Copertina campagna GoFundMe 2026

Dopo tre vittorie in tribunale, Il Fatto Alimentare affronta l’appello di San Benedetto e una richiesta da 1,5 milioni di euro. Per sostenere le spese legali parte una raccolta fondi.

Tre vittorie in tribunale contro San Benedetto non sono bastate. Dopo quattro anni di battaglie giudiziarie, il colosso dell’acqua minerale ha deciso di portare Il Fatto Alimentare di fronte alla Corte d’Appello di Venezia, confermando la richiesta di risarcimento monstre di 1,5 milioni di euro (ne avevamo parlato in questo articolo).

Per capire la sproporzione basta un dato: la nostra è una piccola realtà editoriale indipendente con un bilancio di circa 150 mila euro tra donazioni e pubblicità, mentre il gruppo San Benedetto supera il miliardo di euro di giro d’affari. Affrontare spese legali colossali per difenderci da un risarcimento che da solo equivale a dieci anni della nostra attività rischia di soffocarci, a prescindere dall’esito delle sentenze.

Per questo motivo abbiamo deciso di non arrenderci e di lanciare una raccolta fondi su GoFundMe: per coprire i costi della nostra difesa e continuare a informare i consumatori in totale libertà.

I fatti

Tutto comincia quattro anni fa, quando pubblichiamo un articolo critico sullo spot pubblicitario dell’acqua San Benedetto con protagonista Elisabetta Canalis. Una pubblicità sulla quale l’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria (IAP) aveva sollevato criticità perché poteva indurre a pensare che l’acqua potesse “sostituire” la colazione. L’azienda, dopo l’intervento dello IAP, modifica lo spot. ma contesta il nostro articolo e decide di rivolgersi ai giudici, dando inizio a un contenzioso che va avanti ancora.

Elisabetta Canalis beve acqua da un bicchiere di vetro trasparente. Pubblicita San Benedetto
San Benedetto ha fatto causa a Il Fatto Alimentare in seguito a un articolo su uno spot con Elisabetta Canalis

Tre sconfitte in tribunale

Finora San Benedetto ha ottenuto tre decisioni sfavorevoli contro di noi: due nei procedimenti d’urgenza e una nella causa di primo grado davanti al Tribunale di Venezia. Nella sentenza la giudice Lisa Micochero ha messo nero su bianco che i nostri articoli rientrano nel legittimo diritto di critica giornalistica, definendoli una «lettura logica, ragionata e motivata dello spot».

In parallelo, l’azienda ha intentato una causa sulla stessa vicenda contro la pagina Instagram Aestetica Sovietica, che come noi aveva riportato la notizia, ottenendo dal tribunale altre due decisioni sfavorevoli.

Nonostante ciò, San Benedetto ha presentato ricorso davanti alla Corte d’Appello di Venezia e continua a chiedere un risarcimento di 1,5 milioni di euro oltre alla rimozione dei nostri articoli e alla pubblicazione dell’eventuale condanna su cinque quotidiani nazionali. L’ultima udienza è fissata il prossimo 23 settembre 2026.

Una richiesta da 1,5 milioni di euro e il problema delle cause bavaglio

Per una piccola testata come la nostra, continuare a difendersi in un contenzioso di queste dimensioni comporta una pressione economica molto pesante. Negli ultimi anni è cresciuta l’attenzione verso le cosiddette SLAPP (Strategic Lawsuits Against Public Participation), spesso indicate come “cause bavaglio”. Si tratta di azioni giudiziarie che, per la sproporzione delle richieste economiche e i costi necessari a difendersi, possono esercitare una forte pressione su giornalisti.

giovane attraente con la bocca sigillata sul nastro adesivo per impedirgli di parlare mantenendolo muto e censurato nel concetto di libertà di parola e di espressione.
Le SLAPP sono azioni giudiziarie che, per la sproporzione delle richieste economiche e i costi, possono esercitare una forte pressione su giornalisti.

Non spetta a noi stabilire se il contenzioso possa essere qualificato giuridicamente come una SLAPP o come una lite temeraria. C’è però un dato concreto: per una testata che fattura circa 150 mila euro l’anno, affrontare per quattro anni una causa in cui vengono richiesti 1,5 milioni significa sostenere costi difficilmente sopportabili.

In Italia difendersi in processi di questo tipo comporta parcelle legali per decine di migliaia di euro. E anche quando si vince, il rimborso delle spese deciso dal giudice può non coprire integralmente i costi sostenuti per la difesa.

Un caso di rilevanza internazionale

La vicenda e la sproporzione economica tra le parti non sono passate inosservate. La notizia della vittoria in primo grado In gennaio è stata ripresa da 15 testate giornalistiche italiane e di un ampio articolo sul quotidiano britannico The Times.

Come useremo i fondi raccolti

Per questo motivo abbiamo avviato una raccolta fondi su GoFundMe. Il denaro sarà destinato in via prioritaria a coprire i costi legali e le parcelle degli avvocati per il nuovo processo d’appello a Venezia.

Se riusciremo a raccogliere fondi superiori alle spese necessarie oppure se l’appello dovesse concludersi con un adeguato rimborso da parte di San Benedetto, l’eventuale eccedenza sarà utilizzata per coprire le spese legali già sostenute nel corso di questa vicenda e, successivamente, per sostenere l’attività editoriale de Il Fatto Alimentare.

Il nostro è uno dei pochissimi siti italiani di informazione indipendente specializzati in sicurezza alimentare, analisi dei prodotti, etichette, richiami e pubblicità. Garantiamo l’accesso gratuito a tutti i contenuti e inviamo ogni settimana newsletter informative a decine di migliaia di lettori senza chiedere abbonamenti.

Aiutaci a difendere il diritto di informare e il diritto dei lettori a essere informati.

Grazie di cuore.

DONA ORA

GoFundMe 09.2026 desktop

© Riproduzione riservata Foto: ChatGPT, San Benedetto, Depositphotos

4.8 14 voti
Vota
Iscriviti
Notificami
guest

24 Commenti
Feedbacks
Vedi tutti i commenti
gianni
gianni
2 Settembre 2026 15:16

Gli antichi romani si rigireranno nella tomba vedendo come è diventato il Diritto al giorno d’oggi.
Ogni sorta di trucchi e bassezze pur di tacitare il dissenso e lo smascheramento di inganni di qualsiasi genere….che investe ogni fase della dialettica umana.

giova
giova
2 Settembre 2026 16:03

Desolante
Il futuro dell’informazione è minacciato.

Paoblog
2 Settembre 2026 16:12

Oltre a non acquistare più prodotti San Benedetto, ho girato il vs. articolo ai miei contatti e su Mastodon.

Ed ovviamente razzolo come predico, per cui ho fatto una donazione

Boretti Maria Cristina
Boretti Maria Cristina
3 Settembre 2026 08:45

Ho appena fatto una donazione e MAI PIÙ COMPRERÒ ACQUA SAN BENEDETTO lo dirò anche alle mie amiche
Cercano di far chiudere il giornalismo indipendente e di indagine siete vittime come REPORT

Mariam
Mariam
3 Settembre 2026 09:59

Se con questa azione la San Benedetto pensa di aver “vinto” non sa che la simpatia di un brand e la sua affidabilità passa anche per questi mezzi ed è un aspetto importantissimo (chi è il loro team legale e marketing!?).
Non sarà più nel mio carrello ne in quello dei miei amici/familiari/conoscenze.

Azul98
3 Settembre 2026 10:15

Siamo a posto, questa proprio è l’accanimento delle Multinazionali contro chi osa fare chiarezza su di loro! Potessi Aiutarvi lo farei volentieri, comunque mi darò da fare per trovare persone,che so che vi leggono.

Matteo Giannattasio
Matteo Giannattasio
3 Settembre 2026 10:38

Il bavaglio al periodismo di qualità: dalla politica alle acque cosiddette minerali.

keinosuke
keinosuke
3 Settembre 2026 12:43

ovviamente san benedetto è off limits da lustri a casa mia e continuerò a leggere e sostenere il fatto alimentare. Grazie per la vs. precisa informazione

Alex
Alex
3 Settembre 2026 13:11

Il Times ha menzionato questa causa. Dovrebbero fare lo stesso anche i nostri telegiornali/quotidiani!

gianni
gianni
3 Settembre 2026 14:20

Comunque ci sono battaglie più o meno valide, più o meno giuste, più o meno importanti………per quelle giuste e importanti vale la pena rischiare di cadere.

Marco
Marco
3 Settembre 2026 14:22

La grande industria schiaccia i contestatori con i suoi potenti mezzi finanziari: l’elefante contro il topolino, che mette paura al pachiderma!. L’azione della San Benedetto è sempilicemente vergognosa, ma può essere un boomerang che si ritorcerà contro lei. Bisogna rendere pubblico questo atto indegno della San Benedetto per farlo conoscere, affinché questa azienda sia considerata come merita. La verità viene sempre a galla! Spero che la Giustizia faccia…giustizia!
Marco

Mariagrazia
Mariagrazia
3 Settembre 2026 14:37

Bravissimi.!Vogliono chiudere la bocca a Report e anche a Voi!Manderò contributo

Stefano
Stefano
3 Settembre 2026 21:39

Ovviamente sto con San Benedetto…. si può scrivere? O lo censurate?
Perché il potere più grande e più forte di tutte le multinazionali c’è lo abbiamo noi consumatori, con le nostre scelte.
San Benedetto, vende e continua a vendere, i consumatori la acquistano. Pensate veramente che sia tutto merito della pubblicità e della propaganda ? Vuol dire allora che il consumatore non è capace di fare la spesa.
Io la penso così.

Paoblog
Reply to  Stefano
7 Settembre 2026 10:26

Visto che si tratta di una opinione personale l'”Ovviamente” è fuori luogo, dopo di che Il Fatto Alimentare è in causa per poter esercitare il legittimo diritto di critica (e cronaca) e lei pensa che censurino un’opinione contraria?

Dopo di che, come ha precisato La PIra, la libertà d’espressione è cosa diversa dalla libertà di acquisto del consumatore.

Giovanni
Giovanni
4 Settembre 2026 06:15

Possibile donare con bonifico bancario? Grazie

Gabriele C
Gabriele C
4 Settembre 2026 11:30

Ho donato e sto monitorando il GoFund, ma a me sinceramente questa storia che la cifra richiesta aumenti una volta raggiunto l’obiettivo, dà molto fastidio.
All’inizio l’obiettivo era €7.000 se non sbaglio, ora lo vedo a €30.000, e probabilmente, una volta raggiunto, aumenterà ancora.
Perché non essere trasparenti fin dall’inizio sull’obiettivo finale prefissato?

Fulvio
Fulvio
6 Settembre 2026 09:05

Personalmente per quanto possa essere di peso un granello di sabbia come me posso dire che uno non fa NULLA, ma una manciata GRIPPA I MOTORI !!
Buon lavoro….

Sandro kensan
6 Settembre 2026 11:43

Segnalo che siete stati citati e ripresi da un articolo ad hoc sul giornale quasi omonimo: Il Fatto Quotidiano on line a questo link:

https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2026/09/06/lindustria-del-food-e-labitudine-alle-querele-bavaglio-se-golia-perde-davide-paga-comunque-le-spese-legali/8497890/

che ha ripreso un articolo del Fatto quotidiano di Carta di Travaglio.

Farò anch’io una piccola donazione

Valentina
Valentina
6 Settembre 2026 23:32

La vicenda di San Benedetto può aiutarci a riscoprire le nostre acque di rubinetto, o l’acqua del sindaco dove disponibile. Sto ovviamente con voi. Ricordo che l’Ue ci chiede da tempo una legge anti slapp, dovevamo farlo entro maggio, ovviamente non solo siamo in ritardo ma il nostro governo non ha intenzione di coprire tutti i casi come suggerito ma solo di fare il minimo sindacale per evitare procedure d’infrazione. Se vi chiedete perché non ci sia l’interesse, cercatevi i casi più eclatanti di slapp in Italia negli ultimi anni….

Lorena
Lorena
8 Settembre 2026 19:59

Sono con voi e ho provato a fare la donazione attraverso la piattaforma, ma non mi fa procedere se non accetto di collegare il metodo di pagamento alla piattaforma. So che poi probabilmente potrò intervenire e scollegarlo, ma questo modo di obbligarci mi da molto fastidio. Per cui procederò con un bonifico, anche se il mio aiuto sarà di modesta entità. Vi leggo sempre con molto interesse, grazie per il vostro impegno.

24
0
Ci piacerebbe sapere che ne pensi, lascia un commento.x