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Il Parlamento europeo mette fine, dopo 24 anni, alla disputa tra Usa e Europa sull`impiego di ormoni negli allevamenti

Il Parlamento europeo mette fine, alla battaglia avviata da Usa e Canada in risposta al divieto UE (del 1988) di commercializzare carni di animali trattati con gli ormoni della crescita.

 

Ilfattoalimentare aveva già dato notizia dell’accordo del marzo 2011, per risolvere l’atavico contenzioso sulle carni di animali trattati con i “growth hormons”. Una lite costata circa 400 milioni/anno agli imprenditori italiani, sotto forma di dazi addizionali imposti dai contendenti sulle loro importazioni, a titolo di ritorsione commerciale.

 

Il 14 marzo 2012 il Parlamento europeo ha votato ad ampia maggioranza (650 voti a favore, 10 contro) la ratifica del “Memorandum of Understanding” che permetterà a USA e Canada di esportare in UE 48.200 ton (in luogo delle attuali 28.200 ton) di carni bovine da animali ‘hormone-free’, nel rispetto della legislazione comunitaria.

 

Gli Stati Uniti a loro volta riapriranno il loro mercato alle carni bovine europee, in accordo con le indicazioni dell’OIE (World Organization for Animal Health), dopo la chiusura introdotta nel 1997 a seguito dello scandalo BSE. Una prospettiva interessante, considerato che gli USA sono un importatore netto di 1 milione di tonnellate/anno di carni bovine (anche a causa della destinazione delle colture locali di mais, da mangimi a biocarburanti).

 

Nel frattempo, il 18 novembre 2011 il panel WTO si è espresso contro la legge degli Stati Uniti che impone l’indicazione obbligatoria dell’origine delle carni bovine e suine (“Country Of Origin Labelling”, COOL) in quanto discriminatoria nei confronti di carni da animali non nati, allevati e macellati sotto la bandiera a stelle e strisce. In contrasto perciò con gli Accordi TBT (“Technical Barriers to Trade”) e SPS (“Sanitary and Phytosanitary Measures”), sempre in ambito WTO.

 

A ben vedere, l’indicazione obbligatoria dell’origine in USA è estesa alle carni ovine e avicole, ai prodotti ittici e all’ortofrutta (oltre a ginseng, arachidi e alcuna frutta secca a guscio). Ma il contenzioso WTO – avviato nel 2008, sinora con successo, da Canada e Messico – è limitato alle carni bovine e di maiale.

 

Il 23 marzo 2012 il Governo degli Stati Uniti ha dichiarato di voler ricorrere in appello contro la decisione della WTO. L’Amministrazione Obama del resto non potrebbe permettersi una diversa opzione, durante la campagna elettorale. Certo è che, se la decisione del WTO troverà conferma in appello, essa potrà costituire un precedente di rilievo anche per l’Europa. Il regolamento (UE) n. 1169/2011 contempla la possibilità per gli Stati membri di introdurre prescrizioni nazionali sull’etichettatura d’origine di determinati alimenti, a determinate condizioni. Sempre che ciò risulti compatibile con gli accordi internazionali.

 

Dario Dongo

Foto: Photos.com

 

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Un commento

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    Ho risolto il problema alla radice diventando vegetariano.