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Chips vegetali: gli snack di verdure fritte non sono sani come sembrano

chips vegetali carole patate fritti sale Chips di verdureLe chips vegetali e gli snack simili, a base di verdure fritte, sono meno sani di quello che sembrano, e andrebbero consumati tenendolo presente. Lo sottolinea Liz Weinandy, nutrizionista dell’Ohio State University Medical Center, intervistata dalla rivista Time sulle caratteristiche di questi prodotti, popolarissimi negli Stati Uniti e sempre di più anche in Europa.

Nella maggior parte dei casi, ricorda l’esperta, le chips e i bastoncini vegetali (poco presenti sul mercato italiano, ma amatissime al di là dell’Atlantico, soprattutto dai bambini) sono ottenute con miscele che hanno come ingrediente fondamentale l’amido di patate, cui vengono aggiunte minime quantità di verdure. Non  c’è dunque una grande differenza con le patatine tradizionali perché le verdure danno più che altro colore. Ma, soprattutto, quasi tutti questi snack sono fritti, e proprio perché contengono amido in grandi quantità, possono sviluppare significative concentrazioni di acrilammide, la sostanza accusata di provocare tumori, patologie cardiovascolari e molti altri danni. Inoltre sono insaporite con additivi e aromi per rendere il gusto più appetitoso. Per tutti c’è poi la questione del sale: sempre eccessivo. Non si dovrebbero consumare snack con  più di 200 milligrammi di sodio per porzione.

Tuttavia chips e stick vegetali godono di una buona reputazione, sostenuta anche da packaging accattivanti e pieni di slogan che ne esaltano le virtù e l’assenza di qualcosa. Si crea il cosiddetto effetto alone, perché riescono a rassicurare il consumatore e sono considerati più salutari delle patatine classiche.

Gli unici prodotti che possono rappresentare un passo in avanti sono quelli a base di verdure diverse dalle patate, o che ne contengono una quantità non eccessiva, rispetto al peso totale. Weinandy fa un esempio: le chips vegetali di Terra, uno dei marchi più noti, che indicano chiaramente sulla parte frontale della confezione, gli ingredienti fondamentali e, soprattutto, il tipo di verdure.

Inoltre, soprattutto per quanto riguarda i bambini, resta l’effetto diseducativo: non si dovrebbero abituare a consumare snack industriali e lavorati: sarebbe meglio abituarli  fin da piccoli a consumare verdure e frutta fresca senza nient’altro, trovando anche forme che possano stimolare la loro curiosità come i frullati, i pezzetti con forme particolari (per esempio di animale), i sorbetti e così via.

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  Agnese Codignola

Agnese Codignola
giornalista scientifica

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5 Commenti

  1. Avatar

    Non che ne consumi molti, di questi prodotti, tuttavia li preferisco alle patatine classiche; all’Unes c’è un buon assortuimento, ma giorni fa avendo tempo mi sono soffermato a leggere le etichette nutrizionali con attenzione ed alla fine non ho comprato nulla.

  2. Avatar
    agnese codignola

    Bravo! Sempre leggere le etichette, quando si tratta di prodotti altamente lavorati. Solo così si può fare una scelta libera e non condizionata dalla pubblicità

  3. Avatar

    Sarebbe interessante, ove possibile, pubblicare anche le foto delle etichette dei prodotti industriali (ingredienti, lista nutrizionale ecc.).

    • Avatar

      Elisa, la confusione la crei tu con questo commento. L’articolo da indicazioni chiare, una soprattutto: leggi sempre l’elenco degli ingredienti e, se presenti, le informazioni nutrizionali.

  4. Avatar

    Secondo me l’articolo crea molta confusione non so che prodotti abbiano in America ma quelle che vendono in Italia sono a base di verdure e basta senza amidi insaporitori e sono verdure a tutti gli effetti,di solito pastinaca barbabietola e carote.. e nient’altro aggiunto.. resta il fatto che sono fritte questo si.