Il progetto “100 secondi” fa chiarezza su un batterio insidioso che cresce anche in frigorifero e sulle buone pratiche per proteggersi.
Nel panorama della divulgazione scientifica, il progetto video “100’’”, realizzato dal Laboratorio comunicazione dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe), si distingue per la capacità di fare chiarezza, in poco più di un minuto, su temi sanitari complessi. Un esempio perfetto è il focus sulla listeria (Listeria monocytogenes), un batterio capace di contaminare gli alimenti a qualunque livello della filiera.
Questo microrganismo possiede una particolarità insidiosa: riesce a riprodursi anche alle temperature di refrigerazione, che normalmente bloccano gli altri batteri. Se nei soggetti sani l’infezione (listeriosi) può decorrere in modo lieve, per le fasce fragili comporta rischi severi. I bambini piccoli, gli anziani e gli immunodepressi rischiano complicanze come meningiti e setticemie, mentre nelle donne in gravidanza può provocare aborto o parto prematuro.
Gli alimenti a rischio e le regole in cucina
Il video dell’IZSVe mappa i cibi più frequentemente associati alla listeria:
- Carne cruda o poco cotta e salumi freschi.
- Latte non pastorizzato e formaggi poco stagionati o erborinati.
- Pesce affumicato (come salmone) e verdure crude preconfezionate.
- Gastronomia pronta, tra cui maionese e tramezzini.
Per ridurre i rischi, gli esperti ricordano l’importanza di adottare semplici pratiche igieniche. È necessario igienizzare piani di lavoro e utensili dopo ogni utilizzo, lavare bene frutta e verdura, e consumare carne ben cotta. Infine, per limitare lo sviluppo della listeria, occorre mantenere il frigorifero pulito e a una temperatura inferiore ai 4 °C, consumando i prodotti in breve tempo e mai oltre la data di scadenza.
Guarda di seguito il video approfondito dell’IZSVe.
© Riproduzione riservata. Foto: Depositphotos.com


