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Come convincere le famiglie svantaggiate a scegliere l’acqua del rubinetto invece delle bibite?

roup of asian children drinking red juice water with ice from glass together in the summer timeUna delle principali cause di obesità infantile è l’abitudine a far bere ai bambini bevande e succhi di frutta zuccherati al posto dell’acqua. Una consuetudine diffusa soprattutto tra le fasce di popolazione più deboli, con minore livello di istruzione e oggetto di massicce campagne di marketing da parte dei produttori, che vendono le bibite trasmettendo, più o meno esplicitamente, l’idea che l’acqua non sia sicura e che i sostituti siano migliori. Niente di più falso, naturalmente. Ma i genitori possono essere sensibili a quel tipo di argomentazione e, soprattutto quando a basso reddito, tentati anche dai prezzi stracciati delle bevande zuccherate.

Partendo da questo dato di fatto, i ricercatori della George Washington University hanno cercato una strada alternativa a quelle più classiche, come i limiti alla pubblicità o le sugar tax, per convincere i genitori a dare di nuovo l’acqua del rubinetto ai propri figli: con lo studio Water Up!@Home, hanno puntato proprio sulla qualità dell’acqua di rete e sulla sua sicurezza, migliorate da semplici caraffe filtranti e potenziate da un intervento educativo.

Un gruppo di ricercatori ha testato un metodo per spingere le famiglie con bambini piccoli a bere acqua del rubinetto al posto delle bibite

Per verificare se un provvedimento come la fornitura di caraffe filtranti potesse essere già sufficiente a modificare le abitudini, gli autori hanno selezionato un centinaio di famiglie con bambini piccoli dei sobborghi di Washington, per la maggior parte latinoamericani, a cui hanno dato gratuitamente delle caraffe, semplici da utilizzare per filtrare l’acqua. Quindi, hanno chiesto a metà dei partecipanti di seguire un corso durato 12 settimane, nel quale sono state illustrate le caratteristiche microbiologiche e organolettiche dell’acqua potabile, e i suoi benefici rispetto alle bibite zuccherate e anche alla maggior parte dei succhi di frutta. Sono stati dati anche consigli motivazionali per iniziare a riabituare se stessi e i propri figli a bere acqua. I risultati sono stati illustrati in due studi usciti in contemporanea. 

Nel primo, pubblicato sul Journal of the Academy of Nutrition and Dietetics, l’attenzione è stata incentrata sulle differenze nei consumi giornalieri tra chi aveva ricevuto solo le caraffe filtranti e chi aveva partecipato anche ai corsi. Il risultato è stato che sia i genitori sia i bambini di entrambi i gruppi hanno diminuito sensibilmente il consumo di bevande zuccherate, ma il gruppo che ha seguito anche le lezioni lo ha fatto in modo più marcato: i genitori di circa 330 millilitri (contro i 230 del gruppo di controllo) e i bambini circa di 50 ml, senza differenze rilevanti tra i due gruppi. Specularmente, i partecipanti hanno aumentato il consumo giornaliero di acqua (i genitori di circa 160 ml e i figli di circa 100 ml, senza differenze tra le due tipologie di intervento). Si è vista poi anche una riduzione del consumo di succhi di frutta al 100%, anche in questo caso più evidente nel gruppo dell’intervento integrato (di 100 e 30 ml tra i genitori, e di una ventina di ml tra i bambini del gruppo di intervento). Gli unici che hanno incrementato il consumo di succhi sono stati i bambini del gruppo delle sole caraffe, tra i quali si è registrato un lievissimo aumento, di circa 10 ml al giorno.  

caraffa filtrante Filter jug acqua rubinetto
I ricercatori hanno fornito alle famiglie partecipanti una caraffa per filtrare l’acqua del rubinetto

Nel secondo studio, pubblicato su Public Health Nutrition, sono state approfondite le motivazioni delle scelte dei genitori attraverso incontri e questionari per capire quali fossero stati i provvedimenti più efficaci, e il risultato è stato che una delle leve più potenti era stata la maggiore consapevolezza della sicurezza dell’acqua del rubinetto, seguita dal miglioramento del sapore dovuto all’utilizzo dei filtri. Altri due fattori importanti sono stati la consapevolezza del risparmio possibile e quella associata alle spinte motivazionali apprese nei corsi.

I partecipanti che avevano seguito i corsi hanno poi raccontato di un cambiamento indicativo di quante idee sbagliate vi siano all’origine di abitudini scorrette. Prima della filtrazione, infatti, molte famiglie ricorrevano all’acqua raramente, convinte della sua scarsa salubrità e poco consce dei costi, ma in seguito tutte hanno affermato di sentirsi molto più a loro agio e di aver iniziato a usare l’acqua con assoluta regolarità. Chi aveva ricevuto solo il filtro, invece, non ha mostrato di essere molto più consapevole delle criticità delle bevande e dei succhi, specie se sostitutivi dell’acqua, ma aveva ugualmente modificato in misura assai rilevante le proprie abitudini. 

Il successo di Water Up!@Home conferma ciò che una parte della comunità scientifica sostiene da tempo: sono più efficaci le strategie che puntano a informare e a convincere rispetto a quelle repressive, per raggiungere modifiche dei comportamenti durature e stabili.

© Riproduzione riservata Foto: AdobeStock, Fotolia

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Roberto La Pira

  Agnese Codignola

giornalista scientifica

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4 Commenti

  1. Nella mia zona (il basso Veronese e nel Vicentino) l’acqua del rubinetto è inquinata “a norma di legge”. Come si può fare?

    • Se nella zona in cui si abita ci sono criticità nella rete l’unica soluzione è utilizzare l’acqua in bottiglia o ricorrere a un filtro a osmosi inversa o simile in grado di migliorare la qualità dell’acqua. Il problema è che pur vivendo in un Paese dove le sorgenti acqua potabile sono numerosissime e la qualità dell’acqua di rete in generale è buona, ci collochiamo in vetta alla classifica mondiale dei consumi di minerale (oltre 200 litri pro-capite anno)

  2. Filippo Smriglio

    Io ho raggiunto gli ottantasei anni in condizioni fisiche soddisfacenti e ritengo di avere una “panoramica” della qualità dell’acqua potabile di Roma (dove ho quasi sempre abitato) abbastanza completa. Nel periodo anteguerra e nell’immediato dopoguerra ricordo un’acqua abbastanza buona, ma un po’ tiepida. Infatti sul terrazzo degli edifici c’erano diversi serbatoi di circa un paio di metri cubi di deposito dai cui poi le famiglie prelevavano per il consumo giornaliero. Questo perché essa non veniva erogata con continuità, ma ad orari. E per questo c’era l’abitudine di andarla a prendere alle classiche fontanelle romane che erogavano un’acqua fresca giorno e notte. Poi l’acqua casalinga romana è diventata freschissima quando questi cassoni sono stati eliminati perché essa arrivava diretta. Ho anche avuto la fortuna di conoscere un ingegnere dell’ACEA responsabile degli impianti di Roma e dell’area metropolitana. Quindi ho visitato tutti gli impianti relativi all’area sia dell’acqua potabile che per quella delle meravigliose fontane di Roma. In breve, nelle centrali è assicurato un continuo controllo chimico-fisico dell’acqua potabile e non, che garantisce al 100%100 la sicurezza e la qualità dell’acqua che beviamo. Tuttavia se andate in un ristorante, senza che lo chiediate, vi viene servita automaticamente l’acqua minerale e se chiedete una caraffa di acqua da rubinetto vi guardano come un marziano. In qualche occasione mi è stato detto che il locale non serviva acqua di rubinetto. A me continua a piacere l’acqua potabile del rubinetto o di una fontanella romana (ed anche non romana) e mi piace pensare che ho raggiunto la mia età forse proprio perché l’ho sempre bevuta. Ricordo anche mia madre che mi raccomandava di non bere l’acqua “fredda” quando ero sudato, e vi assicuro che quella era ancora più buona.

  3. Non credo sia sostanzialmente possibile eliminare il vizio di bere acque imbottigliate anche qiando non ce n’è nessun bisogno serio. Basta pensare al fatto che in Italia praticamente tutti i ristoratori – a differenza dal resto d’Europa – impediscono a tutti i loro avventori di chiedere ed ottenere acqua “di rubinetto” con le scuse più idiote e incredibili (.. non è buona, non è potabile, è pericoloso, non è legale, non possiamo. A me un ristoratore cinese di Milano è arrivato a dire “non abbiamo acqua di rubinetto”!). Questo accade perché la categoria guadagna generalmente di più dalla vendita di bibite e acqua che non dagli alimenti; in secondo luogo perché in molti casi la cosiddetta “acqua minerale” è normale acqua di rubinetto gassata o – peggio – solo acqua dell’acquedotto in bottiglie.di minerale riutilizzate e servite (illegalmente) stappate. Ma al fondo c’è la passività dei consumatori italiani.