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Cereali Nestlé ed etichette a semaforo: un terzo dei consumatori britannici non le capisce

I consumatori del Regno Unito hanno qualche difficoltà a interpretare in modo corretto le etichette a semaforo britanniche dei cereali. Lo si è visto in un sondaggio realizzato proprio da Nestlé Cereals, dal quale è emerso che più di un terzo delle persone coinvolte (il 34%) non ne comprende il reale significato e più di una su dieci ne ignora l’esistenza. Riguardo ai colori, infatti, mentre circa il 40% pensa correttamente che il verde corrisponda a un basso tenore di nutrienti e quindi che sia più sano, il 34% pensa invece che la concentrazione di nutrienti indicati in verde sia particolarmente alta. Per fortuna, secondo quanto riferisce il sito Food Navigator, un consumatore britannico su due dichiara anche che vorrebbe saperne di più, a conferma della volontà di fare scelte migliori. In effetti, il 76% degli intervistati afferma di osservare i colori sulle confezioni e circa la metà di esserne influenzato ma, se le interpretazioni non sono esatte, resta il rischio di fare una scelta sbagliata.

Nestlé coglie l’occasione di questa ricerca per sottolineare i suoi sforzi rivolti alla diffusione di informazioni immediatamente comprensibili e corrette e sottolinea come tale iniziativa rientri in quella più ampia, denominata No red’s. Questa denominazione vuole sottolineare che, tra i cereali prodotti, ve ne sono ben 18, l’84% del totale, sulle cui etichette non compare il colore rosso e che lo sforzo per migliorare le ricette è tuttora al centro dello sviluppo di questi prodotti. A dimostrazione del suo impegno, Nestlé cita numeri ‘da capogiro’: tra il 2010 e il 2020 avrebbe rimosso 516 milioni di cucchiaini di zucchero (circa 2.580 tonnellate) e 20 milioni di sale (circa 100 tonnellate) dai propri cereali.

Etichette a semaforo britanniche
Il 34% dei consumatori britannici ritiene che il colore verde sia un indicatore di alta quantità di nutrienti

Per interpretare correttamente questi dati occorre però considerare che l’uso di un’unità di misura piccola come il cucchiaino esalta le dimensioni di modifiche peraltro avvenute nell’arco di ben dieci anni e sull’intero portafoglio prodotti. Anche se lo sforzo è comunque apprezzabile, probabilmente si sarebbe potuto fare molto di più, molto meglio e molto prima. Lo stesso discorso vale per la quantità di fibre, che è aumentata. L’azienda parla di 106 milioni di porzioni in più, pari a 107 tonnellate di grano integrale aggiunte nel 2020 rispetto al 2010. La tendenza a realizzare ricette sempre più sane è comunque tuttora in corso. Nel 2021, per esempio, è stata introdotta la versione light dei Cheerios, i Vanilla Os, che contengono meno del 5% di zuccheri. Gli sforzi sembrano quindi reali, anche se la loro entità e le tempistiche lasciano alcuni dubbi. Una migliore comprensione delle etichette a semaforo potrebbe convincere l’azienda ad accelerare, per raggiungere il 100% di prodotti senza semafori rossi, incrementando al contempo i nutrienti indicati in verde.

© Riproduzione riservata; Foto: iStock

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Roberto La Pira

  Agnese Codignola

giornalista scientifica

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