Gli americani assumono molte calorie dalle bevande che amano di più, tè e caffè, e probabilmente non se ne rendono conto. Ma ora uno studio condotto dai nutrizionisti dell’Università dell’Illinois e pubblicato su Public Health chiarisce l’entità di questo apporto poco necessario, nella speranza di convincere le persone a ridurre o, se possibile, eliminare questa fonte di zuccheri e grassi.
Gli autori hanno utilizzato i dati della grande indagine nazionale sull’alimentazione chiamata National Health and Nutrition Examination Survey (NHANES), durata più di 12 anni. Tra le tante informazioni, la ricerca ha raccolto anche quelle relative a oltre 13.100 persone che bevono regolarmente caffè e oltre 6.200 partecipanti amanti del tè, in rappresentanza del 51% di americani che assume sempre caffè, e del 26% di consumatori quotidiani di tè. Secondo i dati circa due terzi degli amanti del caffè e un terzo di quelli del tè aggiunge alla bevanda zucchero, panna liquida, aromatizzanti (quasi sempre dolci), miele o altre sostanze ricche di calorie. Può sembrare un quantitativo energetico piccolo – commentano gli autori– ma se si tiene presente che è prolungato per anni, alla lunga anche queste calorie contribuiscono in misura non trascurabile a far lievitare il peso. Inoltre, questi dolcificanti in genere hanno pochissimi benefici nutrizionali. Per esempio, il latte assicura in media un apporto di calcio pari a una ventina di milligrammi giornalieri, quando il fabbisogno consigliato è superiore ai 1.000.
L’apporto di calorie si vede anche facendo banali confronti. Il valore calorico dei bevitori di caffè nero senza zucchero è il 69% in meno rispetto alle tazzine di chi lo preferisce macchiato o dolcificato in vario modo. La situazione è leggermente migliore per quanto riguarda il tè. Ch lo dolcifica assume in media 43 calorie in più, l’85% delle quali arriva da zuccheri.
Probabilmente le persone a bere queste bevande dolcificate o aromatizzate non si rende conto delle calorie extra. Gli autori suggeriscono di abituarsi, se possibile, a non aggiungere nulla o a limitare al massimo zuccheri e grassi.
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Giornalista scientifica
Ma perché insistete a rifilarci “notizie” americane? Cosa ce ne frega, in Italia?
In un mondo globalizzato quello che succede all’estero è molto importante e poi perché senza una visione ampia si rischia di perdee di vista la realtà
Purtroppo certi stili alimentari, poco salutari, in particolare americani, si diffondono rapidamente anche in Italia, meglio informare.
Dobbiamo ammettere a noi stessi che gli “americani” sono avanti a noi di un decennio in quasi tutti i settori, sia nel bene sia purtroppo anche nel male.
Perché quello che accade oggi negli USA, accadrà sicuramente anche da noi nei prossimi anni.
Esserne ben informati ci da il vantaggio di sapere in anticipo cosa arriverà e scegliere possibilmente il meglio, rigettando il peggio. Trattati ed ignoranza nostrana permettendo.