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Il coniglio si consuma meno e sta diventando in alcuni Paesi animale da compagnia

carne di coniglioNon è da oggi, ma da qualche decennio che il coniglio sta scomparendo dalle nostre tavole. Questo accade perché, sempre più spesso, è considerato un animale d’affezione, come testimonia anche il disegno di legge presentato al Senato già dal 2015 per vietarne l’uso alimentare. Negli ultimi tempi il numero dei conigli allevati in Italia si è praticamente dimezzato, passando dai 12,3 milioni di capi nel 1990 ai 7,2 milioni del 2010 e ai 6,5 milioni del 2015. In altri termini vuol dire un consumo apparente di carne di coniglio che, secondo le diverse fonti, varia da un chilo a 2,5 chili all’anno pro capite. Molti sono convinti che l’avversione o il rifiuto di mangiare alcuni tipi di carne sia recente, ma non è così: si tratta di un fenomeno già presente nell’antichità e non riguarda solo alcune popolazioni.

Nell’antico Egitto, vi erano classi o gruppi sacerdotali che non si cibavano di determinati animali, in modo analogo a quanto avviene per gli Ebrei e i Musulmani. Si può dire che popolazioni che si nutrono con la carne di qualsiasi animale sono forse più l’eccezione che la regola. Mangiare ogni tipo di carne era un’abitudine dell’antica Roma, dove si assaggiava e si gustava di tutto e della Cina antica e moderna, dove un proverbio recita: “Un cinese mangia tutto quello che ha quattro gambe, meno il tavolo; tutto quello che vola, meno gli aquiloni  tutto quello che sta in acqua, meno la barca”.

conigli gabbia benessere
Allevamento moderno di conigli con gabbie più grandi chiamate anche recinti park

Oggi ci meravigliamo che gli inglesi e gli abitanti dei paesi anglosassoni non mangino il coniglio, considerato un animale da compagnia e non da tavola, ma si tratta di una vecchia storia. Il coniglio domestico, originario dell’Europa è scoperto dai Fenici in Spagna, probabilmente non è conosciuto dai Greci e dei primi allevamenti ne parlano i Romani, che iniziano ad addomesticare l’animale in Spagna, paese il cui nome, tra le diverse ipotesi, potrebbe anche significare “terra dei conigli”. Conigli selvatici e domestici, diversamente dalle lepri, si fabbricano una tana scavando gallerie sotto terra, per questo denominati cunicoli.

Il coniglio è apprezzato dai Romani, Publio Terenzio Afro scrive che i conigli sono allevati nei leporaria e Plinio il Vecchio riporta che il coniglio è utilizzato per la preparazione dei laurices, un piatto a base di giovani consigli, molto apprezzato anche dai frati fino al Medioevo. Alcuni ritengono il termine laurices d’oscura origine basca, altri presumono che derivi dall’uso del lauro (alloro) come aromatizzante. Con i Romani, l’abitudine di mangiare il coniglio si diffonde in tutti i territori dell’impero, ma non, o poco, al di fuori di questo e ancora oggi gli inglesi, come altri popoli anglosassoni, non mangiano il coniglio, considerato un animale da compagnia.

conigllo conigli
Il doppio ruolo del coniglio, considerato da alcuni animale da compagnia e allevato da altri a scopo alimentare, è lo stesso almeno dai tempi di Giulio Cesare

Quest’atteggiamento britannico, passato anche agli abitanti della America settentrionale e sempre più diffuso anche in Italia, ha quasi certamente antichi addentellati con quanto racconta Giulio Cesare nel De bello Gallico a proposito degli abitanti della Britannia: “Ritengono illecito cibarsi di lepre, gallina e oca; tuttavia allevano questi animali per puro diletto”. Il coniglio domestico e selvatico non è la lepre, ma, soprattutto, gli ultimi due sono morfologicamente simili e, quindi, è facile che i Britanni abbiano considerato i conigli romani come animali da compagnia, come accade ancora oggi. Il coniglio come pet ha quindi una storia vecchia e si trova a convivere, nei paesi di antica dominazione romana, con il ruolo di animale allevato a scopo alimentare. Una doppia posizione anche all’origine di discussioni e diatribe, alle quali non di rado oggi assistiamo.

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Roberto La Pira

  Giovanni Ballarini

Giovanni Ballarini
Professore Emerito dell’Università degli Studi di Parma e docente nella Facoltà di Medicina Veterinaria dal 1953 al 2002

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Un commento

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    Che poi, tra l’altro, anche nella nostra stessa penisola si trovano regioni dove è più utilizzato ed altre dove lo è molto meno.

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