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La storia della carne infetta rimbalza sui tutti i media, ma in realtà non è mai stata venduta. Una grave frode scoperta in tempo

carne infetta iStock_000002190623_SmallLa notizia del cosiddetto “sequestro di carni bovine infette” da parte del Nas di Perugia ieri ha fatto il giro della rete, ma è stata raccontata per lo più in modo impreciso, confondendo i tagli di carne con i capi vivi e gli animali infetti con quelli venduti con marchi auricolari contraffatti. Si è così generato un certo allarme tra i consumatori. Vediamo di fare chiarezza.

 

Tutto è cominciato nel 2011, quando i carabinieri del Nas di Perugia hanno individuato in alcuni allevamenti tra Perugia e Todi tre focolai di malattie infettive tipiche dei bovini: tubercolosi bovina, brucellosi e blu tongue (lingua blu). Come dichiarato nel comunicato stampa rilasciato dalle forze dell’ordine, gli animali malati nati in aziende dell’Italia meridionale e insulare, venivano fatti passare per sani eludendo i controlli, grazie al coinvolgimento di alcuni veterinari. A questo punto i bovini erano avviati alla macellazione in diverse regioni avvalendosi dell’intermediazione di due aziende, una di Perugia e l’altra di Arezzo. Al termine di questa prima fase dell’indagine, sono stati posti sotto sequestro quattro allevamenti. I 500 bovini del valore commerciale di due milioni e mezzo di euro, sono stati abbattuti e distrutti per evitare un’ulteriore diffusione delle malattie.

 

Feed SteersDurante la conferenza stampa dell’operazione chiamata “Lio”, i carabinieri hanno detto chiaramente che le operazioni di sequestro e abbattimento dei capi sono avvenute prima della commercializzazione degli animali infetti. Questo vuol dire che la carne non è mai arrivata sulle tavole degli italiani.

Si tratta di una precisazione importante, perché la brucellosi e la tubercolosi bovina sono trasmissibili anche all’uomo (il contagio però non è semplicissimo e passa soprattutto attraverso il contatto diretto con gli animali, ma può avvenire anche per il consumo di carne o latte infetti).

 

Le indagini dei carabinieri comunque non si sono fermate qui. Le due aziende al centro del traffico di animali malati sono risultate coinvolte anche in un’altra rete criminale, dedicata alla falsificazione di passaporti e di marche auricolari, per introdurre sul mercato animali di età e razza diverse rispetto a quanto dichiarato sui documenti. Ogni capo presente negli allevamenti italiani, è infatti registrato in un’anagrafe nazionale e ha una sua “matricola” riportata su una targhetta auricolare. Questa marca è una sorta di carta d’identità dove compaiono tutte le informazioni necessarie a ricostruirne l’origine e gli spostamenti. In questa truffa erano coinvolte le stesse aziende, ma le malattie non c’entrano. Le falsificazioni permettevano di far passare animali di razze meticce, meno pregiate, come capi di chianina. Per rendersi conto dell’affare basta dire che un bovino di razza chianina si può vendere ad un prezzo doppio o triplo rispetto ad altri.

 

Slaughter houseLe indagini complessivamente hanno riguardato 21 province situate in 12 Regioni, coinvolgendo 65 persone (56 allevatori, 3 autotrasportatori e 6 medici veterinari di ASL del centro sud). A operazione conclusa rimane una legittima domanda in sospeso: quanto ci si può fidare della carne che arriva a tavola?

Il capitano dei carabinieri Marco Vetrulli, si dichiara ottimista: «I risultati ottenuti dimostrano che le operazioni di controllo, condotte in collaborazione con gli organi sanitari sul territorio, Asl e Istititui zooprofilattici, funzionano». Come a dire: il fatto che ogni tanto venga individuata qualche mela marcia significa che le mele vengono controllate, dunque si può stare tranquilli.

 

In particolare per quanto riguarda il rischio di malattie infettive, i controlli previsti sono rigorosi e serrati. Ogni singolo capo negli allevamenti italiani registrati viene periodicamente controllato e se per caso si individuano animali infetti, questi sono allontanati e abbattuti e l’allevamento viene temporaneamente bloccato. Per quanto riguarda brucellosi e tubercolosi (ritenute malattie storiche dei bovini italiani), le operazioni di cosiddetto “risanamento” sono iniziate già negli anni Cinquanta e oggi possiamo dire che la stragrande maggioranza delle stalle sono indenni.

 

richiamo carne Certo, il discorso vale per gli allevamenti regolarmente registrati, mentre su eventuali capi che fanno capo a strutture illecite ovviamente non c’è controllo. Come tutelarsi, allora? La regola principale è acquistare sempre in punti vendita autorizzati e non in esercizi occasionali (per esempio certi venditori ai margini dei mercati) e imparare a controllare le etichette.

Ricordando che una buona cottura abbatte definitivamente il rischio di trasmissione di eventuali infezioni, sia per quanto riguarda la carne, sia per quanto riguarda il latte (in particolare quello crudo, non pastorizzato, che è probabilmente il prodotto più a rischio).

 

Valentina Murelli

© Riproduzione riservata

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  Roberto La Pira

Roberto La Pira
Giornalista professionista, laurea in Scienze delle preparazioni alimentari

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7 Commenti

  1. Avatar

    Sarà un caso, sarà la sfortuna, ma gli ALIMENTI coinvolti nei grandi scandali sono sempre quelli di ORIGINE ANIMALE.
    Diciamolo chiaramente forse non è un caso. Ritengo anomalo, fortemente non trasparente e non garantista, che ogni bollo CE ed ogni allevamento siano assegnati ad personam al singolo veterinario delle ASL e non si applichi alcuna turnazione.
    Questa è la mia opinione.

  2. Avatar

    Come l’allerta per botulino nella zuppa di legumi confezionata, o l’epidemia di HAV nei frutti di bosco surgelati? Come l’Escherichia coli nei germogli di soia? Diciamo la verità, le principali problematiche di sicurezza alimentare non riguardano soltanto gli alimenti di origine animale, come lascia intendere lei. Oltretutto, se lei fosse informata, saprebbe che ogni stabilimento ed allevamento sono controllati da veterinari ASL che lavorano in team, che rendono conto del proprio operato ai loro dirigenti, che periodicamente sono soggetti – eccome! – a turnazione.
    Questa è la verità, non la mia opinione.
    Saluti

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      Sono parzialmente d’accordo. Tanti medici veterinari e Operatori delle ASL sono in buona fede, ma … ogni tanto…. emergono anomalie. Altra considerazione riguarda il potenziale delle ASL, ove il personale medico veterinario ormai è ridotto all’osso. Negli allevamenti e nei macelli i controlli dovrebbero essere più serrati e severi, invece…così è l’Italia. Comunque è vero che le problematiche coinvolgono tutto il settore alimentare, solo che quando si tratta di animali è sempre “un macello” mediatico.

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      Bè, mi trovi un settore in cui ogni tanto non emergono anomalie, per bene che funzioni…

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    Giuseppe Pasta

    Anche a leggere questo nuovo articolo sul tema carni infette a mio parere risulta evidente che dal 2011 alcune
    partite di bovini malati e fatti passare sono stati messi in commercio.E’ inutile adessso che i Carabinieri dicono il contrario,per ovvii motivi!
    E poi sui controlli delle Asl stendiamo un velo pietoso.
    Saluti.

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      Sa cosa penso (?) se ogni qualvolta ascoltiamo le conferenze stampa degli addetti ai lavori pensiamo che quello che dicono sia “oro colato” be! allora ci troviamo in un altro paese. Non mi dica quale.
      Da noi quello che conta è soltanto la statistica e più i numeri sono alti più si dà l’impressione che sia stato fatto tanto buon lavoro, invece….
      Senta questa. C’era una volta un allevatore che aveva una vecchia vacca malata “da fare fuori”. Si rivolge ad un suo amico, allevatore e commerciante che gliela compra, sostituisce gli auricolari di identificazione e la porta al macello. La bestia viene macellata “irregolarmente” con la benedizione del veterinario ASL. Le carni vengono prelevate dal commerciante e vendute in parte ad un salumificio ed in parte ad un ristoratore. Il primo allevatore sovente si reca a pranzo o a cena in quel ristorante dove consuma carne di vitello di ottima qualità !!??!! Cosa dire… cosi è la vita.

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    Ma serve davvero una conferenza stampa? per dare visibilità e meriti a chi ha condotto l’indagine ? o per dare in pasto uno scoop a certa stampa non certo disinteressata, che, come qui dimostrato, stravolge ed altera le notizie creando solo disinformazione. Ai NAS viene richiesto lavoro d’indagine serio e silenzioso per una magistratura RISERVATA, non per alimentare gli scoop e la disinformazione.
    In tanti di questi casi si è dimostrato estremamente più dannoso, per l’economia e per il disorientamento dei consumatori che per il problema in se che pure deve avere il suo rigoroso percorso giudiziario. Si pubblichino le sentenze con il risultato di chiusura delle attività truffaldine invece di strombazzare le indagini. UN PO’ DI AUTOCRITICA , bravo Roberto, NON FAREBBE MALE.