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Chiacchiere di Carnevale fritte o al forno? Le calorie sono le stesse. Attenzione ai grassi

Anche il prezzo delle chiacchiere di Carnevale è aumentato, ma non di tanto, per cui è facile farsi tentare dalle varie confezioni presenti in tutti i supermercati e nelle pasticcerie. L’assortimento è molto variegato. Ci sono quelle ricoperte di cioccolato, quelle con lo zucchero a velo, ma la grossa differenza è tra quelle fritte o cotte al forno. Molti scelgono quelle passate al forno convinti di avere acquistato un dolce con meno calorie. In realtà le chiacchiere sono sempre fritte e solo dopo, in alcuni casi, vengono anche dorate al forno per dare una consistenza biscottata. Alla fine il sapore è diverso, ma il contenuto di calorie è pressoché identico (circa 500 kcal per 100 grammi).

Quando è il momento di scegliere può essere interessante leggere l’etichetta e valutare il tipo ingredienti. In genere insieme a farina, zucchero, burro e uova  troviamo il tipo di grassi utilizzati per la frittura. Il nostro consiglio è di evitare le chiacchiere fritte nell’olio di palma o in altri grassi vegetali come cocco, karitè. Anche trovare fra gli ingredienti la margarina vegetale non è proprio il massimo. Meglio scegliere quelle fritte in oli più pregiati come girasole, girasole alto oleico, arachide o mais. L’impiego di uno di questi oli e la presenza di un po’ di burro per insaporire il dolce fanno la differenza e per questo motivo alcune aziende lo evidenziano sull’etichetta.

chiacchiere
Le chiacchiere al forno sono fritte nell’olio e poi infornate. Hanno le stesse calorie delle altre

Un buon olio di frittura e un piccola quantità di burro danno un tocco di qualità. Certo anche farina, zucchero e uova sono importanti, ma si tratta di ingredienti con standard qualitativi abbastanza standardizzati e costi trascurabili rispetto ai grassi di frittura e al burro. Secondo i dati più recenti l’incremento di prezzo delle principali materie prime delle chiacchiere negli ultimi 12 mesi è stato è del 20-25%. Questo però non vuol dire che il prezzo di vendita sia aumentato della stessa percentuale perché l’incidenza degli ingredienti sul listino finale rappresenta una componente parziale.

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Roberto La Pira

  Redazione Il Fatto Alimentare

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