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Coronavirus: il tampone nei soggetti asintomatici? Per Oms non è necessario, rara la possibilità di contagio

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Una delle domande che la gente si pone sempre più spesso in questa epidemia riguarda la necessità di fare il tampone per la ricerca del coronavirus nei soggetti asintomatici. La polemica è in corso soprattutto dopo che  in alcune zone dove il focolaio è stato individuato, sono stati fatti tamponi a tutti i cittadini residenti. Questa operazione, oltre che essere irrealizzabile perché non ci sono laboratori in grado di analizzare milioni di campioni, è ritenuta secondaria rispetto  all’isolamento e all’autoisolamento delle persone venute a contatto con soggetti ospedalizzati o risultati positivi al test.  Sulla base delle evidenze scientifiche finora disponibili, il Consiglio superiore della sanità non raccomanda l’esecuzione del tampone alle persone asintomatiche. Vale la pena precisare che, sulla base dei dati al momento disponibili, l’Oms ritiene che il motore principale della trasmissione del nuovo coronavirus 2019-nCoV sia il contatto con persone malate che hanno contratto l’infezione e hanno manifestato i sintomi della malattia.

L’Istituto superiore di sanità e anche l’Oms ammettono la possibile trasmissione del virus da persone infette ma ancora asintomatiche, ma sottolineano la rarità. Se una persona non ha sintomi vuol dire che non ha la febbre, non ha il raffreddore, non ha tosse e ha ben poche possibilità di trasmettere il virus.  “In base a quanto già noto sui coronavirus – scrive l’Istituto superiore di sanità sappiamo che l’infezione asintomatica potrebbe essere rara e che la trasmissione del virus da casi asintomatici è molto rara. Sulla base di questi dati, l’Oms conclude che la trasmissione da casi asintomatici probabilmente non è uno dei motori principali della trasmissione del nuovo coronavirus 2019-nCoV”.

Un’altra domanda riguarda la possibilità di sottoporsi privatamente ad analisi del sangue, o di fare analizzare altri campioni biologici, per sapere se si è contratto il coronavirus. Anche in questo caso la risposta è negativa, l’Istituto superiore di sanità ribadisce che “non esistono al momento kit commerciali per confermare la diagnosi di infezione. La prova del contagio si ha solo attraverso il tampone  esaminato nei laboratori di riferimento, su campioni clinici respiratori prelevati seguendo i protocolli indicati dall’Oms. In caso di positività la diagnosi deve essere confermata dal laboratorio di riferimento nazionale”.

L’ultimo quesito riguarda la persona che deve decidere se e quando fare il tampone per la ricerca del SARS-CoV-2.  La decisione spetta al medico che individua soggetti sintomatici per infezione respiratoria acuta, oppure casi in cui si è registrato un contatto con persone contagiate o con probabilità di avere il virus. Un altro elemento da valutare è se le persone provengono da zone classificate come focolai, o che sono state ricoverate in ospedale oppure quando non si riscontrano altre cause in grado di spiegare il quadro clinico.

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7 Commenti

  1. Avatar

    Scusate ma io sarei attento a fornire informazioni come queste che riportano un approccio seguito nei primi giorni dell’epidemia e successivamente fortemente criticato da più parti del mondo scientifico… un approccio “prudenziale” dell’OMS che avrebbe paradossalmente favorito l’espandersi dell’epidemia..

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    da Wired di ieri: “Le statistiche più affidabili sulle persone portatrici di coronavirus provengono invece dalla Corea del Sud, dove è stato condotto uno studio di massa che ha evidenziato come i giovani siano i principali vettori per la Covid-19. I dati italiani sono infatti falsati dal metodo con cui i campioni vengono eseguiti (escludendo i casi non gravi, quindi soprattutto le persone giovani), mentre il risultato dei test coreani a tappeto è che un terzo dei contagiati totali sta nella fascia 20-29 anni. Questo da un lato rassicura sulla letalità sostanzialmente nulla del coronavirus per chi ha meno di 30 anni, dall’altro rende evidente come limitare la mobilità dei più giovani (ed evitare i contatti stretti con i più anziani) sia l’elemento chiave per ridurre il contagio e l’impatto sul sistema sanitario.”

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    E i tamponi praticati ai soliti vip, calciatori, politicume vario. CHI LI HA AUTORIZZATI ? e chi ha pagato ?

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    Sapere chi dice il vero sulle mascherine erespiratori tra il ministro degli esteri Di Maio e capo della protezione civile Borelli, il primo dice che sono stati superati i problemi con i Paesi che avevano bloccato le forniture e che ha fatto un contratto con la Cina 100ml di mascherine e respiratori. Il secondo sempre dalla stampa si legge che non arriverà più niente dall’estero. Ma vi pare possibile

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    È chiaramente dimostrato che si può essere contagiosi anche prima di percepire i sintomi ma ormai le parole vagano nell’etere senza nessun controllo.
    Misurare la febbre intercetta solo una parte degli untori , quindi non è un granchè come controllo preventivo mentre le mascherine sarebbero utilissime a tutti , tanto per stare nel sicuro.

    • Roberto La Pira

      Le persone asintomatiche non hanno febbre e tosse e quindi la loro potenziale capacità infettante è ridotta. Esssendo state contagiate in seguito a un contatto con persone malate, questi soggetti asintomatici (che sono molti di più rispetto ai malati registrati) devono stare in autoisolamento.

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    Studio su Nature conferma: molto infettivo anche con sintomi lievi
    Il coronavirus può essere trasmesso in modo efficiente anche da parte di chi ha sintomi lievi perché riesce a moltiplicarsi con facilità anche nelle alte vie respiratorie. Lo indica la ricerca pubblicata sulla rivista Nature e condotta in Germania dal gruppo dell’Università Charité di Berlino, diretto dal virologo Christian Drosten.

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