Home / Supermercato / Conad, il pesto e Il Fatto Alimentare. Secondo la catena di supermercati la nostra informazione è lacunosa, ma è proprio così?

Conad, il pesto e Il Fatto Alimentare. Secondo la catena di supermercati la nostra informazione è lacunosa, ma è proprio così?

Conad ci ha inviato alcune precisazioni sugli articoli de Il Fatto Alimentare, inerenti la vicenda della presunta presenza di botulino nel pesto.

R-conad-logoLa tutela della salute dei consumatori è cosa molto seria e dovrebbe indurre tutti gli operatori – dell’industria, della distribuzione e anche dell’informazione – a comportamenti altrettanto seri e responsabili, come prevede la legge in un chiaro e inequivocabile regolamento sicuramente noto anche a lei. Conad, anche nella vicenda del Pesto di Prà, ha agito nel totale rispetto ed applicazione di tale regolamento.

Fatta questa premessa, di seguito alcune precisazioni riguardo a quanto da lei scritto sul sito “Il Fatto Alimentare” in merito all’azione di Conad. Precisazioni che richiedono una pubblicazione di smentita, nonché una significativa variazione del contenuto di alcune sue affermazioni.

conad pestoFatta questa premessa, di seguito alcune precisazioni riguardo a quanto da lei scritto sul sito “Il Fatto Alimentare” in merito all’azione di Conad. Precisazioni che richiedono una pubblicazione di smentita, nonché una significativa variazione del contenuto di alcune sue affermazioniNon ci è chiara la motivazione per la quale, in merito al comportamento di Conad, lei sta pubblicando – ormai da diversi giorni – informazioni del tutto scorrette e smentite, oltre che dai fatti, dai suoi stessi lettori. Sabato 20 luglio lei ha pubblicato l’informazione relativa alla non conformità del lotto di pesto prodotto dall’azienda Il Pesto di Prà Bruzzone e Ferrari srl, lamentando che Conad “non stava dando alcuna informazione ai propri consumatori”. Al contrario, Conad aveva già provveduto non solo a ritirare il lotto di produzione, ma anche a diffondere l’informazione ai clienti, come le hanno segnalato i suoi stessi lettori.

Tuttavia, incassata la smentita, lei si è subito attivato per pubblicare un’altra ingiustificata lamentela, con la quale accusava Conad di aver inviato “solo” e-mail ai clienti, senza pubblicare “alcun comunicato nella rete e sul website”. Un accanimento del tutto incomprensibile, dal momento che Conad, al contrario, aveva contestualmente pubblicato il comunicato del richiamo anche in rete e nel website ufficiale.

Tanto accanimento è parso affievolirsi solo ieri, lunedì 22 luglio, quando è emerso, certamente non grazie al suo impegno investigativo, che altre catene distributive erano coinvolte nel ritiro del lotto segnalato.

conad pesto ritiratoTuttavia quegli articoli scorretti – che prendono ingiustamente di mira Conad e non rendono un buon servizio ai suoi lettori – continuano a “galleggiare” nella homepage del suo blog e in altri portali, dove sono stati ripresi da ignari lettori. Si leggono, infatti, citazioni sbagliate che inducono sicuramente in gravi errori i consumatori, fra tutte l’immagine del prodotto da lei utilizzato: quello pubblicato non è il Pesto genovese “incriminato”, bensì la versione UHT in formato da 180 g prodotto da un altro fornitore, non certo da Pesto di Prà di Bruzzone e Ferrari.

L’industria e la distribuzione sono responsabili dei prodotti che immettono sul mercato: quando non sono conformi li ritirano e avvisano i consumatori. Anche lei, dottor La Pira, è pronto ad assumersi la responsabilità della qualità dell’informazione che fa circolare in rete? Oppure crede che Conad debba accettare che mentre una notizia falsa fa il giro del mondo, la verità è ancora lì ad aspettare di trovare un modo per essere comunicata?

Omer Pignatti

Ufficio stampa Conad, HominaPdc

Ringraziamo Pignatti ma occorre fare alcune precisazioni su quanto scritto.

cona articoloLa storia inizia sabato quando, verso mezzanotte, inizio a scrivere un articolo sulla vicenda del pesto al botulino. Il Fatto Alimentare è l’unico sito che cita i nomi dei prodotti e delle catene coinvolte e dice che Conad ha informato i consumatori inviando delle email. 12 ore dopo circa aggiorniamo la notizia, dicendo che anche Esselunga ha inviato le email ai clienti. Nel week end non si riesce ad avere notizie dagli uffici stampa che notoriamente sono chiusi. Lunedì mattina alle 10:00 inviamo una mail a Conad per avere informazioni e delucidazioni, ma la risposta arriva il  giorno dopo alle sette di sera con questa lettera!

Forse non abbiamo seguito attentamente il sito di Conad durante il week end e siamo contenti che Conad abbia pubblicato in rete subito la notizia, ma va altresì detto che tra lunedì e martedì il sito del supermercato ha avuto un black out durato diverse ore in cui non siamo riusciti a collegarci e pur essendo l’unica testata a chiedere chiarimenti, Conad ci ha risposto solo 36 ore dopo (!) segnalando una foto era sbagliata (prontamente modificata).

Conad dimentica di dire che e nei 3 articoli successivi pubblicati lunedì e martedì sul sito abbiamo detto che la catena aveva messo in rete la notizia almento tre volte! Conad on ha inviato nessuna mail in redazione o post sul sito dicendo che la foto era sbagliata o che bisognava correggere alcune imprecisioni.

il fatto pestoResta però una cosa che vogliamo dire a Conad e a tutte le catene di supermercati, il vostro sistema di comunicazione per un’allerta botulino è stato assolutamente lacunoso insufficiente. È vero che siete stati i primi a muovervi ma d’altro canto il rischio riguardava un vostro prodotto a marchio.

Quando scatta un’allerta botulino nazionale si dovrebbe fa ben altro.

1) Comprare una pagina intera sui principali quotidiani nazionali ed uscire il giorno dopo informando i lettori e pubblicando le fotografie dei prodotti.

2) Inviare un comunicato stampa alle agenzie con le fotografie dei prodotti che, vista la gravità della situazione sarebbe stato rilanciato dopo pochi minuti.

3) Pubblicare sulla home page del proprio sito la notizia con grande rilievo e avvisare in tutti i modi possibili i clienti interessati

 

© Riproduzione riservata

  Roberto La Pira

Roberto La Pira
Giornalista professionista, laurea in Scienze delle preparazioni alimentari

Guarda qui

supermercato

Supermercati, a Roma domina Conad nella classifica di Altroconsumo. Quasi 1.300 € il risparmio massimo

Neanche la pandemia ha fermato l’annuale inchiesta sui supermercati di Altroconsumo, con la celebre classifica dei …

5 Commenti

  1. Avatar

    Si potrebbe commentare così: “Io ho ragione, ma tu non hai torto”.
    I giornalisti sono lì per comunicare, ma quando le Fonti principali latitano, perdono tempo, non comunicano o peggio comunicano male come fa il giornalista ad informare in maniera completa?
    Forse la GDO dovrebbe riconsiderare i suoi rapporti con la Stampa!
    Dott. Roberto La Pira, tutta la mia solidarietà.

  2. Avatar

    Allora, riepilogo per gli addetti ai lavori (controllori e controllati nelle aziende alimentari).

    Fonti del diritto:
    Regolamenti, leggi nazionali, decreti, leggi regionali, accordi stato regione, linee guida, usi e consuetudini.
    A questi si devono aggiungere
    – interpretazioni dei controllori (ovviamente cambiano a seconda del momento)
    – dr. La Pira, ad integrazione del 178.

    La domanda sorge spontanea: quanti casi da intossicazione da botulino ci sono stati dovuti al pesto incriminato?
    Quindi cosa si può concludere?

  3. Avatar

    Perché non si fa come si dovrebbe, secondo le norme di sicurezza e per principio?
    Perché sia i produttori sia le catene commerciali, prima di spendere e sputtanarsi, attendono le ulteriori conferme delle contro-contro analisi e più tempo passa meno prove rimangono.
    Quindi chi si deve attivare immediatamente, secondo voi, per limitare i danni?
    Con un pò di sforzo e senza troppa fantasia, la risposta non dovrebbe essere difficile da trovare!!
    Forse le Istituzioni Pubbliche?

  4. Avatar
    Eliseo Patriarca

    Dagli articoli e dalla risposta di Conad io però vedo una grande lacuna di informazione: giuste tutte le modalità elencate ma vediamo di tenere presente che l’accesso ad Internet – soprattutto in Italia – non è una garanzia di universalità.
    La cosa veramente giusta sarebbe mettere cartelli sugli scaffali dove era la merce incriminata e in tutti i punti vendita. Così sì, che i consumatori sarebbero stati sicuramente informati.