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Burro canadese e olio di palma: dalle proteste sui social nasce un’indagine per approfondire la questione

burroCosa c’entra il burro con l’olio di palma? In apparenza niente, ma i derivati di olio di palma sono usati anche nell’alimentazione animale, e potrebbero essere all’origine di quello che è stato subito ribattezzato Buttergate. La polemica è esplosa in Canada dove un numero crescente di consumatori lamenta un cambio della qualità del burro, che sarebbe più consistente e non morbido come prima per colpa del modo in cui sono nutriti  gli animali. Il dibattito è nato all’inizio di febbraio sui social network. Tra i primi a segnalare il problema ci sono “The food professor” Sylvain Charlebois della Dalhousie University, uno dei massimi esperti canadesi di alimentazione, e la scrittrice di libri di cucina Julien van Rosendaal, che hanno fatto notare nei loro tweet come il burro a temperatura ambiente non si ammorbidisse più come prima.

Un allarme che ha aperto un dibattito sui social e poi su diversi media nazionali e internazionali tra cui la BBC e il Guardian, e in Italia il Post. All’origine del caso ci sarebbe l’aumento dei consumi legato alla pandemia – +12% secondo i dati diffusi dalle associazioni canadesi di produttori lattiero caseari – che li avrebbe indotti a scegliere mangimi arricchiti con olio di palma per aumentare la produzione di latte e la percentuale di materia grassa e quindi anche la produzione di burro. Non esistono molte ricerche sugli effetti di questo tipo di mangimi sul prodotto finale, ma esperti canadesi affermano che, in effetti, il burro prodotto col latte di animali alimentati con l’olio di palma ha un punto di fusione più elevato, e quindi può essere più consistente a temperatura ambiente. Lo stesso Charlebois ha raccontato ai giornali di aver realizzato un esperimento empirico nella cucina di casa, confrontando il burro di una grande azienda con un prodotto biologico e costatando che quest’ultimo aveva un odore più gradevole e si spalmava più facilmente.

Usare l’olio di palma nei mangimi è un buon sistema per mantenere bassi i costi aumentando la produzione

“La legge consente di inserire l’olio di palma nei mangimi – spiega il docente canadese – ma vari studi mostrano che questa sostanza può aumentare il rischio di patologie cardiovascolari nell’uomo, oltre a essere dannosa per l’ambiente”. Già qualche mese fa la produzione di latte canadese era stata al centro di una polemica perché era emerso che il latte risultava meno schiumoso del consueto, un fatto collegato all’aumento di un enzima che avrebbe potuto ridurre la durata del prodotto. “In Canada il burro costa due e o tre volte di più rispetto agli Stati Uniti, e i canadesi lo accettano, ma al tempo stesso si aspettano un prodotto di qualità”, ricorda Charlebois, “quanto sta avvenendo mette in discussione la trasparenza dell’industria lattiero casearia”. Alla base della contestazione, secondo il Guardian, c’ è un sistema di quote governative che garantisce ai produttori un prezzo stabile per i loro prodotti: “l’olio di palma”, scrive il quotidiano inglese, è un buon sistema per mantenere bassi i costi aumentando la produzione”.

I produttori hanno risposto affermando che “l’olio di palma aiuta a fornire energia alle mucche, e non ha effetti indesiderati”, sottolineando come questo ingrediente sia presente nei mangimi in altri paesi, come gli Stati Uniti e la Gran Bretagna. In ogni caso è stato deciso di creare un gruppo di lavoro, che coinvolge anche i rappresentanti delle associazioni di consumatori per approfondire la questione. In effetti, in molti paesi i derivati dell’olio di palma e di palmisti – i semi della palma da olio – sono presenti nei mangimi, e anche l’Unione Europea ne autorizza l’uso, mentre la Svizzera lo ha vietato dal 2017. Per quanto riguarda l’Italia Assalzoo, l’associazione dei produttori di mangimi, da noi interpellata ha riferito che “l’impiego di tale ingrediente è in via generale molto scarso, non trattandosi di una materia prima tipicamente utilizzata nella formulazione dei mangimi nel nostro Paese”. Anche se sono in vendita mangimi o integratori che contengono olio di palma destinati a bovini da carne e da latte ma anche ad altri animali come suini o animali domestici.

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  Paola Emilia Cicerone

Paola Emilia Cicerone
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4 Commenti

  1. Avatar

    francamente preferirei che questi temi fossero confinati ai Paesi esteri e che non ci riguardassero del tutto…

  2. Avatar

    Aumentare la produzione, ridurre i costi, soddisfare l’insaziabile bramosia consumistica del genere umano, sfruttare in modo intensivo ogni risorsa, logica del (app)profitto come stile di vita.
    Che triste spirale discendente.

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    magari dopo aver letto l’articolo a qualcuno verrà l’idea di farlo anche qui…

  4. Avatar

    “cambio della qualità del burro, che sarebbe più consistente e non morbido come prima”
    “mangimi arricchiti con olio di palma per aumentare la produzione di latte e la percentuale di materia grassa”

    Sorvoliamo per pietà sulla validtà di un “esperimento” fatto confrontando in casa due prodotti senza tenere conto delle cento variabili possibili (una per tutte, se i due campioni sono stati estratti dal frigo contemporaneamente quello spalmato prima risulta ovviamente meno morbido…).

    Ma a nessuno è venuto in mente che è proprio l’aumento di materia grassa a rendere il burro più consistente (indipendentemente dalla presenza nei mangimi di un tipo di grasso invece di un altro)?