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Coronavirus, scarpe, asfalto e superfici: il contagio è davvero possibile? Risponde Antonello Paparella, microbiologo alimentare

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Tra i tanti allarmi che girano sui social riguardo al coronavirus, l’ultimo è quello sulle scarpe e sull’asfalto come veicolo di contagio. Secondo l’ennesimo messaggio vocale diffuso su WhatsApp, quando si esce di casa bisogna usare sempre lo stesso paio di scarpe, che poi, una volta rientrati, devono essere assolutamente lasciate fuori dalla porta o si rischia di portare il virus in casa. Ma c’è davvero questo rischio?

A questa domanda “ha risposto ieri sera Silvio Brusaferro dell’Iss, – spiega Antonello Paparella, microbiologo alimentare dell’Università di Teramo – dichiarando che, per quanto teoricamente i coronavirus possano sopravvivere per qualche ora o qualche giorno sui materiali e sulle confezioni di alimenti a patto che siano “completamente protette” e “non esposte a operazioni di pulizia” o “a fenomeni naturali come sole e pioggia”, la possibilità di contrarre l’infezione da SARS-CoV-2 attraverso il contatto con materiali contaminati è “altamente improbabile”.” Scarpe comprese.

spesa supermercato carrello
La persistenza dei coronavirus è stata studiata in condizioni di laboratorio, ben diverse da quelle he noi incontriamo in strada o nei supermercati

La letteratura scientifica attualmente disponibile, che in buona parte si riferisce a virus diversi dal SARS-CoV-2, valuta la persistenza dei coronavirus in condizioni di laboratorio, per esempio simulando la temperatura e l’umidità di un ambiente ospedaliero, oppure sospese in un terreno colturale, come nel famoso studio in cui è stata osservata una persistenza fino a nove giorni sulla plastica del virus della SARS. In un altro caso ancora, la valutazione è stata effettuata in campioni prelevati giornalmente dalla camera dei pazienti ricoverati con COVID-19. “È del tutto evidente che tali condizioni non corrispondono minimamente a quelle che noi incontriamo per strada o nei negozi, esposti a numerose condizioni ambientali che verosimilmente riducono la persistenza del virus.” spiega Paparella

“In conclusione, – continua Paparella – come ha ben sottolineato Brusaferro, per quanto non sia possibile escludere a priori un ruolo delle superfici contaminate come veicolo del virus SARS-CoV-2, appare piuttosto improbabile che questa sia una via significativa di infezione.” In ogni caso, l’adozione di buone prassi sia a livello urbano che privato, per esempio la disinfezione delle strade e degli ambienti comuni dei condomini, e il cambio delle scarpe ogni volta che si torna a casa, sono strumenti importanti per mantenete condizioni igieniche adeguate negli ambienti in cui viviamo.

 “A livello di popolazione, – conclude Paparella – la miglior protezione nei confronti di COVID-19 non è quella data da mascherine e guanti ma il rigoroso rispetto della regola del distanziamento sociale, associato a un corretto lavaggio delle mani, da effettuare con particolare rigore prima di toccare occhi, naso e bocca, le naturali vie di ingresso del virus. A nulla servirebbe avere una mascherina ffp3 se, uscendo di casa, toccassimo il pulsante del portone e il carrello della spesa, e poi fumassimo una sigaretta o toccassimo il naso senza lavare prima bene le mani o senza cambiare i guanti. Molto più saggio, e in questo momento assolutamente indispensabile, restare a casa, salvo casi di estrema necessità.”

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Sullo stesso argomento giorni fa avevamo pubblicato un approfondimento  con i pareri dell’Istituto Mario Negri  e dell’istituto superiore di sanità che era già intervenuto nei giorni scorsi (clicca qui).

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  Redazione Il Fatto Alimentare

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7 Commenti

  1. Avatar

    Grazie per lo sforzo ma non dimenticate la famigerata legge di Murphy……
    per catturare una farfalla basta un retino ma per trattenere del liquido non si può trascurare nessun pertugio.
    Comunque meglio lasciar parlare la scienza , mi rimane un dubbio e cerco di spiegarlo ”
    se ipoteticamente una unica goccia di liquido contaminato si deposita sulla pelle , diciamo delle mani , il virus può raggiungere le mie mucose penetrando direttamente dalla pelle senza che io lo aiuti toccandomi occhi o naso o bocca?”

    • Valeria Nardi

      No, in questo caso non passa attraverso la pelle. Inoltre non è sufficiente “un” virus per infettare, ma occorre una carica virale sufficiente.

    • Avatar

      Sono molto soddisfatto di questi contributi. Mi tranquillizzano e confermano cosa pensavo.
      Ora mi interesserebbe sapere almeno in generale quanto sopravvive il virus alle diverse temperature ed ai raggi ultravioletti. Burioni ad esempio ha parlato della persistenza sugli oggetti.
      Sta bene, allora vado a comprare (in questo periodo mi angoscia mettere piede in un negozio e vedere gli atteggiamenti altrui) e acquisto verdure sfuse magari toccate 5 min prima da qualcuno che non ha messo guanti ed è inconsciamente infetto (penso sia diffuso) oppure prendo un vasetto di yoghurt dal banco frigo dove lo stesso di ha smossi tutti prima (visto fare… spesso). COme trattare al meglio questi acquisti? Magari è un soggetto per un prossimo Vs interessante articolo.

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      È più facile che diventi un soggetto di trasmissione il cane perché una volta che rientra in casa va sul divano e viene toccato per fargli le feste dal padronci no !

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    Grazie , quindi occhiali mascherina e guanti rappresentano una efficace barriera difensiva , naturalmente a mio avviso oltre a una buon sistema immunitario nel motore.

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    Buongiorno, mi pare assurdo che con tanti casi in giro non venga determinata a livello sperimentale e pubblicizzata la persistenza e vitalità del virus in ambiente esterno e sugli oggetti, mi sembra una cosa abbastanza semplice, con scienziati di tutto il mondo che se ne stanno occupando. Un articolo del Carlino (quotidiano di Bologna) di oggi riporta di uno studio che ipotizza le polveri sottili come vettori del virus che potrebbe legarsi ad esse ed essere trasportato anche per più giorni, e traccia un parallelo tra le aree più inquinate d’Italia e il numero maggiore di contagi. Potreste per favore farvi portavoce di una semplice richiesta da inoltrare ai vari medici ed esperti? Quanto tempo sopravvive il virus al di fuori del corpo umano e sulle varie superfici? Conoscendo la risposta, si capirebbe anche se hanno senso molte misure suggerite, proposte o imposte, come il divieto di passeggiare da soli, la pulizia delle strade, delle scarpe, ecc.

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    Buongiorno, mi pare assurdo che con tanti casi in giro non venga determinata a livello sperimentale e pubblicizzata la persistenza e vitalità del virus in ambiente esterno e sugli oggetti, mi sembra una cosa abbastanza semplice, con scienziati di tutto il mondo che se ne stanno occupando. Un articolo del Carlino (quotidiano di Bologna) di oggi riporta di uno studio che ipotizza le polveri sottili come vettori del virus che potrebbe legarsi ad esse ed essere trasportato anche per più giorni, e traccia un parallelo tra le aree più inquinate d’Italia e il numero maggiore di contagi. Potreste per favore farvi portavoce di una semplice richiesta da inoltrare ai vari medici ed esperti? Quanto tempo sopravvive il virus al di fuori del corpo umano e sulle varie superfici? Conoscendo la risposta, si capirebbe anche se hanno senso molte misure suggerite, proposte o imposte, come il divieto di passeggiare da soli, la pulizia delle strade, delle scarpe, ecc.