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Coca-Cola introdurrà il 25% di bottiglie riutilizzabili entro il 2030. Bisogna arrivare al 50%, dice Greenpeace

Coca-Cola ha annunciato che renderà riutilizzabile entro il 2030 il 25% degli imballaggi di tutte le bevande vendute nel mondo in bottiglie di vetro o plastica, oppure con il sistema del vuoto a rendere. Greenpeace ha accolto con soddisfazione l’annuncio, anche se ritiene che per quella data sia necessario andare oltre, e arrivare all’obiettivo del 50%. Secondo l’associazione ambientalista si tratta di un traguardo indispensabile per un’azienda che ogni anno produce oltre 120 miliardi di bottiglie di plastica.

La strategia della multinazionale è composita, perché nei vari Paesi in cui è presente ci sono diverse modalità di raccolta che vanno dal  riciclo al recupero compreso il riutilizzo delle bottiglie. Secondo le indicazioni si prevede di utilizzare il 50% di materiale riciclato nei nuovi  imballaggi entro il 2030, e di raccogliere e riciclare una bottiglia o una lattina per ognuna che viene venduta. Per capire meglio va detto che nel 2020 gli imballaggi tradizionali riutilizzabili/a rendere rappresentavano circa il 16% del volume totale.

Coca-Cola bottiglie riutilizzabili
Nel 2020 gli imballaggi tradizionali riutilizzabili/a rendere rappresentavano circa il 16% del volume totale

Coca-Cola nel comunicare il nuovo progetto cita il rapporto Reuse: Rethinking Packaging della fondazione Ellen MacArthur in cui si dice che “…convertire il 20% degli imballaggi in plastica globali in modelli di riutilizzo, è un’opportunità di business da 10 miliardi di dollari. L’iniziativa va a vantaggio dei clienti e rappresenta un elemento cruciale nella ricerca per eliminare i rifiuti di plastica e l’inquinamento”. Operativamente la multinazionale conta di raggiungere gli obiettivi ampliando l’uso della bottiglia universale, caratterizzata da una sola forma e dimensione, introdotta per la prima volta nel 2018 in Brasile e ora utilizzata in altri stati del Sud-America. L’altra novità riguarda l’incremento delle bottiglie di plastica in Pet da 1,5 e 2 litri e l’impiego di bicchieri riutilizzabili dotati di microchip, per i distributori automatici situati nei campus universitari, nei parchi e sulle navi da crociera. Un altro obiettivo è produrre in tutto il mondo confezioni riciclabili al 100% (in Italia questo obiettivo è già stato raggiunto da decenni) oltre che usare bottiglie costituite per il 50% da materiale riciclato (rPET). Da noi l’azienda ha già lanciato diversi formati con il 100% di rPET. L’esito di questa politica è una riduzione del 20% di Pet, il 28% di vetro e il 15% di alluminio.

“Coca-Cola ha preso un impegno importante, c’è da sperare che altre ne seguano l’esempio”, commenta Giuseppe Ungherese, responsabile della campagna inquinamento di Greenpeace. Secondo stime ufficiali in Italia superiamo gli 11 miliardi di bottiglie ogni anno e siamo tra i primi consumatori al mondo di acqua minerale. Nei mesi scorsi l’associazione ha lanciato una petizione per chiedere alle aziende leader come Coca-Cola, San Benedetto, Nestlé-San Pellegrino, Pepsi e Sant’Anna di ridurre drasticamente il ricorso a bottiglie in plastica monouso, e adottare sistemi di vendita basati sull’impiego di contenitori riutilizzabili. Finora la petizione è stata sottoscritta da più di centomila persone. Per firmare clicca qui.

© Riproduzione riservata Foto: Coca-Cola

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Roberto La Pira

  Redazione Il Fatto Alimentare

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Un commento

  1. Con il monouso si consuma plastica, invece con il riutilizzabile si consumano acqua, detergenti ed energia. Ogni moda ha i suoi costi.