomo pranzo

Uno dei fattori più significativi – hanno sottolineato gli autori – è il fatto che non è stato chiesto ai partecipanti di prestare attenzione a quanto mangiavano, ma solo di rispettare le percentuali dei nutrienti, e cioè circa il 75% di carboidrati, il 15% di proteine e il 10% di grassi, e di preferire cereali integrali, frutta e verdura ricche di fibre e legumi e grassi insaturi.

Prima l’olio di oliva

Anche il secondo studio, molto diverso per impostazione, suggerisce un ulteriore modo per tenere sotto controllo la glicemia dopo i pasti: puntare sui grassi insaturi, come l’olio di oliva, e sulla loro assunzione prima dei carboidrati. In questo modo si rallenta lo svuotamento gastrico e si stimola l’organismo a secernere ormoni chiave come il GLP-1, lo stesso bersaglio molecolare dei farmaci (come l’Ozempic) impiegati per tenere a freno il glucosio nel sangue.

I ricercatori dell’Università di Kyoto, in Giappone, hanno condotto la ricerca su modelli animali (topi) sottoposti a un digiuno notturno. I ricercatori hanno diviso gli animali in tre gruppi: al primo hanno somministrato acqua seguita da glucosio; al secondo olio di oliva seguito, 15 minuti dopo, da glucosio; al terzo glucosio seguito, dopo 15 minuti, da olio di oliva. In tutti i soggetti hanno quindi misurato i livelli di glucosio, insulina, glucagone, GLP-1 e altri ormoni, oltre alla velocità di svuotamento gastrico.

Hanno poi ripetuto l’esperimento su animali con diabete di tipo 2 e su altri privi di GLP-1.Come illustrato sulla rivista Diabetes, i risultati indicano che l’assunzione di olio di oliva prima del glucosio migliora tutti i parametri, sia negli animali sani sia in quelli diabetici, mentre le altre modalità non producono lo stesso effetto. L’ordine con cui si consumano i diversi nutrienti potrebbe quindi aiutare a contrastare o prevenire il diabete, senza dover ricorrere a strategie più fatorie e complesse come il conteggio delle calorie.   Ciò che si mangia è la causa principale dell’insorgenza del diabete di tipo 2, ma può diventare anche una componente fondamentale della terapia per prevenire il peggioramento della malattia.

© Riproduzione riservata. Foto: Depositphotos

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