Da stimato epidemiologo a “filosofo della salute” capace di riempire i teatri. L’ascesa di Franco Berrino segna un paradosso tutto italiano. Tra consigli estremi e derive pseudoscientifiche sui vaccini
Franco Berrino è un protagonista del mondo alimentare italiano: ha migliaia di citazioni, è intervistato spesso dal Corriere della Sera e da Repubblica, oltre che apparire spesso su settimanali e in programmi TV. Berrino è considerato un esperto di alimentazione, anche se non è dietologo e nemmeno nutrizionista, ma un medico specializzato in Anatomia Patologica ed epidemiologo. Al suo attivo ha un lungo periodo di lavoro presso l’Istituto di Tumori di Milano, dove ha diretto il Dipartimento di Medicina Predittiva e Preventiva e ha tenuto corsi di alimentazione per donne con tumore alla mammella.
Forte di un CV referenziato e di un forte carisma, il nostro dispensa consigli e indirizza le scelte alimentari di decine di migliaia di persone che lo seguono fedelmente come si fa con un guru. Questo nonostante le sue teorie risultino spesso interpretazioni personali distanti dalle linee guida ufficiali. Quando qualcuno prova a smontare le teorie più bizzarre con argomenti supportati da conoscenze scientifiche validate, gioca la carta dello scienziato “controcorrente” che dice verità scomode per il sistema.
Quante nocciole?
L’ultima berrinata l’ho ascoltata in diretta il 13 dicembre, nel programma Indovina Chi Viene a Cena su Rai 3, quando il professore consigliava 50 nocciole al giorno. Nessun errore e nessuna rettifica. Le nocciole fanno bene e l’alto contenuto calorico non fa ingrassare, perché “non tutto quello che mangiamo viene assorbito” e questi grassi stimolano il metabolismo e il senso di sazietà. La teoria non è nuova, l’unica differenza è che lo stesso Berrino qualche anno fa proponeva 15 grammi di frutta a guscio al giorno (5 a colazione, 5 a pranzo e 5 a cena) per ridurre la mortalità del 20%.
Adesso siamo arrivati a 50-60, con un apporto calorico che può avvicinarsi a quello di un piatto di pasta alla carbonara, ed equivalente a più di un terzo del fabbisogno calorico giornaliero di un adulto medio. Per intenderci, la porzione raccomandata dalle Linee guida per una sana alimentazione è di 15-20 nocciole (30 grammi). Siamo di fronte alla rappresentazione del ‘guru’ che fornisce numeri magici ed estremi per colpire l’immaginario del pubblico, ignorando il bilancio energetico che è alla base della prevenzione dell’obesità.

Berrino e i vaccini?
In un’intervista rilasciata a La Verità per il suo libro Il nostro veleno quotidiano, Berrino esprime dubbi sulla sicurezza dei vaccini Covid e sulla trasparenza dei dati”). Secondo il professore molti indizi fanno pensare che la mortalità sia aumentata dopo l’introduzione dei vaccini e definisce una “follia” aver vaccinato popolazioni a basso rischio, come i bambini, senza una sorveglianza attiva. Menziona anche l’ipotesi di un aumento di tumori molto aggressivi dopo la vaccinazione (precisando che non esistono ancora studi validati).
Berrino auspica addirittura che Kennedy Jr riesca a promuovere studi seri sugli effetti a lungo termine dei vaccini e ipotizza un legame tra l’autismo e l’introduzione di “sostanze estranee e tossiche” nel corpo dei bambini in età precoce. Per questa tesi cita studi statunitensi che collegherebbero il disturbo alla quantità di vaccini somministrati in età molto precoce. Descrive il vaccino come un “totem” e una fonte di guadagno enorme per l’industria, che influenzerebbe pesantemente i legislatori e le autorità sanitarie.
L’annosa questione del latte
Poi c’è la questione del consumo di latte per la prevenzione dell’osteoporosi, per il suo contenuto di calcio. Berrino sostiene che “non serve a niente”. È vero che il calcio si trova nelle mandorle o nelle crucifere (broccoli), ma la biodisponibilità è diversa. Per ottenere il calcio di un bicchiere di latte, bisognerebbe mangiare quantità enormi di verdura, che contengono anche ossalati e fitati che ne inibiscono l’assorbimento. La tesi secondo cui “più carne/latte = più fratture” (nota come “Ipotesi Acida”) è stata ampiamente superata. Le proteine e il calcio dei latticini possono essere molto utili per la densità ossea, specialmente nell’anziano.
Le parole di Berrino sono chiare e non lasciano spazio a dubbi. “Quello che è molto chiaro e che chi beve latte e mangia formaggio si ammala di più di cancro della prostata […] meno di cancro dell’intestino. […] Noi raccomandiamo alle donne che hanno familiarità per cancro della mammella […] di non bere latte perché abbiamo visto che quelle che bevono latte hanno un rischio maggiore.” Berrino precisa che non c’è la raccomandazione ufficiale, ma invita ad andarci piano perché i latticini non servono a niente per la salute, e il calcio lo possiamo prendere da altri alimenti.

Cancro alla prostata e alla mammella
Berrino cita una verità parziale per sostenere una tesi assoluta. È vero che un consumo molto elevato di latticini è associato a un modesto aumento del rischio di cancro alla prostata (probabilmente per l’eccesso di calcio o l’innalzamento del fattore di crescita IGF-1). Ma lo stesso WCRF (Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro) conferma che i latticini hanno un probabile effetto protettivo contro il tumore del colon-retto. Demonizzare il latte citando solo la prostata e ignorando la protezione del colon è una selezione arbitraria dei dati (cherry picking). Le linee guida bilanciano i rischi raccomandando un consumo moderato (2-3 porzioni al giorno), non l’eliminazione.
Per quanto riguarda il cancro alla mammella, Berrino entra in contrasto con le evidenze più solide. Le revisioni sistematiche e le metanalisi più recenti non mostrano un legame certo tra consumo di latte e aumento del rischio di cancro al seno. Al contrario, alcuni studi suggeriscono un lieve effetto protettivo dei latticini a basso contenuto di grassi. Dire che “non devono bere latte” è un parere personale che scavalca le linee guida oncologiche internazionali, le quali non vietano i latticini alle pazienti oncologiche o a rischio.
Berrino e gli ormoni nel latte
Questa è la parte più ‘suggestiva’. Berrino sconsiglia di bere il latte perché conterrebbe ormoni. Il latte vaccino contiene naturalmente ormoni (come quello di tutti i mammiferi), ma le quantità che sopravvivono alla digestione umana e arrivano al sangue sono infinitesimali rispetto alla produzione endogena del nostro corpo. EFSA ha stabilito che gli ormoni nel latte non rappresentano un rischio per la salute umana. Berrino utilizza un linguaggio emotivo e prescrittivo molto efficace (“non devono bere”, “non servono a niente”) tipico del guru, sostituendo il consenso scientifico dei ricercatori con il proprio parere di esperto.
Nel 2017 presso l’Ordine dei Medici di Milano si è tenuto un “processo al latte”, un dibattito simulato in cui le tesi di Berrino (che non ha voluto partecipare) sulla pericolosità dei latticini sono state messe al vaglio di esperti. Il verdetto finale ha visto l’assoluzione del latte: la ‘giuria’ di medici ha stabilito che non vi sono prove solide per bandire i latticini dalla dieta. Al contrario, è stato ribadito che rappresenta una fonte preziosa di calcio e nutrienti essenziali e che il consumo moderato, come previsto dalle linee guida ufficiali, non è correlato a un aumento del rischio oncologico, smentendo così l’approccio restrittivo e privo di evidenze cliniche promosso da Berrino.

La farina è veleno
Nel 2016 Franco Berrino indicava in un programma della tv svizzera italiana la farina 00 come “il più grande veleno della storia”. Allora Il Fatto Alimentare ha chiesto lumi a Vittorio Krogh, allora direttore della Struttura Complessa di Epidemiologia e Prevenzione dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano dove Berrino operava. Krogh ha chiarito in una lettera inviata a Il Fatto Alimentare che non esistono basi scientifiche per definire la farina bianca ‘tossica’ o un ‘veleno’, sottolineando che, sebbene i prodotti integrali siano preferibili, il consumo di farine raffinate non è di per sé dannoso per la salute. La smentita dell’Istituto mira a ricondurre il dibattito su binari scientifici, criticando l’uso di termini che generano paura ingiustificata nei consumatori e che non riflettono il consenso della comunità medica.
Berrino a teatro
L’ultima trovata è il tour teatrale Indovina chi ci inganna a cena, che lo vede protagonista insieme a Sabrina Giannini. Si tratta di una “conferenza-spettacolo” in cui l’epidemiologo, autore di numerosi libri, si trasforma in performer della salute. Il dato allarmante non è la popolarità del professore, ma il silenzio delle istituzioni. Ci troviamo di fronte a un paradosso tutto italiano: da un lato, una platea di migliaia di fan pronti ad accogliere come verità assoluta la demonizzazione del pane bianco, del latte e perfino dei vaccini; dall’altro, un CREA che appare inesistente nella comunicazione di massa, un Istituto Superiore di Sanità latitante e un Ministero della Salute che brilla per la sua assenza.

I ‘filosofi della salute’
In questo scenario vengono in mente altri popolari ‘divulgatori’ come Mozzi o Panzironi che con i loro libri hanno venduto milioni di copie andando a comporre un variegato mosaico di ‘filosofi della salute’ che hanno riempito il vuoto lasciato dalle istituzioni. Mentre i vademecum del Ministero della Salute restano confinati in PDF tecnici per addetti ai lavori, i “filosofi della salute” hanno costruito imperi editoriali. Piero Mozzi, con il suo manuale sulla dieta dei gruppi sanguigni, ha superato l’incredibile soglia del milione di copie, diventando un caso di studio per la persistenza nelle classifiche. Non è da meno Adriano Panzironi, che con il suo Vivere 120 anni ha abbondantemente superato le 500.000 copie, distribuite capillarmente attraverso un circuito mediatico privato.
È il paradosso di un’Italia dove la dieta nazionale non viene più dettata dai protocolli scientifici, ma dalla forza comunicativa di volti carismatici che trasformano la tavola in un terreno di scontro ideologico, tra promesse di immortalità e crociate contro singoli alimenti.
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Giornalista professionista, direttore de Il Fatto Alimentare. Laureato in Scienze delle preparazioni alimentari ha diretto il mensile Altroconsumo e maturato una lunga esperienza come free lance con diverse testate (Corriere della sera, la Stampa, Espresso, Panorama, Focus…). Ha collaborato per 7 anni con il programma Mi manda Lubrano di Rai 3 e Consumi & consumi di RaiNews 24



Con questo governo che la pensa peggio di Berrino il ministero della salute non latita. È semplicemente d’accordo. Stiamo camminando sul fuoco e ci sembra sabbia delle Maldive.
È sotto gli occhi di tutti che la divulgazione scientifica è un settore in crescita e che in molti ci si buttano, visto che pare non ci siano regole. Resta da chiedersi se il fenomeno nasca dal bisogno di “tradurre” al pubblico i progressi della scienza o piuttosto dal diffuso ridicolo anticonformismo che ha tanto appeal sui social.
Beh, ma non confondiamo la divulgazione scientifica con gli imbonitori.
Questi ultimi avranno sempre una ampia platea, ciò non vuol dire che abbiamo ragione nell’esporre le loro tesi.
Per me in Italia gli stessi media – anche i quotidiani nazionali, quando trattano di argomenti scientifici lo fanno in maniera superficiale o strillano notizie sensazionalistiche, per cui nascono spesso contraddizioni.
A me capita di ascoltare alle 9 di mattina Rai Radio 1 con Progetto Benessere: è una trasmissione interessante quando invitano medici ed esperti ma capita anche spesso che insieme invitino come contraltare chi pratica l’omeopatia oppure pseudo nutrizionisti simil-Berrino che espongono le loro idee stravaganti anche in forte contrapposizione con gli esperti. E questa e la RAI che dovrebbe fare divulgazione scientifica seria, ma,,,
Egregio dottor La Pira, concordo con l’articolo. Prime osservazioni. Come ben sappiamo se le istituzioni prendessero a cuore una “lotta” con Berrino, l’esito sarebbero “manifestazioni” pro Ber, santificazione, ovvi interventi di NON CELO DICONO!!! A mio parere meglio non prenderlo di petto. Poi, se Berrino dà del “veleno peggio di tutti” alla farina 00 (ed a memoria lo dice ancora, non è che ha smesso dal 2016) e “vieta” i latticini e la gente lo segue e smette di mangiarli, macchisene. Mangiaranno altro.
Il pasticcio sta sui vaccini. Lì si entra nel pesante. Voglio anche far notare una cosa riguardo gli sterminati guadagni dei produttori di vaccino. Credo che una dose ci costi 15-30 euro, ma anche meno. E’ vero che in teoria lo fanno tutti, ma invito chi è capace di ragionare a pensare a quanto si guadagna con i medicinali per le malattie! ed ogni giorno, ogni mese e così via. Prendiamo il vaccino covid: quanto ci guadagnano ADESSO? Certo che ci avranno guadagnato quando c’era l’epidemia, e meno male che vuole dire che abbiamo potuto farli! Le aziende guadagnano sulla gente malata, altro che sulle vaccinazioni! Le vaccinazioni gli sottraggono pazienti! Ma vi ricordate quanto costano gli antivirali usati per le persone in ospedale? Grazie per adesso
guardi signor Osvaldo, che i ricavi della industria farmaceutica sui vaccini sono ben poca cosa rispetto ai ricavi che le stesse industrie guadagnano dai farmaci gastroprotettori, quelli che inibiscono la produzione di acido cloridrico nello stomaco, indicati per reflusso, ulcere e gastriti, i così detti inibitori di pompa protonica, che risulta essere il farmaco più utilizzato a livello planetario da oltre un miliardo di persone, ogni giorno, per 365 all’anno. Altro che puntare il dito sui guadagni dal vaccino.
Non si comprende se lei scrive la mia stessa cosa o contro. Non lo dico per me, ma per chi la legge. Io dico che il guadagno sui vaccini c’è, ma non è “scandaloso”. E’ un guadagno “normale” quando un prodotto viene venduto in grande quantità, non è che il prezzo unitario sia chissà cosa
Sulle nocciole giornaliere, gli scoiattoli concordano! e che vi pare siano grassi e pigri?…
Sulle linee guida per la verità ogni tanto esce una revisione, anche quelle vanno prese con un po’ di intelligenza. Cito per tutti la questione del colesterolo delle uova, meno male che ho sempre fatto a modo mio, più che altro variando gli alimenti, e godendo di almeno 6 uova a settimana, che le uova, dove le metti stanno, con loro tutto è buono, e si fa anche presto
Io diffido dai “santoni”, per qualsiasi argomenti essi trattino.
Soprattutto poi in ambito alimentare.
Nulla di nuovo sotto il sole. Il fatto che Berrino sia solo un epidemiologo e non un dietologo o nutrizionista la dice lunga su tutto il resto delle dichiarazioni scientificamente infondate riportate nell’articolo. La vera divulgazione scientifica su un dato argomento deve essere fatta da chi ha studiato e lavorato nel settore specifico. Avanti così, viva Il Fatto Alimentare!
In effetti si predilige fare la lavagna dei cibi buoni e cattivi ma non ci si sofferma mai su un punto determinante prima ancora della loro tipologia: la QUALITA’.
La ringrazio di quanto ha scritto perché mi permette di scrivere su una parte dell’articolo che non condivido. Si dice che Berrino non potrebbe ragionare di alimentazione perché non è un dietologo /nutrizionista. Se si ragiona in termini “legali” allora ok, però attenzione: non è detto che una persona che non ha un titolo non possa essere esperto di una materia. L’esperto è “uno che sa”. Semplicemente. Il prof. Berrino, come chiunque altro di noi, potrebbe tranquillamente avere studiato in proprio le cose (e sicuramente lo ha fatto) pur non puntando ad un titolo. Quindi avere conoscenze adeguate. Molto spesso c’è di mezzo la passione. Un appassionato molto spesso ha conoscenze maggiori di uno che ha studiato senza passione. Si impegna, è curioso, legge, si aggiorna. Ha “titolo” a parlare di un argomento perché “sa”
Certo il problema non è il titolo ma le cose che si dicono e mi sembra che i concetti siano tanto chiari quanto opinabili
L’ambito disciplinare si presta e forse si presterà sempre all’opinabilità.
Abbiamo visto nel tempo tante modifiche alle certezze scientifiche (uova, zucchero semplici, livelli di colesterolo, pressione arteriosa, caffè, grassi vegetali, persino il burro). Accettiamo l’idea di essere di un ambito in sviluppo.
Su Berrino: credo che le sue affermazioni perentorie riflettano un’impostazione dietologica abbastanza corretta, ad esempio la presenza di fibre nella farina. Certo, affermare pubblicamente che la bianca porta malattie letali è una forzatura …ma non sempre, anzi raramente, l’esperto in una materia è pure capace di comunicare correttamente il proprio sapere. Tanto meno sa governare i processi di ascolto/apprendimento su una materia delicata (per le ansie che può suscitare nel tele utente) attraverso il mezzo televisivo (tempi, ritmo comunicativo, possibilità di replica, domande/interventi dell’intervistatore, ecc.).
Sui latticini sono numerosi gli esperti e i professionisti che ne valutano uso e quantità in base al soggetto. O che hanno opinioni contrastanti sul consumo degli stessi.
Che i prodotti ricchi di fibre e il cibo integrale sia da preferire che ci siano regole nutrizionali per cui conviene mangiare meno zuccheri, meno grassi saturi ecc. sono concetti che Berrino condivide correttamente con la comunità scientifica. Il problema sono le posizioni su altri prodotti e le strane teorie sui vaccini su cui è difficile non prendere posizione.
Grazie Roberto per questa informazione molto puntuale e bilanciata
Purtroppo il popolo italiano è sempre alla ricerca dell’uomo della provvidenza , non solo in ambito politico , e in questa perenne attesa del messia è facilissimo per persone svelte di lingua ergersi a profeti . Dopo l’unto del signore abbiamo svariati unti dall’olio extravergine d’oliva.
La battuta è carina, però non buttiamo giù proprio l’EVO, che tra i prodotti miracolosi è quello che probabilmente si merita di più l’aggettivo, ed in più non è un superfood “esotico”. Purtroppo non costa pochino
E cosa dovremmo mangiare allora, come i primitivi? radici trovate nei boschi e nei prati perché naturali, frutta raccolta durante gli spostamenti e forse carne cacciata? Ci siamo evoluti, mangiamo meglio se solo ci ricordassimo della nostra dieta mediterranea che molti ci invidiano. E viviamo di più. La razionalità è rara. Ma questi hanno provato a mettere in un piatto 50 nocciole?
Il fatto è che il latte iene da mucche caricate di ormoni e antibiotici. Inoltre il trattamento delle mucche è contro ogni etica.
Le mucche non sono trattate con ormoni e gli antibiotici si usano solo quando sono malate proprio come facciamo noi e l’interesse dell’allevatore è avere mucche sane.
Esatto. Ed esiste un tempo di washout anche per i farmaci ad uso veterinario, così come esistono i tempi di carenza per i fitofarmaci nei tratamenti in agricoltura. Poi, se uno non li rispetta quello è un altro paio di maniche.
Ma perché dovete scrivere ste castronerie? Ma secondo voi gli ormoni e gli antibiotici cascano dalle nuvole? Il trattamento prolungato con ormoni e antibiotici sarebbe totalmente anti economico per l’allevatore..informarsi prima di sparare sentenze ridicole.
Se Berrino è stato invitato anche in una trasmissione della Rai, servizio di pubblica utilità, di che ci meravigliano? Berrino, Mozzi, Panzironi………attendiamo un intervento del Prof. Garattini, considerato che l”Ordine dei medici e dei farmacisti, come il MInistero della Salute, è latitante.
In realtà l’ordine dei medici di Milano ha preso una posizione sulle bizzarre teorie sul latte in una seduta pubblica. Andare in tv non è una garanzia. Oggi ci vanno in molti
Non concordo con quanto scritto, è l’ennesimo tentativo di screditarlo.
Nel libro di Berrino che ho letto io, lui scriveva riportando citazioni di innumerevoli fonti di ricerche e studi, come si fa in una tesi universitaria o in un articolo per riviste scientifiche di spessore. Riportando inoltre i “comandamenti” stabiliti dall’OMS. Quindi non come il ciarlatano che state descrivendo.
E negli anni, con le nuove edizioni, ha aggiornato i dati in base ai risultati delle nuove ricerche, invece di ricopiare quanto scritto in precedenza (che sarebbe stato più comodo e remunerativo).
Sui vaccini ha proposto di fare uno studio su gruppo di bambini, vaccinandone la metà per vedere nel tempo chi si ammalava di più e di cosa, in modo da creare una volta per tutte un giudizio medico scientifico sui vaccini basato su dati inconfutabili e non su opinioni o dicerie. Anche qui seguendo la logica di un ricercatore, non di un laureato su Google qualsiasi che scrive sui social.
Non capisco perché infangare il nome di una persona che fra l’altro ha un curriculum così importante.
Sono stupito e molto deluso.
Nessuno vuole infangare Berrino, ma raccontare i fatti, riportare le sue affermazioni e le sue teorie sulle nocciole su altri prodotti
Estrapolare delle affermazioni decontestualizzate, etichettandole come teorie, sembra più essere uno spericolato tentativo di discredito che non una civile contestazione basata su dati concreti.
Chi ha davvero letto i libri e le teorie divulgate da Berrino sa che ogni sua affermazione è suffragata da studi scientifici validati, ed è normalmente esposta con oggettività, senza voler fare “terrorismo” e cercando di portare il lettore a ragionare sulla base delle informazioni in possesso della comunità scientifica.
Consiglierei uno studio maggiore dell’argomento, e se possibile, un confronto diretto con l’interessato.
Grazie comunque per gli spunti di riflessione
Purtroppo non si tratta di estrapolazioni decontestualizzate. Non è il nostro modo di scrivere. Berrino spesso nelle sue conferenze e nelle sue apparizioni tv ribadisce queste teorie. Non ne fa mistero, anzi è un suo punto di forza.
Sig. Nicola, D’accordo con lei al 100%. Che delusione questo articolo
Grazie mille per la vostra disponibilità e precisione nel raccontare l’Italia e gli italiani e certi fenomeni…e per il vostro aiuto nella giungla alimentare italiana e non…. buona giornata e buon lavoro.
la scienza non ha dogmi ma vive di dibattito fra tesi differenti. Questo articolo espone un legittimo pensiero ma purtroppo con un taglio denigratorio verso tesi non gradite. Prima Berrino era uno stimato ricercatore ora è diventato un divulgatore pseudoscientifico…si mescola Mozzi che è un medico con Panzironi che è tutt’altro…e poi basta con l’etichetta no-vax, ancora ostracismo e proscrizione verso chi cerca di affrontare in modo critico anche questo aspetto medico che appare invece un totem per l’autore, basterebbe informarsi da diversi gruppi di medici che ancora oggi cercano di approfondire il tema, inascoltati anche dai divulgatori democratici…e si butta tutto nella caciara destra/sinistra…se la destra dice una cosa la sinistra deve dire per forza il contrario (così è avvenuto in tutto il periodo pandemico)
Noi abbiamo sempre criticato certe teorie di Berrino , ha dovuto persino rettificare certe sue affermazioni sulla farina scrivendoci in redazione. Nell’articolo abbiamo aggiornato la situazione
La “Medicina” non è una scienza esatta ma statistica, quindi anche la scienza alimentare per l’essere umano segue a ruota.
La standardizzazione dei protocolli scientifici è un metodo statistico di base che non esclude, anzi richiiama necessariamente eccezioni significative, che non vanno negate né scientificamente rinnegate.
Ci sono ricercatori e pionieri della ricerca, che in totale buona fede affrontano vie diverse dai protocolli standard, per verificarne la validità e l’estensione anche a chi non ottiene risultati, anzi peggiorano nonostante le cure standard e cronicizzano per poi perire da ammalati, curati fino all’accanimento terapeutico, anche alimentati con cocktail di farmaci.
La ricerca è scienza anche seguendo il metodo empirico, che non deve essere assolutizzato, come sembra proprio che alcuni di questi ricercatori alternativi/empirici fanno, cadendo nel tranello delle verità assolute, che in questo campo non esistono per nessuno.
Valgono le statistiche e la personalizzaione nell’approfondimento, sia per la medicina, sia per la dietetica medica, ma molto difficile da valutare per quella preventiva, terreno impervio per tutti, dove fare statistica e ricerca sulle persone “sane” non è un business né una priorità per nessuna istituzione da sempre.
Nessuno mi toglierà mai dalla testa che il latte è un alimento importantissimo per i “cuccioli” dei mammiferi (Uomo incluso) ma da evitare per i mammiferi adulti (Uomo incluso). La ricerca sulla interazione fra cibo e salute dell’uomo si fa sperimentando, si sà bene, ma un buon impulso alla conoscenza si può avere anche per deduzione prendendo in prestito la teoria di Darwin. Non sono né medico né nutrizionista (ho studiato tutt’altro), ma da sempre noto una cosa : non ho mai visto cani o gatti o altri mammiferi ADULTI, CHE VIVESSERO IN LIBERTA’ cioè NON DOMESTICI, attaccarsi alle mammelle della madre o di un’altra femmina per bere latte; e, certo, non si può pensare che gli animali possano avere convinzioni sulla miglior nutrizione possibile nè orientamenti culturali circa l’alimentazione stessa. Questo comportamento (ripeto, fra gli animali mammiferi ADULTI che vivono in LIBERTA’ cioè senza condizionamenti operati dall’ Uomo) è stato cancellato con il cambiamento del DNA di costoro. Ciò si chiama Selezione Naturale. Il motivo della scomparsa di questo comportamento è dovuto al fatto che bere latte, da adulti, è risultato svantaggioso per la sopravvivenza e la riproduzione della specie. Nel corso dei secoli, nel corso delle generazioni, quel comportamento è diventato sempre meno comune nella popolazione dei mammiferi fino a scomparire del tutto. Vale a dire che, un tempo, i soggetti ADULTI, che bevevano latte, si ammalavano più facilmente degli altri e vivevano, quindi, molto meno così come diminuiva sempre più la capacità di riprodursi fino a che questo comportamento della Specie è andato perso. Credo che il prof. Berrino abbia, come matrice del suo pensiero, proprio questa verità incontrovertibile della Selezione della Specie.
Buongiorno,
il dr. Roberto La Pira cerca di screditare il dr. Berrino accusandolo di essere non vax e divulgatore di teorie antiscientifiche, ovviamente parla di argomenti (vaccini) di cui non ha alcuna competenza.
Distinti saluti
Vi ringrazio per le informazioni fornite che “alleggeriscono” il mio vivere quotidiano!
Da tempo ero in attesa di un articolo come questo su Il fatto alimentare!
Personalmente rifuggo da qualsiasi posizione estrema, specie in ambito scientifico e, come in questo caso, nutrizionale. La vera sfida è trovare una posizione di equilibrio che, si sa, è molto più difficile e complessa da rilevare che non tuffarsi nei due estremi.
La vera sfida è avere indicazioni precise magari da fonti istituzionali che latitano completamente ed evidenziare la presenza di santoni, piazzisti della nutrizione ma anche di medici che sostengono teorie bizzarre. Le nostre critiche a Berrino non sono nuove e neanche uniche. Vorrei ricordare i cambi repentini di posizione di alcuni medici illustri come quella di Giorgio Calabresi. Il famoso nutrizionista dopo l’avvio della campagna sull’olio di palma promossa da Il Fatto Alimentare insieme a Dario Dongo , ha cambiato parere sull’olio tropicale schierandosi a favore dell’industria.