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La lobby delle bevande alcoliche condiziona il governo britannico. I retroscena di com’è stata affossata la proposta di un prezzo minimo per gli alcolici

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La proposta lanciata dal premier nel 2012 era di introdurre un prezzo minimo per ogni unità alcolica (un bicchiere di vino, una lattina di birra o un bicchierino di super alcolico)

In Gran Bretagna è scandalo per lo strapotere della lobby delle bevande alcoliche e della loro capacità di condizionamento del governo. La polemica è nata dopo la pubblicazione sul British Medical Journal di un’inchiesta che ha ricostruito l’affossamento da parte del governo Cameron, della proposta lanciata dallo stesso premier nel marzo 2012 di introdurre un prezzo minimo per ogni unità alcolica (corrispondente a un bicchiere di vino, una lattina di birra o un bicchierino di super alcolico).

 

Cameron aveva spiegato che quando si governa bisogna fare la cosa giusta, anche se impopolare, e aveva citato uno studio della Sheffield University, secondo cui il prezzo minimo avrebbe significato 900 morti e 50.000 reati in meno l’anno entro il 2020. Nel novembre 2012, il governo aprì una consultazione pubblica sulla proposta, finalizzata essenzialmente a stabilire l’entità del prezzo minimo, che alla fine avrebbe dovuto essere di 40 centesimi di sterlina per unità alcolica. Lo scorso luglio, però, il governo britannico abbandonò la proposta, sostenendo che non c’erano prove sufficienti che il prezzo minimo sarebbe stato efficace, senza penalizzare i bevitori responsabili.

Ora il British Medical Journal ha scoperto che la prova c’era e che i ministri hanno nascosto due relazioni della Sheffield University, sulla quale furono fatte pressioni, affinché ne ritardasse la pubblicazione.

 

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Secondo uno studio della Sheffield University, il prezzo minimo avrebbe significato 900 morti e 50.000 reati in meno l’anno entro il 2020

Lautorevole rivista medica ha scoperto che i ministri e i funzionari del governo Cameron, in carica dal maggio 2010, hanno avuto almeno 130 incontri con rappresentanti dell’industria delle bevande alcoliche e dei supermercati, mentre i rappresentanti del mondo della sanità facevano fatica a far arrivare al governo le proprie ragioni in favore della proposta. Alcuni incontri sono avvenuti anche dopo la conclusione della consultazione pubblica. Ad esempio, quello del ministro della Salute, Jeremy Hunt, con il capo della catena di supermercati Asda. Tre mesi dopo la conclusione della consultazione affermava che il governo stava ancora esaminando la questione e avrebbe potuto essere aperto a proposte alternative provenienti dalla parte industriale e che il punto di vista dell’Asda sarebbe stato il benvenuto. Due mesi dopo quest’incontro, il governo ritirò la sua proposta.

 

Il professor Ian Gilmore, consigliere speciale sugli alcolici del Royal College of Physicians, ha chiesto al governo di “smettere di ballare sulle note dell’industria degli alcolici di dare priorità alla salute dei cittadini”.

 

Beniamino Bonardi

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Foto: Photos.com

  Redazione Il Fatto Alimentare

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