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L’ennesima bufala sul pesce giapponese in scatola radioattivo circola in rete. Tutto ha origine da un Parlamentare italiano europeo poco informato

Pochi giorni dopo il “pesce d’aprile” al Parlamento europeo è stato lanciato un fantomatico allarme sull’arrivo di pesce giapponese radioattivo in scatola.

L’autore della segnalazione è un membro italiano del Parlamento europeo che il 6 aprile a Strasburgo, in un’interrogazione rivolta al Consiglio UE e al presidente della Commissione europea sostiene che non c’è il controllo della filiera del pesce in scatola per cui  “ Sulle etichette viene scritto dove viene confezionato, e basta. Il tonno ad esempio viene inscatolato nelle Filippine, in Indonesia o alle Seychelles. Ma non sappiamo da dove viene. In questi giorni la pesca in Giappone non si è fermata: é facile pensare che il prodotto invenduto sul mercato locale finisca nell’industria, che continua a confezionare. Ed il rischio è che tra un mese o due quel pesce arrivi sulle nostre tavole”.

Si tratta dell’ennesima bufala già adottata da  alcuni blog che  sconsigliano di  consumare pesce in scatola e di munirsi di contatori geiger per controllare il livello delle radiazioni  . Purtroppo in rete  più le notizie sono assurde e allarmanti, più si propagano velocemente. Ilfattoalimentare.it da tempo cerca di contrastare  la diffusione di queste informazioni e non può sottrarsi alla disamina di questo ennesimo caso.

1) Le migrazioni ittiche

Il prossimo 12 aprile si celebrerà il cinquantenario del primo volo umano nello spazio condotto  dell’eroe sovietico Jurij Gagarin che girava intono alla terra,  i pesci giapponesi che dovrebbero finire nelle scatole  però non volano come Jurij Gagarin ma nuotano e difficilmente si spostano per migliaia di chilometri.

 Anche il tonno rosso  pur essendo un veloce nuotatore non si sposta a un mare all’altro con facilità. Uno studio del WWF (On the Med tuna trail research) sul  comportamento migratorio del tonno rosso, condotto attraverso trasmettitori satellitari su diversi esemplari giovani e adulti tra il 2008 e il 2009, ha evidenziato che nessuno dei tonni marcati ha lasciato il Mediterraneo nel periodo di osservazione. Anzi è emersa “una certa sedentarietà degli adulti”. Per analogia, appare assai improbabile che alcun pesce di grosse dimensioni  giapponese possa mai allontanarsi dall’isolato Mar del Giappone.  

2) La pesca in Giappone

Un ultima nota riguarda la situazione della pesca in Giappone  che è in costante declino, a causa dell’iper-sfruttamento delle risorse ittiche. La bilancia commerciale è perciò negativa perché le importazioni di pesce sono enormemente superiori rispetto alle magre esportazioni.

Bisogna poi considerare  i disastri ambientali del marzo 2011 , quando lo tsunami ha distrutto e/o disperso 18.500 pescherecci.  A questi elementi si aggiunge la paura di possibili contaminazioni radioattive che da qualche settimana  hanno dissuaso ogni “trader” internazionale ad acquistare  merci provenienti dal Paese.

Va ribadito infine che le autorità sanitarie giapponesi, dopo aver riscontrato livelli di contaminazioni superiori ai severi limiti ammessi hanno interdetto la pesca nell’intera prefettura di Ibaraki.

In un simile contesto il nostro onorevole tira in ballo la questione del pesce in scatola potenzialmente radioattivo per la mancanza dell’etichetta di origine. All’onorevole va ricordato che, secondo elaborazioni Ismea su dati Istat, nel 2010 l’Italia ha importato dal Giappone poco meno di 13 tonnellate di preparazioni e conserve ittiche, per un valore di circa 70 mila euro (giusto la fornitura di qualche negozio di cibi “etno-chic” e un paio di ristoranti).

A questo punto chi ritiene imminente il rischio radioattivo e crede alle bufale del pesce in scatola contaminato, può acquistare un contatore geiger portatile, tenerlo sempre con sé e controllare i prodotti in vendita.

Se invece nutrite un sano scetticismo verso certe notizie, forse vale la pena focalizzare l’attenzione sulle  vere vittime della tragedia giapponese, le comunità dei pescatori. Un esempio virtuoso proviene dagli USA, ove è già in corso una diffusa mobilitazione per la raccolta di fondi, cui partecipano anche gli operatori economici e commerciali operanti nel settore.

Le misure di salvaguardia sulle importazioni di alimenti dal Giappone

Russia, India e altri grandi clienti delle pescherie giapponesi hanno vietato le importazioni, altri come l’UE hanno introdotto procedure di controllo sistematico di tutte le merci.

Come si è riportato sul Fatto Alimentare, le importazioni in Europa di alimenti giapponesi sono del tutto esigue. Nondimeno l’UE ha subito introdotto mediante apposito specifici controlli cui assoggettare le derrate alimentari, e si accinge ora a ridurre ulteriormente i livelli di radioattività ammissibili .

La prima notizia di verifiche eseguite in Italia sulla radioattività di alimenti provenienti dal Giappone risale al 17 marzo e riguarda un carico di ricciole a Malpensa. A conferma del rigore e della tempestività ed efficacia del  nostro Ministero della Salute nell’attivare i controlli, come confermatoci dal  Direttore generale del Segretariato nazionale della valutazione del rischio della catena alimentare Dr. Silvio Borrello : “Già pochi giorni dopo l’incidente, in una fase di incertezza, si è deciso in Italia con il provvedimento del sottosegretario Martini di disporre il controllo analitico di tutte le partite di mangimi per animali e alimenti di origine animale e vegetale provenienti dal Giappone.”

  Dario Dongo

Dario Dongo
Avvocato, giornalista. Twitter: @ItalyFoodTrade

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Un commento

  1. la centrale di F. non e’ nel Mar del Giappone.E’dalla’altra parte,sul Pacifico.Non credo abbiano scaricato l’acqua radioattiva nel Mar del G.Non avrebbe molto senso…