integratori alimentari

Gli integratori alimentari promettono di fornire un supplemento di nutrienti, ma non sempre raggiungono la biosolubilità necessaria alla assimilazione dall’organismo. Un test predittore (volontario) è la disaggregazione del supplemento in un fluido acquoso. Una prova di qualità che molti integratori falliscono, come dimostra lo studio guidato da Fabiana Quaglia, docente del Dipartimento di farmacia e tecnologie farmaceutiche dell’università Federico II di Napoli.

Nello studio è stata testata la disaggregazione di 30 integratori alimentari in compresse (rivestite e non) acquistati in farmacia. Il campione include 6 micronutrienti di composizione chimica differente: multivitaminici, amminoacidi, oli essenziali e integratori a base di alghe. Il risultato ha evidenziato che il 50% dei campioni non soddisfa le specifiche, ovvero non disaggrega nei tempi attesi.

Desidero precisareprecisa Fabiana Quaglia – che non esiste una diretta correlazione tra il saggio di disaggregazione e l’assorbimento delle sostanze attive che contengono. Il test è piuttosto un modo agevole per tenere sotto controllo il processo produttivo a garanzia che la forma farmaceutica non ostacoli l’assorbimento degli attivi nell’organismo. A mio avviso, è importante eseguire il saggio di disaggregazione per ogni lotto di prodotto al fine di garantire che la liberazione degli attivi nel tratto gastrointestinale si realizzi in tempi idonei per l’assorbimento e che i processi di fabbricazione siano riproducibili. Spero che il ministero della Salute possa intervenire in tal senso almeno con una raccomandazione per i fabbricanti”.

Per leggere tutto l’articolo e l’intervista fatta dal sito diretto da Dario Dongo Great Italian Food Trade a Fabiana Quaglia docente del Dipartimento di farmacia e tecnologie farmaceutiche dell’università Federico II di Napoli, cliccare qui.

Articolo tratto dal sito Great Italian Food Trade 

© Riproduzione riservata Foto: AdobeStock

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Giova
Giova
28 Maggio 2022 11:51

Grazie per l’articolo che ci ricorda un aspetto importante, anche sotto il profilo commerciale; e conclude con: “Spero che il ministero della Salute possa intervenire in tal senso almeno con una raccomandazione per i fabbricanti”.
Premetto che la federazione che riunisce i produttori è informata da tempo del problema.
Data la gravità – sia per l’aspetto farmacologico che per quello altrettanto importante che è quello commerciale – spero che il Ministero non si limiti a una raccomandazione. Ma riveda le modalità di autorizzazione al commercio. Si arriverebbe così a un pò di selezione tra le aziende, perchè credo che il “profumo del business” si sia così diffuso su questi prodotti che la semplice raccomandazione (stile “acrilammide, dove lì ha un senso per le difficoltà insite nella trasformazione e nell’aspettativa di gusto del consumatore) potrebbe essere insufficiente.

Luca Andreotti
Luca Andreotti
30 Maggio 2022 07:58

Buongiorno,
per la mia memoria di analista (Controllo Qualità) nel mondo farmaceutico, che premetto mi vede lontano da quasi 30 anni, ricordo che il test di cui all’interessante articolo era allo stesso momento un problema ed un pregio.
Spiego meglio. Alcune sostanze si devono assorbire nel tratto intestinale, altre nello stomaco. Di più, talvolta la disgregazione nel tratto sbagliato deteriorava il principio attivo. Il test di disgregazione quindi andava effettuato in differenti media andando a ricreare le condizioni (differenti) di stomaco ed intestino.
Quindi sarebbe interessante chiedere alla Dr.ssa Fabiana Quaglia qualche dettaglio in più poiché altrimenti la stessa caratteristica di mancata disaggregazione, potrebbe costituire anche un grande pregio dei prodotti testati.
Mando un saluto a tutti per il vostro encomiabile lavoro.
Luca Andreotti

Renato Minasi
1 Giugno 2022 16:47

Buongiorno,
vorrei fare qualche considerazione sull’articolo relativo alla mancata disaggregazione degli integratori Alimentari. Innanzitutto c’è da segnalare che non esiste una normativa che richieda questo tipo di test, anche perchè gli Integratori Alimentari sono a tutti gli effetti alimenti. Anche in assenza di una normativa in merito gli stabilimenti di produzione eseguono questo tipo di test in maniera abbastanza routinaria. La composizione di un Integratore Alimentare è molto diversa dalla composizione di un farmaco. Nel farmaco si utilizzano componenti generalmente di sintesi con un dosaggio di solito abbastanza ridotto, mentre la maggior parte degli Integratori Alimentari utilizza componenti vegetali come gli estatti che hanno caratteristiche molto diverse tra loro e molto diverse dalle sostanze di sintesi, e quindi in grado di influenzare in maniera diversa i tempi di disaggregazione. Questo è il motivo principale per cui non si possono applicare a questi prodotti i test di disaggregazione che tengono conto dei parametri della Farmacopea Ufficiale (15 minuti per le compresse non rivestite e 30 minuti per quelle rivestite). Dire che una compressa di Integratore Alimentare non si disaggrega significa dire che non si disaggrega in 15 minuti ma non che resti tal quale fino a che non viene espulsa. A questo punto c’è da chiedersi ma se la disaggregazione avviene in 60 minuti anzichè nei 15 minuti previsti per il farmaco è questo un problema oppure il prodotto continua a mantenere intatta la sua efficacia?
Renato Minasi