Ci sono quattro grandi famiglie di sostanze chimiche che, dal secondo dopoguerra a oggi, hanno plasmato lo sviluppo della maggior parte dei paesi, intervenendo soprattutto in ambito alimentare e rendendo il sistema dipendente da esse. Si tratta di composti in gran parte tossici, i cui effetti negativi hanno costi sproporzionati, rispetto ai benefici, e che andrebbero accantonati il più possibile sia per proteggere la salute di tutti, a cominciare dai bambini, sia per spendere meno e meglio il denaro pubblico.
Le famiglie sono quella dei pesticidi, degli ftalati, dei bisfenoli e quella dei perfluoroalchili (PFAS). Data la loro pervasività, è urgente intervenire subito e in modo sistematico, modificando la produzione in maniera radicale.

Questo il senso di un rapporto appena reso noto da Systemiq, una società che investe in aziende finalizzate a raggiungere gli obbiettivi di sostenibilità delle Nazioni Unite e quelli della Convenzione di Parigi sul clima, e stilato con il contributo di numerose istituzioni di ricerca pubbliche e private (no profit) tra le quali il Center for Environmental Health, il Chemsec, l’Institute of Preventive Medicine e diverse università statunitensi e britanniche tra le quali la Duke e quella del Sussex.
I costi delle sostanze chimiche
Dagli anni cinquanta a oggi la produzione di sostanze chimiche di questo tipo è aumentata di duecento volte, e il risultato di tanto entusiasmo sono oltre 350.000 composti presenti nelle più diverse lavorazioni, quasi sempre introdotti senza studi sulla loro sicurezza. Anche se è difficile avere stime che tengano conto di tutti i costi associati a malattie quali i tumori, l’obesità, le patologie cardiovascolari, quelle dello sviluppo e quelle della sfera riproduttiva riconducibili alle quattro famiglie, solo per la voce “salute” si parla di circa tre trilioni di dollari statunitensi all’anno, cioè quanto il ricavato dei primi cento prodotti ultra processati venduti delle grandi multinazionali. Ancora più difficili da quantificare sono i costi sull’ambiente, perché la contaminazione è ubiquitaria e le sue conseguenze innumerevoli. Si parla comunque di 640 miliardi di dollari in più.
Al denaro va aggiunto un costo sul quale si arrovellano da tempo i demografici: quello sulle nascite. Se gli interferenti endocrini come gli ftalati e i bisfenoli non diminuiranno, tra oggi e il 2100 ci potrebbero essere tra i duecento e i settecento milioni (525 in media) di nascite in meno rispetto alle previsioni, incrementando un calo in atto dalla loro introduzione in tutto il mondo, ma oggi drammatico.

Le quattro famiglie
Sintetizzando, le quattro classi di molecole identificate hanno queste caratteristiche:
Ftalati: forti prove di tossicità a carico dei sistemi riproduttivo ed endocrino; prove leggermente meno sostanziali di accumulo nei sistemi biologici. Sono utilizzati soprattutto (in ambito alimentare) nelle pellicole, nei materiali di contatto (compresi i guanti utilizzati da chi prepara il cibo) e nel confezionamento per esempio sottovuoto. Comprendono composti impiegati nelle plastiche morbide e di media durezza, tipicamente della classe del polivinilcloruro o PVC.
Bisfenoli: forti prove di tossicità a carico dei sistemi riproduttivo ed endocrino; prove leggermente meno consistenti di bioaccumulo. Il più noto è il bisfenolo A, una delle sostanze plastificanti più usate al mondo, ma ce ne sono anche altri.
Pesticidi: forti prove di tossicità a carico dei sistemi riproduttivo ed endocrino; prove solo di poco meno forti di danni ai geni del feto, di cancerogenicità, di allergenicità per contatto cutaneo, di sensibilizzazione respiratoria e di bioaccumulo. Sono utilizzati sia sulle colture che direttamente sulle sementi, disciolti in acqua o dispersi per fumigazione, e raggiungono sempre sedi che non sono quelle previste.
PFAS: forti prove a carico della persistenza nei sistemi organici e nell’ambiente; prove di forza leggermente inferiore di cancerogenicità, danni alla riproduzione e al sistema endocrino. Sono impiegati soprattutto nei packaging resistenti agli oli e all’acqua, in alcuni pesticidi (e nei loro contenitori), nelle tubazioni e nei sistemi di processamento dell’acqua e nelle pentole antiaderenti.
Qualche numero sui loro effetti
Il rapporto fornisce anche altri numeri che aiutano a capire a che punto siamo arrivati.
Per esempio:
- Sono oltre 600 le specie nelle quali sono stati trovati gli PFAS.
- Una specie su cinque tra quelle a rischio estinzione lo è a causa di sostanze delle quattro famiglie.
- Per combattere le specie dai parassiti diventati resistenti si spendono ogni anno 17,7 miliardi di dollari in più.
- Più dell’80% dei terreni coltivati contiene residui di pesticidi.
- Ogni anno si spendono tra i 38 e i 1.120 miliardi di dollari per purificare l’acqua dagli PFAS e dai pesticidi.
- Ogni anno si perdono 16 miliardi di dollari a causa di un impiego eccessivo dei pesticidi.
- La pesca è diminuita del 90% a causa dei pesticidi.
- Il 74% dei pesci analizzati dalla Food and Drug Administration contiene PFAS.

Il 74% dei pesci analizzati dalla FDA contiene PFAS
Come se ne esce?
Il rapporto propone diverse soluzioni, tutte tanto drastiche quanto indispensabili, che avrebbero come conseguenza immediata un risparmio del 70% dei costi indicati (pari a 1,9 trilioni di dollari).
Per quanto riguarda i pesticidi, più dell’80% di quelli usati oggi potrebbe essere eliminato se tutto il mondo adottasse le attuali norme europee o brasiliane, che ne limitano l’impiego. Ciò darebbe ossigeno alle sostanze di nuova generazione, all’agricoltura di precisione e alle pratiche rigenerative. Applicando le norme europee, per ogni 35 dollari spesi se ne risparmierebbero cento.
Eliminare gli PFAS è difficilissimo, ma non impossibile. Eppure bisogna farlo, perché l’80% di quelli presenti nelle acque arriva da fonti indirette, cioè dall’ambiente, ormai interamente contaminato. Politiche chiaramente improntate a quell’obbiettivo potrebbero portare alla loro sostituzione entro il 2040, alimentando un mercato che nella sola EU varrebbe 15 miliardi di dollari. L’eliminazione del 42% degli PFAS presenti in Europa entro il 2030 costerebbe circa 500 milioni di dollari all’anno, ma i costi salute degli europei già oggi sono compresi tra i 46 e gli 83 miliardi di dollari all’anno.
Infine, sono tre le direttive su cui impostare le iniziative legali:
- Stop all’uso di sostanze la cui tossicità è stata dimostrata;
- Evitare che le sostanze tossiche entrino in contatto con gli esseri viventi e con l’ambiente (in base al principio di precauzione);
- Ripensare l’intero sistema partendo da materiali e composti nuovi, usando anche le leve fiscali e basandosi sempre sui risultati degli studi scientifici, prima di introdurre qualunque sostanza nuova.
© Riproduzione riservata Foto: Depositphotos.com
Giornalista scientifica


