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Burger King dice stop alle uova di galline allevate in gabbia. L’addio entro 5 anni in quasi tutti i ristoranti del mondo

gallinaAnche Burger King rinuncia alle uova deposte da galline allevate in gabbia. Restaurant Brands International (Rbi), uno dei più grandi gruppi della ristorazione al mondo, ha infatti annunciato pubblicamente l’obiettivo di utilizzare solo di uova da allevamento a terra entro cinque anni in nove ristoranti su dieci. La decisione è arrivata dopo l’avvio della campagna internazionale contro le gabbie di Open Wing Alliance, una coalizione di oltre 80 associazioni di tutto il mondo.

L’impegno di Rbi e di Burger King, valido per tutti i ristoranti del gruppo, è quello di acquistare solo uova e ovoprodotti provenienti da allevamenti senza gabbie, entro la fine del 2025 per il 92% dei mercati globali, cioè Nord e Sud America, Europa Occidentale, Australia e Nuova Zelanda. Nei locali rimanenti, che rappresentano il restante 8% dei mercati, la transizione si concluderà nel 2030. Il gruppo si è anche impegnato a fornire un rapporto annuale sull’eliminazione delle uova da allevamento in gabbia.

Questo impegno assunto da Rbi e quindi Burger King in Italia di approvvigionarsi esclusivamente di uova cage free nei suoi mercati in tutto il mondo contribuirà a ridurre significativamente le sofferenze di milioni di galline  – ha dichiarato Alice Trombetta, direttrice di Animal Equality Italia, associazione che fa parte di Open King Alliance – Essendo uno dei gruppi di ristoranti più grandi e influenti al mondo, questa politica rafforza il fatto che le uova cage free diventeranno il nuovo standard per l’industria globale della ristorazione”.

Sono sempre più numerose le aziende, anche grandi multinazionali, che rinunciano alle uova da allevamento in gabbia. Tra di essi figurano colossi del food come Unilever, Nestlé, Mondelēz e Barilla, insegne della grande distribuzione come Aldi, Bennet, Carrefour, Coop Italia e Lidl, catene di alberghi come InterContinental Hotels, aziende della ristorazione collettiva come Sodexo e Compass Group, ristoranti e caffetterie come Shake Shack, Famous Brands e Costa Coffee.

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Roberto La Pira

  Redazione Il Fatto Alimentare

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