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Burger di bovino “Black Angus”: perché non è indicata l’origine della carne? Risponde l’avvocato Dario Dongo

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Sulla confezione dei burger non è indicata l’origine

Ho comprato una confezione di burger di bovino “Black Angus”. Ho notato però che in etichetta non è indicata la provenienza, come mai? Vi allego le foto.

Salvatore

Abbiamo chiesto un parere all’avvocato Dario Dongo esperto di diritto alimentare

Come abbiamo evidenziato in diverse occasioni (vedi articolo sull’origine delle carni), le previsioni in tema d’indicazione d’origine a tutt’oggi si applicano alle sole “carni”, siano esse fresche, congelate e de-congelate (senza che di tali ultimi trattamenti il consumatore abbia diritto di ricever notizia) o surgelate. La dichiarazione d’origine non è invece prescritta per le cosiddette “preparazioni di carne”, quali in tutta evidenza i prosciutti, salumi o würstel, ma anche – come in questo caso – a un “burger” nella cui composizione oltre alle carni figurino altri ingredienti. Non pochi, a ben vedere, nel prodotto in esame laddove si annotano il pan grattato, additivi vari nonché addirittura fibre vegetali ed estratto di lievito (?).

etichetta black angus origine burger
L’origine non è indicate per le “preparazioni di carne”

Questa “curiosa” esenzione – di sicuro interesse per i produttori di “preparati di carni”, ma non certo per i consumAttori – si applica sia alle carni bovine (1), sia a quelle suine, ovine, caprine, avicole (2).

La situazione potrebbe e anzi dovrebbe cambiare se e quando la Commissione europea deciderà di riscontrare le ripetute istanze del Parlamento, che da ultimo la ha sollecitata a presentare una proposta di regolamento affinché la provenienza delle materie prime sia resa nota almeno nelle preparazioni di carne “lievemente lavorate” (vedi articolo sul dibattito in corso).

Nell’attesa di iniziative da parte di Bruxelles, la Francia ha adottato un progetto di legge nazionale che prevede l’obbligo di indicare in etichetta l’origine dei prodotti a base di carne, oltre al latte e ai suoi derivati. L’Italia si è fermata ai latticini ma la speranza, si sa, è l’ultima a morire.

Note:

(1) Reg. CE 1760, 1825/2000
(2) Reg. UE 1337/2013

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  Dario Dongo

Dario Dongo
Avvocato, giornalista. Twitter: @ItalyFoodTrade

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4 Commenti

  1. Io non capisco l’acquisto di queste confezioni invece: intanto il 10% non è carne….poi come evidenziato quel 10 % è sufficiente a non indicare la provenienza della bestia.
    Da ultimo il prezzo sicuramente più elevato che prendere del macinato di piemontese sceltissimo alla Coop a 14,90 al kG : italiano e macinato fresco.

    • Concordo sul ragionamento,non sull’optare per un macinato sceltissimo per un burger, le varie gradazioni di “scelto” si riferiscono alle gradazioni di “magro”, un burger con buona palatabilità ha un rapporto magro/grasso 80/20. Per chi vuole averli più magri, ma che non diventino delle suole in cottura, va aggiunto qualcosa (fecola di patate o fibre) che trattengano l’acqua. Qui in parte spiegato il bisogno di ingredienti in questo tipo di preparato,è un discorso simile a quello dei dolci,o dei cefalopodi più bianchi del sorriso di Jennifer Lopez,si desidera ciò che non esiste o comunque non era in origine, il consumatore vuole un hamburger morbido e succoso ma con pochi grassi, l’industria glielo da…non c’è da stupirsi però poi se il prodotto è elaborato.

    • Sulla confezione c’è scritto Premium Certified Irish Black Angus quindi è carne certificata irlandese.
      Forse non è chiaro ma l’origine è indicata.

  2. @Antonio
    non si indica così la provenienza, non c’è scritto dove è nato dove è stato allevato, dove è stato macellato e dove è stato confezionato.
    Per Simone,
    si le osservazioni sono giuste, ma io la mia polpetta la cuocio molto poco e la tengo alta 2 cm, così riesco a usare carne più magra e non la faccio diventare suola in cottura.